Quando la sostenibilità nel turismo smette di essere una dichiarazione: il caso Bisos e la certificazione Green Globe
La sostenibilità nel turismo: tra narrazione e realtà
Negli ultimi anni il concetto di sostenibilità è entrato stabilmente nel vocabolario del turismo. Siti web, brochure, descrizioni delle strutture e persino portali di prenotazione fanno sempre più spesso riferimento a pratiche “green”, a scelte consapevoli, a un’attenzione dichiarata per l’ambiente e per i territori.
Questa diffusione, però, ha prodotto anche un effetto collaterale evidente: la progressiva perdita di significato del termine. Quando tutto è sostenibile, nulla lo è davvero. In molti casi, infatti, la sostenibilità resta una narrazione non verificata, basata su autocertificazioni, buone intenzioni o singole azioni isolate, prive di una visione sistemica e di un controllo esterno.
Nel turismo contemporaneo – e in particolare nel segmento dell’ospitalità consapevole – la differenza non è più tra chi comunica la sostenibilità e chi non lo fa, ma tra chi è in grado di dimostrarla e chi si limita a raccontarla.
Autocertificazione e greenwashing: un problema sempre più centrale
Uno dei temi più rilevanti per il settore è oggi il confine, spesso sottile, tra comunicazione responsabile e greenwashing. Dichiarare di essere sostenibili non equivale a esserlo, soprattutto quando mancano criteri oggettivi, misurabili e verificati.
Molte strutture adottano pratiche corrette – riduzione degli sprechi, attenzione ai consumi, collaborazione con fornitori locali – ma senza un sistema strutturato di valutazione queste azioni restano difficili da leggere dall’esterno. Per il viaggiatore, per i partner e per gli operatori del settore diventa quindi complesso distinguere tra un approccio realmente sostenibile e uno puramente dichiarativo.
È in questo contesto che le certificazioni indipendenti assumono un ruolo cruciale, non come strumenti di marketing, ma come garanzie di metodo.
Cos’è davvero la certificazione Green Globe
La Green Globe è uno dei programmi di certificazione più rigorosi a livello internazionale nel settore travel & hospitality. A differenza di molte etichette “green”, Green Globe non si basa su autocertificazione, ma su un processo strutturato che prevede:
- audit indipendenti condotti da enti accreditati
- valutazione di oltre 380 indicatori
- 44 criteri che coprono aspetti ambientali, sociali, culturali ed economici
- obbligo di miglioramento continuo e rinnovo annuale.
Il percorso di certificazione non è immediato né semplice. Richiede tempo, investimenti, documentazione, revisione dei processi interni e una reale integrazione della sostenibilità nella gestione quotidiana dell’attività.
Proprio per questo, in Italia le strutture certificate Green Globe sono poche e, nella maggior parte dei casi, appartengono al mondo degli hotel o dei resort di medio-grandi dimensioni.
Il modello dell’albergo diffuso e la sfida della certificazione
Il modello dell’albergo diffuso nasce, per sua natura, come risposta sostenibile allo sviluppo turistico tradizionale. Recupero del patrimonio edilizio esistente, integrazione con il tessuto urbano, relazione con la comunità locale, destagionalizzazione e valorizzazione delle aree interne sono elementi strutturali di questo approccio.
Tuttavia, proprio questa complessità rende più difficile l’accesso a certificazioni internazionali pensate, almeno in origine, per strutture alberghiere più standardizzate. Gestire più unità, spesso non contigue, interagire con il borgo, coordinare fornitori e servizi diffusi implica un livello di organizzazione elevato.
È qui che il caso di Bisos, albergo diffuso nel cuore della Sardegna assume un valore particolare, perché dimostra come anche un modello di ospitalità non convenzionale possa affrontare con successo un percorso di certificazione internazionale strutturato come quello Green Globe.
Bisos: un caso unico nel panorama italiano
Bisos è un albergo diffuso situato nel cuore della Sardegna interna, inserito in un contesto di borgo vivo e non turistificato. La sua identità si fonda su un’ospitalità lenta, essenziale, profondamente legata al territorio e alle relazioni umane.
Ottenere la certificazione Green Globe ha significato per Bisos sottoporre questo modello a un’analisi rigorosa e indipendente, dimostrando che la sostenibilità non è solo un racconto, ma un sistema di scelte quotidiane coerenti e misurabili.
Ad oggi, Bisos risulta essere il primo albergo diffuso in Italia ad aver ottenuto la certificazione Green Globe attraverso un processo completo di audit, entrando così in un network internazionale di strutture che operano secondo standard elevati di sostenibilità.
Cosa certifica davvero Green Globe nel caso Bisos
Il riconoscimento Green Globe non riguarda singole azioni, ma l’intero sistema di gestione. Nel caso di un albergo diffuso come Bisos, la certificazione ha coinvolto:
- il recupero e la gestione responsabile degli edifici
- l’uso consapevole delle risorse energetiche e idriche
- la scelta di materiali e prodotti coerenti con l’ambiente
- il rapporto con fornitori e produttori locali
- l’impatto sociale e culturale sul borgo
- la relazione con gli ospiti, improntata a rispetto e consapevolezza
Questo approccio rende la sostenibilità parte integrante del modello di ospitalità, e non un elemento aggiuntivo o decorativo.
Un modello replicabile per il turismo dei borghi
Dal punto di vista formativo e strategico, il caso Bisos apre una riflessione importante: la sostenibilità certificata non è prerogativa esclusiva delle grandi strutture o delle catene internazionali.
Anche realtà di piccole dimensioni, radicate nei territori e nei borghi, possono intraprendere percorsi di certificazione rigorosi, a patto che esista una reale coerenza tra visione, gestione e pratica quotidiana.
Per gli operatori del turismo, per i progettisti di alberghi diffusi e per chi lavora sullo sviluppo delle aree interne, questo rappresenta un segnale chiaro: il futuro dell’ospitalità passa sempre più dalla capacità di dimostrare, e non solo dichiarare, il proprio impatto.
Dalla comunicazione alla credibilità
In un mercato in cui il viaggiatore è sempre più informato e attento, la sostenibilità diventa una questione di fiducia. Le certificazioni indipendenti, quando sono serie e strutturate, non servono a “fare marketing”, ma a costruire credibilità nel tempo.
Il percorso intrapreso da Bisos mostra come la sostenibilità possa essere vissuta come scelta identitaria prima ancora che come leva competitiva. Un esempio che merita attenzione non solo per il risultato ottenuto, ma per il metodo adottato.
Perché nel turismo che verrà, le parole conteranno sempre meno. E conteranno sempre di più le prove.