Hospitality

Airbnb continua a crescere, giro d’affari da oltre 30 miliardi di dollari

In un articolo pubblicato di recente abbiamo focalizzato l’attenzione sul fenomeno Airbnb, la società per l’affitto di case e camere che viaggia a vele spiegate, con la bellezza di 30 milioni di utenti al mese.

Nello stesso post si è arrivati anche a parlare di Airbnb Model, un modello che può fare scuola, essere d’esempio e dunque offrire spunti per nuove opportunità in questo settore. O comunque di indicare una nuova via per fare business.

Ebbene: questo illuminante contributo sulla sharing economy, ha spinto al redazione di Formazione Turismo a cercare qualche altra news. Per comprendere se questo sia solo un fuoco di paglia oppure se davvero ci si trova di fronte a qualcosa di realmente rivoluzionario e duraturo.

Una macchina da soldi. E numeri da record

I risultati sono stati per certi versi sorprendenti. Proprio una manciata di giorni fa il Wall Street Journal (che non è esattamente il Corriere dei piccoli) ha parlato di una nuova raccolta di fondi, pari a 850 milioni di dollari, che ha portato la società a toccare un valore sbalorditivo: 30 miliardi di dollari.

Significa che ogni azione di Airbnb – che ha nel frattempo ha messo radici in 191 Paesi e 34mila città – vale 105 dollari, contro i poco più di 93 relativi all’ultima raccolta.

Raccolta fondi: c’è anche Google Capital

Ma la notizia che suscita maggiore curiosità e interesse – almeno per chi è fuori da certe dinamiche – forse è un’altra: stando sempre al Wall Street Journal, Airbnb vanta tra i principali sostenitori Google Capital, la divisione di investimento di Alphabet, la holding a cui fa capo Google.

È stata proprio Google Capital a guidare l’ultima raccolta fondi, orchestrata con ogni probabilità per mettere un freno a chi spinge per la quotazione del gruppo.

Per lo meno non se ne parlerà né quest’anno né nel 2017. Ma questa è un’altra storia. Che comunque la dice lunga sul crescente interesse intorno a un “modello” la cui ascesa sembra inarrestabile. Almeno per ora.

Estate 2016: a vele spiegate anche in Italia

Certo è che i numeri cominciano a pesare anche in Italia. L’estate 2016, appena finita in archivio, è stata da record per Airbnb: ha accolto poco meno di 2 milioni e mezzo di viaggiatori (2,4) – si legge sull’Ansa – con un incremento del 58% rispetto al 2015.

Nel giro di un anno, in altre parole, i viaggiatori che si sono affidati a questi “affittacamere” del nuovo millennio sono più che raddoppiati.

Salento e Sicilia le mete più richieste

L’80% dei viaggiatori arriva dall’estero, mentre la permanenza media è di quattro giorni. Le mete più gettonate? Continua a fare furore il Salento, seguito da Trapani e dal resto della Sicilia.

Gli italiani che hanno scelto Airbnb per le loro vacanze nel loro Paese sono stati 400mila, ma in tanti lo hanno scelto anche per andare all’estero.

Con 2,4 milioni di visitatori l’Italia si avvicina alla Francia, che con i suoi 3,6 milioni resta la nazione europea più visitata.

Il Bel Paese si piazza davanti alla Spagna (2,2 milioni) e all’Inghilterra (1,6 milioni). Ma è pur vero che quest’anno Airbnb ha fatto registrare un vero e proprio boom tra i sudditi di Sua Maestà: +94%.

Il futuro è nelle mani della sharing economy

Beh, con queste premesse, c’è da giurare che il “modello” di cui si parlava è destinato a stupire ancora. E a produrre.

Del resto anche durante il convegno di Eupolis Lombardia (centro studi di ricerca regionale) non solo è stato sottolineato il continuo aumento delle piattaforme di sharing economy, ma si parla di un giro d’affari destinato a lievitare in maniera impressionante in futuro: dagli attuali 3,5 miliardi si potrebbe arrivare a toccare quota 15/20 miliardi nel giro di 10 anni.

E – strano ma vero – sembra proprio che gli italiani siano affascinati dall’avanzata di questa nuova frontiera dell’economia globale: “Da una ricerca Nielsen – rivela Askanews – emerge infatti che più della metà degli italiani (55%) si dichiara pronto a condividere, una percentuale superiore a tedeschi (46%), spagnoli (53%), francesi (29%) e inglesi (29%). Il problema è il tasso di utilizzo, che è fermo: solo il 22% degli italiani usa Internet per condividere, contro il 25% degli inglesi e il 39% degli americani”.

Airbnb model, il futuro è tuo

Ma ciò non toglie che i margini di crescita siano potenzialmente elevati. Il modello Airbnb (il dibattito è aperto anche sul forum) può dunque funzionare. Ma a patto che si diano solide garanzie ai consumatori, attraverso la trasparenza e la credibilità di chi propone.

In effetti c’è da battere la diffidenza di una larga fetta della popolazione nel fare contrattazioni sul web, di mettersi nelle mani di sconosciuti.

Si prenda il caso dell’affitto delle case vacanze: finire nelle mani di un truffatore è purtroppo facile, come confermano anche le cronache degli ultimi mesi.

Ma anche questa piaga si può sconfiggere, insieme a un altro male oggi incurabile dell’Italia: l’evasione fiscale.

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