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Colazione pessima? E io cambio albergo

“Ottima prima colazione”, “Breakfast favoloso”, “Pessima colazione”, “Cornetti immangiabili”, “Buffet scarso”. Commenti del genere, negli ultimi tempi, sono diventati la norma sul web. Sempre più spesso, quando si legge una recensione di un hotel, compaiono frasi di questo tenore.

Anzi, a dirla tutta, su alcuni siti si ha l’impressione che stiano ormai prendendo il sopravvento. In altre parole la qualità della colazione sta diventando importante quanto gli ever green del tipo: “Le pulizie lasciano a desiderare” oppure “lenzuola sporche” e “personale scortese”.

Fino a qualche tempo fa le recensioni sulla prima colazione erano pressoché inesistenti. Ci si dava poco peso. Erano un qualcosa di secondario. Oggi, invece, quasi non si prenota se prima non si hanno informazioni dettagliate sul breakfast. Al tempo stesso un commento (negativo o positivo) finisce per condizionare una scelta.

Il mercato impone di rivedere le strategie

Cosa è cambiato? Beh, tutto si evolve e tutto – in qualche modo – gira intorno al web. Intanto una certezza: sono diversi i fattori che hanno contribuito a dare un maggior peso a questo servizio offerto dalle strutture ricettive. Né ci vogliono gli scienziati per comprendere che anche il mercato si evolve, proprio per far fronte a una clientela sempre più esigente e sempre a caccia della proposta migliore in rapporto al prezzo.

Allora, cerchiamo di capire. Per farlo, proviamo a metterci dalla prospettiva del cliente. Del resto tutti siamo viaggiatori e dunque anche noi abbiamo le stesse esigenze – salvo le dovute eccezioni – del turista medio.

Le prenotazioni online hanno cambiato le abitudini

Ebbene: la prima cosa che si nota – proprio per via del proliferare dei siti per la prenotazione delle camere d’albergo – è che spesso e volentieri ci si limita a prenotare soltanto il pernottamento. Che – guarda un po’ – comprende la prima colazione. Un passaggio fondamentale.
Perché qui scattano i ragionamenti della massaia: visto che il pasto non è compreso, tanto vale approfittare di un buffet ricco e fare il pieno!

Altri viaggiatori, invece, fanno una riflessione meno “prosaica” ma comunque pratica: sapendo che passeranno tutta la giornata in giro a visitare monumenti o a seguire eventi, preferiscono puntare su una colazione all’inglese – una sorta di brunch, via di mezzo tra colazione e pranzo – in modo da non dover “sprecare” tempo a cercare un ristorante e sedersi a tavola ad aspettare che arrivino le portate.

Partendo dall’hotel a stomaco pieno, in buona sostanza, basta un panino a ora di pranzo, per poi tirare avanti fino a sera. Quando magari si uscirà alla ricerca di un ristorantino tipico.

La qualità vince sempre

Ma non è solo questione di quantità. Anzi. La maggior parte della clientela – proprio perché esigente – vuole prima di tutto la qualità.

Può anche fare tranquillamente a meno di quei buffet stile “all inclusive” che ti fanno uscire il cibo anche dalle orecchie, ma se un prodotto è scadente te lo lascia sul tavolo. E in quell’hotel non ci tornerà più. Ma questo è il meno. Perché la conseguente recensione negativa sul web allontanerà anche altri.

Gli albergatori devono adeguarsi. E in fretta

Detto questo, è fin troppo banale ricordare che se il fattore colazione è diventato fondamentale per i clienti, è diventato addirittura vitale per gli albergatori. Devono adeguarsi e fare del breakfast non uno dei tanti servizi offerti, bensì il servizio per eccellenza. Puntando su qualità, originalità e offerta variegata.

Eh sì, perché – gira e rigira – ci stiamo europeizzando (o americanizzando, fate voi) e – sotto sotto – quelle maxi colazioni luculliane che alternano dolce e salato cominciano a piacerci, almeno quando siamo in vacanza (a casa le abitudini non cambiano).

Occhio ai costi, ma date sempre il massimo

In ogni caso l’albergatore dovrà tenere sempre sotto osservazione i costi: è vero che bisogna arricchire l’offerta, ma è pur vero che non si può correre il rischio di compromettere i guadagni.

Ci vorrebbe l’aiuto di una figura ad hoc, che sappia valutare le preferenze della clientela, la resa di un prodotto, che sappia gestire al meglio la merce presente in magazzino e che sappia armonizzare il tutto con gli altri comparti dell’albergo, in modo da spalmare i costi.

Anche l’allestimento del buffet deve essere curato con precisione maniacale, così come gli spazi. Il cliente vuole sentirsi a proprio agio, ma soprattutto vuole che i prodotti vengano organizzati con criterio, in modo da facilitare e velocizzare la scelta.

Se si butta tutto su un tavolo alla rinfusa si ottiene un effetto devastante. Occorre ordine. E varietà di prodotti. E perché no? Personale efficiente e in numero adeguato.

Insomma: quando il cliente dice “c’era solo l’imbarazzo della scelta”, significa che si è centrato l’obiettivo. Naturalmente tra i fattori da prendere in considerazione c’è anche il prezzo che il cliente è disposto a pagare. Non si può pretendere la luna in cambio di pochi spiccioli.

La nuova sfida della competitività

Ma una buona e ricca colazione ormai deve essere considerata la base minima in ogni struttura ricettiva che voglia realmente essere competitiva sul mercato.

Infine una raccomandazione, forse non contemplata dagli esperti di marketing (che ultimamente, a loro volta, stanno concentrando l’attenzione proprio sul breakfast), ma che piace all’italiano medio: fate in modo che il breakfast preveda il caffè (o il cappuccino) come quello servito al bar: al pilastro della colazione nostrana è dura rinunciare.

Quel tazzone di acqua colorata spacciata per caffè proprio non scende giù. Ricordatelo, albergatori. Anche e soprattutto quando vi lamentate perché si registrano meno prenotazioni.