Da project manager a consulente di viaggi: la svolta di Filippo Pagani in Evolution Travel
Ci sono carriere che, viste da fuori, sembrano lineari. Poi ascolti una storia come quella di Filippo Pagani e capisci che il punto non è “cambiare lavoro”, ma tornare a riconoscersi in quello che si fa ogni giorno.
Nella video-intervista realizzata per FormazioneTurismo.com, Filippo racconta il suo percorso: dagli anni nel mondo della comunicazione – iniziati alla fine dei ’90 – fino alla scelta di diventare consulente di viaggi online dentro il network Evolution Travel.
Un passaggio maturato con calma, con una consapevolezza che a un certo punto si è fatta inevitabile: se non ti diverti più, prima o poi devi rimettere mano alla rotta.
Un passato nella comunicazione, una costante: il project management
Filippo arriva dalla comunicazione. Si forma in area creativa (art direction) e nel 1999 apre una sua agenzia, in un momento in cui il digitale era ancora un territorio giovane, pieno di possibilità e sperimentazione.
Per quasi vent’anni lavora con un team, segue clienti, coordina progetti: di fatto, fa ciò che gli è sempre venuto naturale, organizzare, pianificare, far funzionare le cose.
Poi, come spesso succede quando si entra in contesti sempre più grandi, il perimetro cambia.
Fusioni, evoluzioni, fino a ritrovarsi in una multinazionale.
Il lavoro, dice lui, rimane più o meno lo stesso, ma cambia la percezione: meno controllo, più dinamiche da gestire, meno spazio per quella “magia” che all’inizio lo accendeva davvero.
Ed è lì che torna a galla un’altra passione, più personale: il viaggio.
La passione per i viaggi… e la domanda giusta

Filippo racconta un dettaglio semplice, ma molto riconoscibile: per anni ha organizzato viaggi per sé, per la famiglia, per gli amici.
Cartine, itinerari, incastri, tappe: il piacere di costruire un percorso.
A un certo punto, complice anche una spinta in famiglia, arriva la domanda: se questa cosa ti riesce bene e ti piace così tanto, perché non provi a farla anche per lavoro?
Il punto però non è “mettersi a vendere viaggi”.
È capire che fare un viaggio per te (con strumenti e responsabilità da viaggiatore) non è la stessa cosa che progettarlo per altri, con tutele, procedure, garanzie, gestione degli imprevisti.
È qui che Filippo inizia a guardare seriamente al settore e, dopo alcune valutazioni, entra in Evolution Travel.
All’inizio non lo fa a tempo pieno: parte come seconda attività, la sera e nei weekend.
Poi cresce, prende confidenza, capisce come funziona davvero questo lavoro.
E nel marzo 2025 arriva la decisione: lascia il resto e lo fa full time.
Perché Evolution Travel: “il network fa la differenza quando servono risposte”
Uno dei passaggi più interessanti dell’intervista riguarda proprio questo: cosa lo ha convinto.
Filippo non parla solo di opportunità, né di “cambio vita” in stile slogan.
Parla di una cosa molto concreta: non essere soli.
Da libero professionista puoi gestire clienti e attività come preferisci.
Ma quando arrivano i problemi la differenza la fa chi hai accanto.
Un volo cancellato, un meteo che sballa un itinerario, un cliente bloccato, un’ansia da risolvere in tempi rapidi: nei primi mesi, senza esperienza, è facile sentirsi spiazzati.
Ed è qui che il network diventa sostanza: confronto con colleghi, supporto operativo del back office aziendale indicazioni chiare su come muoversi.
Poi, col tempo, quelle competenze diventano tue.
Ma all’inizio, come dice Filippo, “è fondamentale che qualcuno ti dica cosa fare”.
Lavoro da remoto sì, ma non da “isolati”

Un’altra cosa che emerge è il suo rapporto con il lavoro online.
Per Filippo il remoto non è una moda post-Covid: lo praticava già da anni, con team che in alcuni casi non aveva nemmeno incontrato di persona.
In Evolution Travel ritrova una logica simile: il lavoro quotidiano passa da call, chat, scambi e soprattutto formazione continui.
Ma non manca anche una dimensione “fisica”: gruppi territoriali, referenti, momenti di incontro periodici.
In pratica: autonomia, sì, ma con una rete che resta viva.
Il cliente, prima di tutto: ascoltare e costruire insieme
Quando parla del rapporto con i clienti, Filippo cambia tono.
È il pezzo più “personale” dell’intervista.
Dice una cosa semplice: oggi gli piace lavorare perché parla con persone che stanno immaginando un viaggio, quindi persone in una fase positiva, carica di desideri e aspettative.
Il suo approccio è quello del progettista: ascolto, domande, comprensione del bisogno e poi costruzione dell’itinerario insieme.
Non un pacchetto da scaffale, ma un percorso che prende forma dialogando.
E qui torna utile tutta la sua storia precedente: non vende “solo” un servizio, gestisce un progetto.
La sua specializzazione: Stati Uniti, ma non solo New York

Filippo lo dice senza esitazioni: la sua grande passione sono gli Stati Uniti.
E non solo le grandi città.
Anzi: lo affascina soprattutto “il resto”, l’America degli spazi infiniti, del deserto, delle strade lunghe e dritte, dell’Arizona e dello Utah.
Nell’intervista accenna anche ai prossimi viaggi: una nuova esperienza on the road per il centenario della Route 66, una settimana a New York, e poi l’idea di un New England autunnale per il foliage.
E tra i sogni futuri, il Sudamerica, ancora poco esplorato.
La soddisfazione più grande: far partire chi non avrebbe mai osato

Il punto più forte arriva quando racconta cosa gli dà davvero soddisfazione.
Non è solo l’itinerario “perfetto” per chi viaggia spesso.
Sono soprattutto quelle persone che, senza un supporto, non avrebbero mai fatto quel viaggio.
Chi è alla prima esperienza importante, chi è spaventato dall’oltremare, chi si sente insicuro.
Tornare a casa e dirti: “Da soli non ce l’avremmo fatta”.
Ecco: lì capisci che il tuo lavoro non è solo organizzare, ma rendere possibile.
Un consiglio per chi vuole iniziare
A chi sogna di lavorare nel turismo partendo da una semplice passione per i viaggi, Filippo risponde in modo molto netto: la passione è l’innesco, ma non basta.
Serve voglia di costruire un progetto professionale, serve disciplina, serve metodo.
E serve – soprattutto all’inizio – un contesto che ti aiuti a evitare errori, che ti dia struttura e supporto, senza lasciarti “a galleggiare” da solo in mezzo a procedure e imprevisti.
“Sono tornato a divertirmi”
In chiusura, Filippo riassume tutto con una frase che suona più vera di qualsiasi claim: “Sono tornato a divertirmi”.
Dopo anni in cui il lavoro era diventato troppo distante da quello che sentiva suo, oggi ha ritrovato un progetto personale, un ritmo più vicino al suo modo di essere, e una rete che lo sostiene.
Non un salto nel vuoto, ma un cambio di direzione costruito passo dopo passo.
E forse è proprio questo che resta, ascoltando la sua storia: nel turismo, come in altri settori, non vincono solo le competenze.
Vince chi riesce a mettere insieme passione, metodo e persone.
Guarda la videointervista completa a Filippo Pagani
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