Hospitality Management

Lavorare nel turismo, consentire ai giovani di costruirsi un futuro più gratificante

Lavorare nel Turismo

Forse abbiamo dimenticato di essere stati giovani anche noi. Probabilmente abbiamo dimenticato che i sogni erano il vero motore della nostra vitalità.

Dettavano le nostre scelte, li inseguivamo a costo di rinunce e zone di comfort. Eppure oggi ci sembra di essere tanto distanti dai giovani di oggi. Facciamo fatica a comprenderli.

Oggi si percepisce incomunicabilità tra due mondi generazionali.

Sono due mondi che tentano di parlarsi ma con linguaggi, interessi e aspettative diverse.

Da un lato c’è quello dei meno giovani, pietra angolare del tessuto produttivo, delle imprese e del lavoro.

Dall’altro quello dei giovani, delle nuove generazioni, desiderosi di crearsi un futuro migliore.

Può sembrare romantico ma non lo è. Ciò che siamo oggi è il risultato delle scelte, delle corse a ostacoli fatte per realizzare un sogno.

Aiutare i giovani a inseguire e realizzare il proprio sogno

Certamente non tutti hanno un sogno da inseguire. C’è anche chi naviga a vista e si lascia dondolare dalla vita senza una meta precisa.

O forse non è esattamente così. Tutti ne abbiamo uno che emerge con forza non necessariamente da giovani, ma anche in tempi e fasi successive.

Per buona parte delle persone non è però così.

Il sogno lo si coltiva da giovani. Lo si cura come fosse una pianta, lo si alimenta con le giuste attenzioni. Adeguando anche la propria formazione.

Occorre una cultura più ampia, bisogna individuare una corsia preferenziale che permetta ai giovani a inseguire il proprio sogno e a realizzare.

A costo di rinunciare e rifiutare qualsiasi proposta che li porti lontano dal loro vero obiettivo.

Guardiamoci indietro e ripensiamo al nostro essere stati giovani.

Storia di un cameriere che amava l’economia del turismo

Vi racconto la mia storia.

A 22 anni avevo un contratto di lavoro a tempo indeterminato allo Sheraton Nicolaus Hotel di Bari.

Conseguito il diploma all’istituto alberghiero, mi sono appassionato all’Economia del turismo e in particolare al marketing turistico.

Mi ero parcheggiato all’Università di Bari, scegliendo l’unico percorso più o meno vicino ai miei interessi per il turismo: lingue e letterature straniere.

Ma sapevo sin dall’inizio che era un palliativo. Nel frattempo, mentre mi mantenevo gli studi – lavoricchiando al mattino come cameriere in un noto caffè dell’area business della città e la sera in un altro locale – ero solito frequentare la Feltrinelli.

Tra gli scaffali dei testi di economia, leggevo e compravo libri.

Il marketing turistico quando Internet non c’era

Internet non c’era. Né c’erano altri supporti all’orientamento.

Era estremamente complicato reperire informazioni sulle opportunità di crescita per chi, come me, nutriva interesse a un qualcosa di diverso.

Il mio sogno era quello di sviluppare una carriera di studio e di lavoro in ambito turistico, seguendo una strada alternativa rispetto all’unica consigliata dopo il conseguimento del diploma dell’alberghiero.

Sentivo che non mi bastava. Non mi era ancora chiaro cosa cercavo, ma sapevo che la situazione in cui mi trovavo non mi gratificava.

Poi arrivò l’opportunità di lavoro allo Sheraton.

Non rifiutai. Fu una bellissima esperienza di lavoro. Ma intanto continuavo a raccogliere informazioni, a documentarmi.
Divorai un libro sul marketing del turismo.

Scoprii che anche il consulente che seguiva lo start-up dello Sheraton ne aveva uno con sé. Era uno dei suoi strumenti di lavoro.

Da studente alla fondazione di un’azienda nel settore turismo

L’autore del libro era un formatore della SIST, la Scuola Internazionale di Scienze Turistiche di Roma.

Altri testi che avevo comprato mi fecero scoprire anche l’esistenza del CST- Centro Studi sul Turismo di Assisi.

Oltre naturalmente alla facoltà di Economia del Turismo a Rimini.

Provai a entrare in una di queste scuole.

A Rimini non entrai per un pelo (allora era a numero chiuso). Potei scegliere tra Assisi e Roma.

Lasciai lo Sheraton, lasciai la mia famiglia, i miei amici, la mia città, e ripresi con sacrificio gli studi a Roma, mantenendomi da solo con le spese.

Erano passati quattro anni dal diploma. Ma mi rimisi in careggiata per inseguire il mio sogno di un futuro migliore.

Oggi sono Digital Marketer, formatore e ho fondato anche una società: FormazioneTurismo.com.

L’attrattività di un settore e la promessa di un lavoro gratificante

Semplificando forse con troppa facilità, oggi si riconduce la difficoltà di trovare personale al comfort indotto dal reddito di cittadinanza.

Questo sussidio statale starebbe creando problemi alle imprese del turismo, in particolare a quelle dell’ospitalità alberghiera e della ristorazione.

Queste imprese si autoassolvono dicendo che i giovani preferiscono restare a casa “sul divano” e riscuotere il reddito di cittadinanza mensile, piuttosto che sacrificarsi con un lavoro.

Ma ne siamo proprio certi?

Il problema c’era anche prima della pandemia, c’era anche prima del reddito di cittadinanza.

La questione è piuttosto un’altra. Ci siamo chiesti se il nostro settore abbia ancora appeal?

Quale interesse e capacità ha di accompagnare i giovani alla realizzazione dei loro sogni?

Ritengo che oggi siano davvero limitate.

Le cause della divergenza tra le imprese turistiche e i giovani

Tutti concentrati sul business, a tenere sotto controllo i costi di gestione e a perseguire il profitto.

Mentre latita la visione, ci si dimentica di considerare i lavoratori – a tutti i livelli – come “persone”.

Gente come noi con sensibilità, desideri, aspettative, con un futuro o un presente che deve essere gratificante.

Quanto è considerata la qualità di “esperienza professionale” proposta?

Non è solo questione di condizioni lavorative e bassa retribuzione.

Si possono comprendere le basse aspettative per i lavori temporanei, stagionali e part-time: aspettano occupazioni più soddisfacenti.

Ma per tutto il resto questo discorso non regge.

Quale ambiente di lavoro proponiamo? Quali opportunità di crescita, di specializzazione offriamo?

Con l’aiuto di Francesca Barbieri, giornalista de Il Sole 24 Ore, possiamo provare a fare un elenco dei motivi che creano una divergenza tra imprese alberghiere e della ristorazione e i giovani.

Meritocrazia assente

Nel rapporto con i colleghi, di livello pari o superiore, molto spesso c’è eccessiva pressione, mancanza di riconoscimento, assenza di comunicazione trasparente. Le scelte non sono meritocratiche.

Contenuto del lavoro

Lavori impoveriti di interesse e poco stimolanti. Cozzano con le aspettative del ruolo professionale che si vorrebbe ricoprire.

Valori aziendali

Sempre più persone non si dicono più disposte a scendere a compromessi tra i valori prioritari per la loro identità personale e quelli dell’organizzazione in cui operano. E ciò a prescindere dal ruolo che si ricopre in azienda.

Retribuzione

È il motivo più ovvio. Se la retribuzione è percepita come insufficiente rispetto al proprio valore, è probabile che un lavoratore sia attratto da offerte migliorative. La leva economica oggi è particolarmente attrattiva per i lavoratori senior.

Tempo

Ridotta propensione a sacrificare il tempo libero e ricerca di equilibrio tra vita privata e professionale. Si fugge da condizioni “tossiche”, in cui l’attività professionale invade totalmente quella privata.

Opportunità di crescita

Soprattutto i lavoratori più giovani chiedono prospettive di crescita, step professionali, stimoli continui. L’offerta di percorsi di carriera strutturati e ambiziosi è uno degli elementi di attrazione dei candidati.

Specializzazione e formazione

Non sempre si cambia per aumentare di livello.

A volte – specie per profili qualificati a inizio carriera – è più interessante un’opportunità di specializzazione in un ambito di interesse, per acquisire conoscenza ed esperienza in un ruolo.

La formazione stessa è un elemento di attrazione per i talenti.

Clima dell’ambiente di lavoro

L’esperienza del lockdown, la perdita della relazione in molti luoghi di lavoro e il conseguente senso di smarrimento hanno messo in evidenza l’importanza di un ambiente di lavoro accogliente, positivo e stimolante.

Aiuta ad alleviare lo stress, a favorire la collaborazione e la produttività.

Desiderio di cambiare

Più diffuso il volersi aprire a nuove sfide, stravolgere completamente la propria vita per mettersi alla prova con un’avventura che dia un nuovo significato al proprio percorso.

L’evento Giovani Talenti dell’Ospitalità, prima conferenza mondiale dedicata alle nuove generazioni, di scena a Catania l’8 aprile 2022, punta proprio a dare risposte in questa direzione.

Consiglio soprattutto ai giovani di partecipare: in ballo c’è il loro futuro. O, meglio, la realizzazione del loro sogno.

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