Cultura

Ecomusei: mettere in mostra l’arte di valorizzare un territorio

Un ecomuseo è come uno scrigno in grado di dare asilo e di racchiudere in sé l’essenza di un luogo. Gli ecomusei sono infatti musei speciali che tutelano e esaltano il patrimonio di un territorio nel suo complesso mirando a cogliere di un posto non soltanto l’aspetto più visibile costituito dall’ambiente naturale ma andando a scandagliarne lo spirito indagandone usi, costumi, rovistando nell’eredità dei territori come si fa nei vecchi bauli conservati in soffitta. Una comunità ha infatti i polmoni pieni dell’aria che la circonda ma ha anche nelle vene il sangue dei propri antenati e del patrimonio di tradizioni che hanno lasciato in eredità ai propri figli e ha nella testa abitudini figlie della cultura nella quale sono cresciuti immersi. Un ecomuseo è quindi un cofanetto di meraviglie dove turismo verde, turismo culturale e, perché no, anche turismo enogastronomico trovano un punto di incontro perché un ecomuseo è un piedistallo su cui mettere un luogo con tutte le sue caratteristiche così da dar loro valore e permettere a chi lo desidera di assaporarle senza, però, mai deturparle.

Ecomuseo: una definizione univoca è possibile? E, soprattutto, è proprio necessaria?

La culla di questa particolare forma museale è stata la Francia ma di volta in volta, in base al luogo in cui questa tipologia di museo prende forma e in base alla comunità che si dedica a plasmarla, gli ecomusei trovano modi sempre diversi e sorprendenti di rendere giustizia alla storia, alle tradizioni e alla cultura di un luogo. Un ecomuseo non ha bisogno di quattro mura che lo delimitino perché i suoi unici limiti sono il cielo sopra di sé e il terreno che i “visitatori” calpestano. Anche i “visitatori” del resto sono diversi da quelli di un museo tradizionale: un ecomuseo colleziona frammenti di un patrimonio e li mette a disposizione di un’intera collettività.

Ecomusei: musei di un patrimonio territoriale

Un ecomuseo è un “museo nato dal basso”,  un museo che si fa progetto prima teorico e poi realizzato perché spinto da una motivazione che somiglia tanto a una necessità: là dove c’è una comunità che ha voglia di proteggere la storia del proprio luogo che altro non è che la propria storia e ha voglia di difenderla non impedendo al mondo di goderne ma guidando chi lo desidera a scoprirne i tesori senza rovinarli, ecco che lì nasce la prima scintilla di un ecomuseo.  La difficoltà nel far rientrare tutti gli ecomusei in uno schema fisso nasce perciò proprio dal fatto che essendo la realtà dell’ecomuseo così strettamente legata al territorio che promuove avrà di volta in volta caratteristiche tipiche di quel luogo perché ogni posto ha la propria voce e il proprio modo di farla sentire.

Le luci e le ombre delle diverse interpretazioni dell’essere “ecomuseo”

Il fatto che questa originale forma museale possa essere declinata nei modi più disparati è al tempo stesso un aspetto sia positivo che negativo. La forza del variegato ventaglio di possibilità che una comunità che si avvicina al mondo degli ecomusei si trova davanti è infatti quella stessa forza che permette a ogni territorio di esprimere appieno la propria natura non solo nel contenuto dell’ecomuseo ma anche nel contenitore, nella forma da far assumere a questo museo territoriale. Ma questa forza è anche una debolezza perché quando si decide di valorizzare un luogo facendolo diventare patrimonio di un ecomuseo ci si trova di fronte a un vuoto di modelli codificati da cui trarre ispirazione e si corre così il rischio di mettere in piedi un progetto capace di utilizzare solo in parte le immense potenzialità di un luogo.

L’Italia e gli ecomusei: la prima regione ad accoglierli è stata la Regione Piemonte

Quando una novità cerca, all’inizio timidamente, di farsi largo nell’economia di un Paese spesso incontra diversi ostacoli. Ogni nazione ha infatti delle proprie caratteristiche che possono minare al successo di iniziative che invece, altrove, magari hanno avuto un riscontro più che positivo. In un campo come il turismo, poi, dove non si fa in tempo a scendere dal treno di un progetto che subito è il momento di rivolgere lo sguardo alla prossima tappa ecco che è proprio vero che “chi si ferma è perduto” e perde l’occasione di volare verso un nuovo traguardo.

Tuttavia è altrettanto vero che non sempre le novità, per quanto potenzialmente favorevoli, vengono accolte a braccia aperte: in Italia, per esempio, gli ecomusei avrebbero un gran margine di sviluppo ma gran parte delle potenzialità di questa forma museale risulta ancora inespressa.

Come in ogni campo però se da un lato c’è chi fatica di più a cogliere le opportunità dall’altro c’è chi si lancia a capofitto nelle nuove avventure è in questo caso è stato il Piemonte che per primo, nel 1995, ha promosso le attività degli ecomusei.

Piemonte: 3 ecomusei della regione che per prima ha aperto le porte a questa forma museale

Ecomuseo dell’Alta Val Maira

Questo ecomuseo si propone di mettere in luce il territorio di una vallata Occitana delle Alpi nel modo tipico di un ecomuseo: l’ecomuseo dell’Alta Val Maria vuole infatti mettere questo luogo sotto i riflettori narrandone non soltanto la bellezza dell’ambiente che è sotto gli occhi di tutti ma anche mostrando ai turisti interessati a cogliere l’anima di questo posto le passioni e le abitudini di chi questa valle l’ha abitata e la abita. A essere messi in mostra sono così i mestieri tradizionali, quelle professioni che per anni sono stati il lavoro e, in fondo, tutta la vita degli antenati ma vengono anche raccontare le passioni di chi ha calpestato questo terreno e respirato quest’aria.

Ecomuseo della Terra del Castelmagno

Un ecomuseo, in fondo, cos’è se non la “carta d’identità” di un luogo che si fa mostra a cielo aperto che diventa collezione particolarissima di pezzi da museo unici come luoghi e tradizioni? A volte la voce dei luoghi sta nei prodotti che in questi luoghi prendono vita e un ecomuseo deve saper raccontare l’identità di un territorio proprio tenendo conto dell’importanza che quel dato prodotto ha per quel posto. Nella valle Grana è il formaggio Castelmagno a essere il filo rosso che crea continuità tra tradizioni e economia locale e l’ecomuseo è la soluzione perfetta per raccontare di questo territorio anche altre storie e altri elementi che contribuiscono a crearne l’identità.

Ecomuseo dei Feudi Imperiali

In questo ecomuseo in Piemonte è possibile notare un importante aspetto di questa forma museale: il ruolo che gioca la storia. Il territorio dei feudi imperiali trae infatti il suo nome proprio dalla sua storia, storia in cui il governo feudale ha lasciato una significativa eredità fatta di architettura e, oltre che di un patrimonio artistico da preservare e valorizzare, anche di un’anima che pur restando legata al proprio passato sa bene come reinventarsi nel presente e guardare al futuro.

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