Destination

Sviluppare una destinazione con il turismo creativo

L’esperienza è quella leva che oggi motiva sempre le persone ad intraprendere un viaggio e a scegliere una determinata meta al posto di un’altra. Dove per esperienza si deve intendere quella serie di emozioni e di azioni che rendono indimenticabile un viaggio o una vacanza, un insieme quindi di fattori intersecati fra loro che caratterizzano anche il luogo prescelto rendendolo unico nel suo genere.

Il turismo esperienziale può essere anche definito come un macrosistema composto da tanti sottosistemi che a volte si interscambiano. Vi possiamo trovare quello legato ai musei, alle crociere, alle manifestazioni culturali, agli eventi ed infine anche quello che possiamo definire creativo, cioè legato ad azioni anche manuali ed artigianali, alla creatività, etc.

Questa nuova forma di viaggio e di vacanza può essere considerato come una nuova generazione di turismo che coinvolge i turisti stessi e le comunità locali nella creazione (co-creazione) di prodotti turistici.

Quando il visitatore diventa protagonista

Diversi gli studiosi che ne hanno dato una definizione, nel 2000 Crispin Raymond e Greg Richards lo hanno definito come “Un Turismo che offre ai visitatori l’opportunità di sviluppare il loro potenziale creativo attraverso la partecipazione attiva in corsi e esperienze di apprendimento caratteristiche di ogni destinazione turistica scelta”.

A questo primo approccio si sono susseguiti in questi ultimi 17 anni tante altre definizioni, tanto che nel 2006 anche l’Unesco ne ha fornito un significato codificandolo come “un viaggio diretto verso un’esperienza autentica ed impegnata, con apprendimento partecipativo nelle arti, nella cultura o nella vita di personaggi del luogo, che fornisce un legame con chi vive in questo luogo e genera questa cultura vivente” (UNESCO, 2006).

Si tratta di una nuova forma di fare turismo dove i turisti sono coinvolti in attività creative con la popolazione locale. Un turismo quindi che innesca un processo esperienziale, educativo, ma volto comunque al loisir: concetto esprimibile con il termine “edutainment”.

Rapporto diretto fra residenti e turisti

In sintesi, quindi, si può affermare che il turismo creativo trae linfa vitale nel rapporto tra le persone (Richards, 2011), in un contatto tra turista e comunità locale.

Entrambi gli attori sono coinvolti in un processo di collaborazione verso un ruolo creativo: “il residente, che in maniera creativa cerca di coinvolgere l’attiva partecipazione del turista, ed il turista stesso che, sempre creativamente, si immerge nel luogo e viene coinvolto ed integrato nel territorio, come se fosse un vero e proprio residente (Richards, 2011).

I 4 macrogruppi dell’industria creativa

Affinché questo abbia successo tutti gli attori devono essere in grado di “generare idee, incitare innovazione e sfruttare la creatività umana” (Florida, 2002, pg 28).

La composizione dell’offerta nel turismo creativo, quindi, trova la sua forza nelle industrie creative, le quali possono essere classificate in quattro macro gruppi: patrimonio, arte, media e creazioni funzionali suddivisibili.

In questa tipologia di turismo la domanda è, invece, più propensa ed interessata all’identità locale e agli aspetti culturali della destinazione prescelta. Secondo du Cluzeau il profilo del turista creativo segue a grandi linee quello del più tradizionale turista culturale.

L’identikit del turista creativo

Facendo un potenziale identikit si ottiene che siamo difronte ad un turista con un livello di istruzione elevato; è un turista giovane generalmente sotto i 30 anni oppure attorno ai 50 anni; è un turista indipendente, maturo, che ricerca le proprie informazioni on-line per organizzare il proprio viaggio.

Conosce e utilizza i social network per avere un feedback delle esperienze altrui e si crea dunque aspettative molto alte, ma non disdegna le fonti tradizionali e soprattutto quelle non formali, tiene in forte considerazione le opinioni di conoscenti, amici e parenti, che hanno vissuto esperienze similari.

In sintesi possiamo affermare che è un turista che appartiene ai seguenti gruppi:

1. the cultural addict, cioè spinto da un forte interesse culturale e disposto a viaggiare anche lontano per sperimentare nuove attività culturali

2. the intensive visitor che pone la cultura come oggetto principale del proprio viaggio;

3. the occasional amateur che viaggia essenzialmente per un altro e per altri motivi, ma che comunque è propenso a partecipare ad attività culturali o a visitare un sito culturale se a portata di mano (vicino ed accessibile).

Turismo creativo, l’Europa ci crede e ci investe

Tale l’incidenza del turismo creativo nel comparto che l’Europa ha stanziato fondi per studiarne l’incidenza e le ripercussioni sul sistema.

Un progetto triennale che ha lo scopo di collegare i settori culturali/creativi e del turismo attraverso lo sviluppo di un approccio di ricerca e l’applicazione integrata per catalizzare il turismo creativo nelle piccole città e nelle aree rurali in tutto il Portogallo.

Nel corso del progetto, cinque centri di ricerca lavoreranno con una serie di organizzazioni culturali/creativi e altre parti interessate si trovano in piccole città in tutto il Portogallo nelle regioni Norte, Centro, dell’Alentejo e dell’Algarve.

Il nome del progetto è CREATOUR Creative Tourism Destination Development in Small Cities and Rural Areas 2016 – 2019 (Project 016437, supported by European funds (through COMPETE2020, POR Lisboa, POR Algarve) and by the Portuguese Foundation for Science and Technology.

I potenziali benefici per i piccoli comuni italiani

L’Italia con i suoi 5.565 comuni sotto i 5.000 abitanti (piccoli comuni), che rappresentano il 69,73% del totale, potrebbe, se puntasse anche su questa nuova tipologia di turismo, trarre molti benefici, sia in termini economici che sociali, contrastando quello che è il principale fenomeno della desertificazione sociale che li sta colpendo.

Problematica molto sentita soprattutto nelle regioni quali la Basilicata, la Campania, e soprattutto quelle a forte vocazione rurale. Anche se, va detto, in alcune aree ci si sta impegnando per far sì che la risorsa turismo porti a un’inversione di rotta.

Artigianato alla riscossa

Manualità ed artigianato tipico: non solo cibo ma anche lavorazione dei cesti, dei filati, dei merletti, ma anche delle stoffe senza dimenticare il metalli preziosi e la ceramico. Tante arti che hanno reso famosa l’Italia nel mondo. Un nuovo modo quindi di fare economia, quello, come detto precedentemente, delle emozioni e delle esperienze.

A titolo esemplificativo possiamo ricordare le circa 40 città della ceramica, che potrebbero “sfruttare” i laboratori dei maestri ceramisti per creare questo turismo esperienziale innovativo.

Nel resto del mondo hanno negli anni creato una offerta ben dettagliata e variegata che quotidianamente raccoglie un numero ingente di turisti. Ibiza, Barcellona, ma anche Guatemala, Santa Fè e tante altre realtà. Tra le attività proposte vi sono corsi di ceramica, di intaglio, di pittura, di canto, di ballo e di tutto ciò che è legato alla vita tradizionale dei luoghi

L’Italia creativa? Vale 47 miliardi di euro

L’Italia creativa e della cultura vale 47 miliardi di euro e offre un lavoro a quasi 1 milione di italiani. Il mercato di beni e servizi creativi è cresciuto del 8,8% annualmente, nel decennio 2001-2011, contribuendo in media in Europa del 4,5% al Pil e del 3,8% ai livelli occupazionali.

In Italia, le industrie culturali e creative rappresentano il 5,8% del Pil e il 5,7% della forza lavoro. Sono dominate da Pmi, con pochi grandi operatori globali, mentre in Europa l’80% delle imprese culturali e creative sono sia Pmi ma anche molte micro imprese, quasi il 60% delle quali ha solo uno o al massimo tre dipendenti.