Turismi

Il turismo termale italiano in cifre: ecco perché può ancora crescere (seconda parte)

Dopo un primo ragionamento che ha permesso di conoscere l’evoluzione e le varie sfaccettature che caratterizzano il turismo termale in Italia, Anna Zollo analizza più a fondo il settore per comprendere se abbia o meno reali prospettive di crescita. Facendo leva sui dati di Federterme, Istat e Isnart, traccia una fotografia nitida del comparto. Ma soprattutto suggerisce le possibili vie per trasformare in autentica risorsa un patrimonio finora sfruttato al minimo delle sue oggettive potenzialità

Se si considera che l’Italia è il Paese europeo che vanta il maggior numero di stabilimenti termali, soprattutto grazie alla sua particolare conformazione geologica, ricca di fenomeni vulcanici, questo ci permette di comprendere il ruolo che il termalismo ha sempre rivestito nell’economia nazionale.

Le imprese legate al benessere sono in Italia oltre 30mila, di cui il 78% nelle regioni del Nord Italia. All’interno di questo insieme, i centri benessere sono 2.488, pari all’8% del totale, due terzi dei quali al Nord. Attraverso questi dati è possibile stimare che il solo giro d’affari delle SPA (salus per aquam), metà delle quali collegate ad hotel, abbia superato nel 2009 il miliardo di euro e raggiunge i 4 miliardi con l’indotto.

Le località termali e del turismo del benessere (cosiddetto wellness) accolgono, invece, il 4,2% delle presenze turistiche stimate nelle strutture ricettive alberghiere ed extralberghiere in Italia, ovvero oltre 15 milioni di presenze all’anno.

Da un punto di vista territoriale si evince, invece, come gli stabilimenti siano concentrati in alcune regioni. La distribuzione fra le varie aree e regioni di riferimento è condizionata proprio dalla forte incidenza degli stabilimenti presso gli esercizi ricettivi.

In Campania il maggior numero di stabilimenti termali

Le regioni con il più alto numero di stabilimenti termali sono la Campania (114) e il Veneto (110), seguite nell’ordine dall’Emilia-Romagna (24), dalla Toscana (22), dal Lazio (18) e dalla Lombardia (16). Per Campania e Veneto, vista la particolarità dell’offerta, fondata proprio sugli alberghi termali, il fenomeno è difficilmente quantificabile in quanto molte prestazioni sono comprese all’interno dei pacchetti di offerta e non vengono rilevati.

Questa sistematizzazione territoriale permette di constatare anche da un punto di vista economico l’impatto che il termale ha avuto nelle regioni. Il Nord, infatti, ha saputo cogliere immediatamente il vantaggio, creando numerosi posti di lavoro (i dati evidenziano infatti un maggior numero di risorse umane impiegate e qualità del servizio).

Ma è il centro nord a fare incetta di turisti

La Toscana, il Veneto e il Trentino Alto Adige hanno fatto registrare il maggior numero di flussi turistici nelle località termali, sia in termini di arrivi che di presenze. Negli ultimi anni l’occupazione delle camere nelle località termali, sebbene non sia mai scesa al di sotto del 30%, ha subito un significativo calo.

I dati sono difformi se si considera il sistema termale in base in base alle strutture ricettive dedicate alle terme o che hanno all’interno della struttura una Spa.

Secondo i dati del Rapporto Federterme 2011 (Associazione Italiana di categoria delle industrie termali e delle acque minerali) le imprese italiane classificate come aziende termali sono 378. Offrono, complessivamente, 27.867 posti letto, di cui, quasi il 50% localizzato nel Nord Italia. Il Veneto è la prima regione italiana con 85 aziende termali, seguita da Campania (55) e Toscana (23).

Ricettività e ricavi nelle destinazioni termali

Secondo i dati Istat, relativi alla capacità degli esercizi ricettivi, i comuni “termali” in Italia sono 93, all’interno dei quali si contano 3.709 strutture ricettive, di cui quasi il 60% è costituito dagli esercizi complementari (in prevalenza alloggi in affitto). Per quanto riguarda la numerosità dei posti letto, sono i campeggi e villaggi turistici a offrire la quota maggiore (circa 10.000).

La capacità ricettiva nelle destinazioni termali sfiora dunque i 28mila posti letto, di cui oltre la metà in strutture alberghiere principalmente 3 e 4 stelle. Il bilancio del settore termale conta, quindi, 787.964.000 euro di ricavi totali (1,7% in più rispetto al dato dell’anno precedente), di cui il 54% deriva dalle cure termali, il 35,6% dai servizi ricettivi e il 10,2% dalle prestazioni per il benessere (Federterme).

Secondo i dati ISTAT, relativi ai movimenti turistici negli esercizi ricettivi, gli arrivi nelle località termali sono stati 3.300.000, mentre le presenze sono circa 13.100.000. I principali periodi scelti sono i mesi estivi.

Il sistema termale presenta, quindi, delle caratteristiche abbastanza eterogenee che consentono di suddividere le aziende termali in diverse tipologie a seconda dei parametri utilizzati, ad esempio, considerando le tipologie di acqua termale e le modalità di somministrazione della stessa. Troviamo infatti acque che permettono la cura idroponica e altre ad esempio quella inalatoria.

L’identikit (e la provenienza) dei clienti

Il soggetto che usufruisce dei servizi termali prende il nome di “curista”. Ricorre alle terme quasi unicamente per usufruire di determinate terapie. Nella maggior parte dei casi si tratta di un soggetto con un età abbastanza elevata, il suo soggiorno è abbastanza lungo ed ha una elevata fidelizzazione sia verso le terme sia verso le strutture ricettivi in quanto preferisce un sevizio di mezza o anche pensione completa.

Si è trattato prevalentemente di clientela italiana, che ha rappresentato oltre il 60% degli arrivi e delle presenze. Rispetto a gli anni precedenti, il calo complessivo dei movimenti turistici in Italia, riflesso della crisi economica internazionale, ha riguardato anche il comparto termale, portando una contrazione del 1.1% negli arrivi e del 1.3 % nelle presenze.

Guardando alla domanda straniera, che ha rappresentato complessivamente il 3,1% del totale. I principali Paesi d’origine sono stati Austria, Svizzera e Francia. Fra le motivazioni che hanno spinto i viaggiatori a scegliere mete termali spiccano: la voglia di relax, la possibilità di dedicarsi al benessere e alla cura del corpo e di godere delle bellezze naturali del luogo, la vicinanza alla città di provenienza.

Quanto si spende nelle località termali

Per le vacanze termali in Italia, i turisti hanno speso, in media, a persona, 100 euro per il viaggio e circa 76 euro per l’alloggio. I dati evidenziano ottime perfomance di vendita registrate nelle imprese ricettive alberghiere ed extralberghiere nelle località termali.

I dati analizzati permettono di fare delle considerazioni. Il settore termale è in crescita, soprattutto per merito della modifica dello stile di vita e dei consumi. Ma affinché si possa “sfruttare” appieno le potenzialità del comparto è necessario ripensare alle azioni di rilancio e valorizzazione delle aree a vocazione termale.

Le azioni per intervenire in maniera efficace per lo sviluppo del settore devono necessariamente tener conto che il prodotto turistico è il risultato dell’azione su tutte le nuove leve di intervento: Governance, Comunicazione e promozione, Canali di vendita, Offerta prodotti, Ricettivo, Trasporti e infrastrutture, Formazione e competenze, Investimenti, Assetto normativo.

Inoltre è fondamentale considerare che l’esperienza del turista ad un processo è di tipo “end to end”, dal momento in cui il potenziale turista sviluppa un desiderio di partire a quando, una volta ritornato a casa, alimenterà il ricordo e il desiderio di tornare.

Le prospettive di crescita del settore termale nazionale

Quindi è fondamentale considerare l’immagine della destinazione turistica nel suo complesso (percepita e progettata). Questo modo di pensare all’esperienza turistica è importante soprattutto per i week-enders europei, che tornano in luogo se le esperienze vissute sono state soddisfacenti.

Il settore termale nazionale è un circuito ancora in fase di costruzione, in quanto l’attuale offerta di servizi termali opera in maniera poco aggregata con una logica di rete regionale in crescita, ed è attualmente poco inserita nei principali circuiti del turismo nazionale ed internazionale.

A livello nazionale il turismo termale ha rilevanza modesta, ma se gestito bene può acquisire visibilità e divenire una componente significativa della complessiva offerta turistica italiana.

I comuni termali oggi esistenti rappresentano sicuramente una ricchezza per le comunità locali, prospicienti l’area termale, ma bisogna ancora investire molto in strategie (non solo economiche) che facciano diventare fonte di ricchezza per tutta la comunità regionale le risorse connesse al termalismo.

Il ruolo delle istituzioni

É necessario che vi sia una sinergia fra i diversi stakeholders, dove il ruolo primario deve essere svolto dagli enti pubblici locali che devono “orientare” e “guidare” tutti gli attori sociali coinvolti: gli Enti locali, le Amministrazioni del settore e gli Operatori economici (investitori di risorse pubblico-private).

La suddetta indicazione del percorso da seguire permetterà di adottare adeguate azioni politiche di orientamento, programmando anche le risorse economiche destinate allo scopo dal bilancio regionale. Le attività suddette devono avere la finzione anche a “stimolare” azioni ed iniziative dal “basso”, ovvero contribuire ad instillare una visione di “sistema” nei Soggetti interessati.

Bibliografia

  • AA.VV 2014 2° Global Forum on Tourism Statistics. Centro Studi, Istat Roma, 13–22, 45,53. Becheri E. 2007,
  • Turismo termale e del benessere in Toscana: fra tradizione ed innovazione, Mercury Sitet, Firenze.
  • Capasso A.,, Migliaccio M.,2005. Evoluzione del settore termale. Prospettive e modelli di sviluppo per le imprese italiane, Franco Angeli.
  • ISNART 2013 Impresa turismo, Unioncamere, Roma, 13–23. ISTAT. Istituto Statistico Italiano (Ufficio di Statistica Italiano).
  • Federterme 2012. Rapporto sul sistema del benesssere termale, Turistica Milano, 59–62.
  • Federterme, Mercury S.r.l., 2004, Rapporto sul sistema termale in Italia (seconda edizione), a cura di Becheri E., Il sole 24 ore, Milano.
  • ONIT 2012 XVII Rapporto sul turismo italiano Il Benessere termale in Italia, Mercury, Milano 533–543.
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