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Turismo scolastico 2026: un mercato solido, ma sempre più selettivo

Indagine Turismo Scolastico Didatour 2026

Il turismo scolastico conserva una domanda molto ampia, ma sta diventando un mercato più selettivo. Secondo il campione coinvolto nell’“Indagine sulle scelte dei docenti per il turismo scolastico e la didattica” 2026, promossa da Didatour in collaborazione con La Fabbrica Società Benefit, nell’anno scolastico 2025-2026 il 99% degli istituti rappresentati ha organizzato almeno un’uscita didattica o un viaggio d’istruzione.

Il dato conferma quanto queste esperienze siano radicate nella vita scolastica. Tuttavia, per destinazioni e operatori, la dimensione quantitativa racconta soltanto una parte del mercato. A cambiare sono soprattutto i criteri di selezione: alla notorietà della meta e alla convenienza economica si affiancano il valore educativo, l’inclusione, la sicurezza, la trasparenza dei costi e l’affidabilità organizzativa.

La domanda, quindi, non si limita a chiedere dove andare. Chiede perché scegliere una determinata esperienza, quali risultati didattici possa produrre, se sia accessibile a tutti gli studenti e quanto sia semplice e sicura da organizzare.

Il turismo scolastico resta un mercato rilevante

Tra gli istituti rappresentati nell’indagine Didatour 2026, il 75% ha proposto sia uscite didattiche sia viaggi d’istruzione, mentre il 22% ha organizzato esclusivamente esperienze di una giornata.
La ricerca, che ha coinvolto docenti di ogni ordine e grado provenienti da tutta Italia e per la prima volta anche la scuola dell’infanzia, restituisce dunque la fotografia di una pratica molto diffusa. Uscire dall’aula continua a essere considerato parte dell’esperienza educativa, sia nella forma della visita giornaliera sia attraverso un soggiorno di più giorni.

Per il sistema turistico questa diffusione rappresenta un mercato potenzialmente importante, capace di coinvolgere trasporti, ricettività, ristorazione, musei, parchi, guide, agenzie e organizzatori di attività. Una domanda estesa, però, non equivale a un accesso facile.
Le scuole devono tenere insieme obiettivi formativi, disponibilità economiche delle famiglie, esigenze diverse all’interno della classe e responsabilità organizzative. La proposta turistica viene quindi valutata come un sistema completo: un’attrazione interessante o un albergo adatto ai gruppi non bastano se manca un progetto coerente che colleghi contenuti, servizi e assistenza.

La destinazione non basta più: conta il valore educativo

Il viaggio d’istruzione viene scelto sempre più in funzione di ciò che permette agli studenti di osservare, comprendere e sperimentare. La componente didattica non può quindi rimanere implicita o essere affidata alla sola reputazione culturale della destinazione.

Un museo, un sito archeologico o un’area naturalistica acquisiscono maggiore rilevanza per la scuola quando riescono a tradurre il proprio patrimonio in percorsi leggibili: obiettivi formativi, temi affrontati, collegamenti interdisciplinari, attività laboratoriali e modalità di partecipazione degli studenti.

Come ha spiegato Angela Mencarelli, amministratrice delegata de La Fabbrica Società Benefit:

«Complessivamente le analisi Didatour confermano un’evoluzione nel modo in cui le scuole progettano le uscite didattiche: il viaggio d’istruzione è sempre più considerato parte integrante del percorso formativo e viene scelto in funzione della sua capacità di favorire apprendimento, partecipazione e inclusione, senza perdere di vista la sostenibilità economica per le famiglie».

Dal punto di vista degli operatori, questo significa passare dalla descrizione del luogo alla progettazione dell’esperienza. Non basta comunicare che cosa gli studenti visiteranno: occorre rendere riconoscibile ciò che potranno imparare e il modo in cui saranno coinvolti.

Esigenze diverse per ogni grado scolastico

L’inclusione della scuola dell’infanzia amplia la prospettiva della ricerca, ma i dati disponibili non consentono di confrontare in termini quantitativi le preferenze dei diversi gradi scolastici.

È possibile, tuttavia, individuare una conseguenza progettuale: una stessa destinazione non può presentare attività identiche a bambini piccoli, alunni della primaria e studenti delle scuole secondarie. Linguaggi, durata delle visite, autonomia, modalità di interazione e complessità dei contenuti devono essere differenziati.

Per un museo, un parco o un operatore culturale, articolare chiaramente le proposte per fascia d’età aiuta i docenti a valutarne la coerenza con la classe e riduce l’incertezza nella fase di scelta.

Il profilo del viaggio d’istruzione nel 2026

I risultati raccolti da Didatour delineano un viaggio generalmente breve, attento al prezzo e fortemente concentrato nella parte finale dell’anno scolastico.

Oltre il 60% delle scuole organizza soggiorni di una o due notti e più della metà degli istituti privilegia hotel a tre stelle. Per i viaggi di più giorni, il budget rimane prevalentemente entro i 300 euro per studente.

  Indicazione emersa dall’indagine
Durata prevalenteUna o due notti per oltre il 60% delle scuole
Ricettività Più della metà privilegia hotel a tre stelle
BudgetPrevalentemente entro 300 euro per studente
Periodo dei viaggiQuasi il 90% tra marzo e giugno
Avvio della programmazione16% in estate; oltre due terzi tra settembre e ottobre

La combinazione tra soggiorni brevi e budget contenuti pone precise condizioni all’offerta. Distanze, trasporti, pasti, ingressi e pernottamenti devono essere coordinati evitando che un singolo servizio assorba una quota eccessiva del costo complessivo.

La concentrazione di quasi il 90% dei viaggi tra marzo e giugno produce inoltre un’elevata pressione stagionale. Per alberghi, trasportatori e attrazioni significa gestire gruppi numerosi in un periodo circoscritto; per le destinazioni rappresenta anche l’opportunità di lavorare su aperture, capacità di accoglienza e coordinamento degli operatori.

Il calendario commerciale, però, comincia molto prima delle partenze. Il 16% degli istituti avvia la programmazione già nei mesi estivi e oltre due terzi concentra le scelte tra settembre e ottobre. Arrivare alle scuole soltanto in inverno può significare intercettarle quando una parte rilevante delle decisioni è già stata presa.

Destinazioni consolidate e spazio per proposte alternative

Napoli risulta la destinazione italiana più richiesta tra gli istituti rappresentati nella ricerca. Roma occupa il secondo posto, Milano sale al terzo e Torino entra tra le città che suscitano maggiore interesse.

Per i viaggi all’estero, soprattutto nella scuola secondaria di secondo grado, prevalgono Spagna, Francia e Germania. Il quadro conferma il richiamo delle grandi città d’arte e delle capitali culturali europee, ma lascia emergere anche un segnale differente: circa un docente su quattro dichiara di aver scelto destinazioni alternative.

Non disponendo di ulteriori dettagli, il dato non permette di stabilire quali territori siano stati selezionati né per quali ragioni. Indica però l’esistenza di uno spazio competitivo oltre le mete più affermate.

Una destinazione meno conosciuta difficilmente può prevalere sul piano della notorietà. Può invece distinguersi attraverso un’esperienza difficilmente replicabile: un percorso legato all’ambiente, all’archeologia industriale, ai mestieri, alle produzioni locali, alla scienza, alla memoria, al paesaggio o all’educazione civica.

Per competere, questa specificità deve diventare un prodotto comprensibile e organizzabile, non soltanto una risorsa potenziale del territorio.

Inclusione, sicurezza e costi trasparenti orientano la scelta

La qualità di un viaggio d’istruzione si misura anche dalla possibilità di far partecipare l’intera classe. L’accessibilità non riguarda soltanto l’eliminazione delle barriere fisiche, ma l’insieme dell’esperienza: trasporto, sistemazione, pasti, visite, laboratori, spostamenti e gestione delle necessità individuali.

Per gli studenti con BES o disabilità, una proposta realmente inclusiva richiede informazioni puntuali e soluzioni predisposte in anticipo. Dichiarazioni generiche come “attività adatta a tutti” non aiutano il docente a verificare se esistano concretamente le condizioni per la partecipazione.

Anche la sostenibilità economica è parte dell’inclusione. Un preventivo poco chiaro o soggetto a numerosi supplementi può creare difficoltà alle famiglie e compromettere l’adesione al viaggio. La trasparenza su servizi inclusi, esclusioni, gratuità, condizioni di modifica e costi accessori diventa pertanto un elemento sostanziale dell’offerta.

Sicurezza e affidabilità organizzativa rispondono, infine, a una necessità precisa: ridurre l’incertezza e il carico che ricade su docenti e dirigenti. Informazioni verificabili sui trasporti, referenti facilmente raggiungibili, procedure per gli imprevisti e coordinamento tra i fornitori incidono sulla percezione di solidità dell’intera proposta.

Cosa cambia per operatori turistici e destinazioni

L’indagine suggerisce che l’offerta competitiva per il turismo scolastico debba essere progettata a partire dai bisogni della scuola, e non ricavata adattando superficialmente un prodotto destinato al turismo leisure.

Per tour operator e agenzie specializzate cresce il valore della regia organizzativa. Coordinare trasporto, pernottamento, attività, ristorazione e assistenza significa non soltanto assemblare servizi, ma rendere gestibile l’esperienza per l’istituto.

Le strutture ricettive possono qualificarsi comunicando con precisione la propria capacità di accogliere gruppi scolastici: configurazione delle camere, organizzazione dei pasti, accessibilità, spazi comuni, gestione degli accompagnatori, procedure di sicurezza e presenza di un referente.

Musei, parchi, attrazioni e operatori culturali sono chiamati a rendere esplicito il valore didattico. Titolo del percorso, destinatari, obiettivi, discipline coinvolte, durata, modalità di partecipazione e requisiti di accessibilità permettono alla scuola di inserire l’attività nella propria programmazione.

Per le destinazioni, la sfida consiste nel collegare risorse che spesso comunicano separatamente. Un itinerario coerente, con tempi realistici e interlocutori coordinati, può risultare più competitivo di un territorio ricco di attrazioni ma difficile da organizzare.

La lettura professionale dei dati suggerisce inoltre alcune priorità comuni:

  • rendere riconoscibili gli obiettivi educativi;
  • differenziare le esperienze per età e grado scolastico;
  • descrivere in modo verificabile accessibilità e servizi inclusivi;
  • presentare costi completi e comprensibili;
  • offrire supporto prima e durante il viaggio;
  • documentare gli elementi che incidono su sicurezza e affidabilità;
  • sviluppare formule compatibili con soggiorni brevi e budget contenuti;
  • avviare promozione e relazioni commerciali tra estate e inizio autunno.

Non si tratta di una checklist valida indistintamente per ogni impresa. Sono le principali aree nelle quali i bisogni espressi dalla domanda scolastica incontrano le responsabilità dell’offerta.

Un segmento che richiede competenze sempre più specifiche

Il turismo scolastico si colloca all’incrocio tra progettazione turistica, didattica e organizzazione. Per operarvi non basta conoscere una destinazione o saper costruire un pacchetto: occorre comprendere il funzionamento della scuola, tradurre il patrimonio in attività educative, coordinare fornitori diversi e progettare per una classe composta da esigenze differenti.

Servono competenze nella costruzione di itinerari, nell’interpretazione del patrimonio, nell’accessibilità, nella gestione dei gruppi, nella comunicazione con gli istituti e nella prevenzione delle criticità. A queste si aggiunge la capacità di formulare preventivi trasparenti e di lavorare con calendari commerciali più anticipati rispetto alla partenza.

Il turismo scolastico rimane dunque un mercato rilevante, ma premia in misura crescente la specializzazione. Le opportunità non dipendono soltanto dal numero di scuole che viaggiano: dipendono dalla capacità di offrire esperienze nelle quali contenuto didattico, inclusione, sostenibilità economica e qualità organizzativa siano riconoscibili prima ancora della partenza.

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Box – I numeri dell’indagine Didatour 2026

I numeri dell’indagine Didatour 2026

  • 99% degli istituti coinvolti ha organizzato almeno un’uscita didattica o un viaggio d’istruzione nel 2025-2026.
  • 75% ha proposto entrambe le tipologie di esperienza.
  • 22% ha organizzato esclusivamente uscite di una giornata.
  • Oltre il 60% organizza soggiorni di una o due notti.
  • Entro 300 euro si colloca prevalentemente il budget per studente dei viaggi di più giorni.
  • Quasi il 90% dei viaggi si concentra tra marzo e giugno.
  • Oltre due terzi degli istituti concentra le scelte tra settembre e ottobre.

I dati si riferiscono al campione coinvolto nell’indagine e non devono essere automaticamente estesi all’intero universo delle scuole italiane.