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Turismo, stop alle perturbazioni visive

Complessità e coerenza rendono un territorio commercialmente vendibile, ma in modo sostenibile (non a caso il 2017 è l’anno internazionale del turismo sostenibile). Ne ho parlato negli articoli precedenti.

Un imprenditore turistico ha però un grande nemico quando vuole costruire immagini o video che raccontino la sua terra: le perturbazioni visive.

Sono tutti gli elementi antropici fuori contesto, che deturpano un paesaggio.

Se possiedi un agriturismo immerso nel verde, ma hai un traliccio dell’alta tensione davanti, nessun esperto di marketing potrà salvarti (quantomeno, non in modo onesto).

Certamente, non è colpa tua!

Ecco perché un turismo può definirsi responsabile e sostenibile solo quando coinvolge tutta la comunità presente in un luogo.

Tutti devono lottare per impedire che una collina sia deturpata da tralicci, edifici industriali, cemento ecc.

Obiezione: “è la modernità, bellezza!”. Non sono d’accordo.

In Baviera, una delle zone più ricche e industrializzate d’Europa, il paesaggio non è stato deturpato da una orrenda successione di campi agricoli-capannoni industriale-aree abitative.

Ho definito questo paesaggio ruresidenziale, in un articolo precedente.

Assenza di elementi di disturbo

L’assenza di perturbazioni visive dipende dal grado in cui un contesto è spazialmente adatto e coerente.

Perché ciò sia possibile, la comunità locale deve impedire che sorgano elementi di disturbo, come purtroppo invece si nota in questa foto scattata in Nepal:

Gli elementi architettonici o urbanistici fuori contesto creano uno stridore visivo che rende il territorio poco accattivante agli occhi del turista.

Gli orrendi cavi elettrici fotografati sopra, sono addossati a una antica pagoda nepalese a Bhaktapur, nella valle di Kathmandu. Perché?

Per dare elettricità ai bar e ristoranti che sorgono attorno a questa meravigliosa piazza:

Sicuramente, si tratta di un dettaglio minimo all’interno di un contesto di estremo fascino.

Ma è un dettaglio che tutti i turisti notano infastiditi perché guasta l’auspicata bellezza di un luogo magico.

Evidentemente, c’è un problema di consapevolezza (cavi elettrici esposti a ridosso di una struttura lignea: non il massimo della sicurezza), ma anche di manutenzione della destinazione turistica.

Uno spazio, per essere venduto, deve essere gestito (sì, anche nel dettaglio) in modo sostenibile, o perde la sua desiderabilità.

Gestione spaziale

Con essa intendo il senso di ordine e di cura che può essere rilevato in uno spazio riflette la gestione attiva ed attenta di una comunità.

Ciò rende sostenibile la vendita di un luogo.

Per riuscire a cancellare le perturbazioni allora sono fondamentali due elementi:

1. Le condizioni delle strutture antropiche, nelle zone urbane e extra-urbane.

La comunità deve valutare lo status e la manutenzione di strutture, come fattorie, palazzi e barriere.

2. Il management della vegetazione, se ci riferiamo a zone extra-urbane.

La narrazione visiva deve puntare su questi elementi:

– Assenza di terre abbandonate;
– Assenza di erbacce;
– Assenza di cemento distrutto, ruggine, immondizia, vetri rotti.

Questa gestione spaziale collettiva insegna che il paesaggio è frutto della cultura, non della natura!

La mano dell’uomo è parte attiva nella creazione (e successiva gestione) di un panorama.

Non ho scritto nulla di innovativo!

Nel 1338-1339, Ambrogio Lorenzetti dipinge, all’interno del Palazzo Pubblico di Siena, l’Allegoria ed Effetti del Buono e del Cattivo Governo, fenomenale serie di affreschi di tema civile.

La natura rappresentata da Lorenzetti è domata, plasmata dalla sapiente mano dell’uomo, o meglio, della comunità.

In alto, a sinistra, è dipinto un cartiglio in cui si può leggere:

Senza paura ogn’uom franco camini / e lavorando semini ciascuno / mentre che tal comuno / manterrà questa donna in signoria / ch’el alevata arei ogni balia

In altre parole, finché la comunità gestirà lo spazio rappresentato, ogni cittadino potrà girare liberamente per la città e per la campagna in piena sicurezza e realizzare i propri obiettivi personali.

Le cose da fare

1. Ragionare come nel 1338: coinvolgere la comunità per eliminare perturbazioni.

2. Gestire collettivamente il territorio, sia gli aspetti macro sia i piccoli dettagli.

3. Andare a Siena a vedere l’affresco di Lorenzetti.

Foto del profilo di Riccardo