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Miscellanea

Coronavirus, perché la mafia vuole prendersi prende cura dei nostri affari
L'intervento pubblicato su The Guardian. Speculare sui bisogni è l'arte del profitto, e le mafie sono la massima espressione di quest'arte. La pandemia da Covid-19 lo sta confermando. Ma è nella ripresa che le vedremo ancora più attive

di ROBERTO SAVIANO

26 aprile 2020


Le epidemie rappresentano una grande occasione per molti affari: la velocità nel creare gare d'appalto, lo stanziamento di fondi straordinari, la possibilità di movimentare merci e denaro senza la normale pressione dei controlli di polizia sono manna per la classe imprenditoriale. Speculare sui bisogni è l’arte del profitto, e le mafie sono la massima espressione di quest’arte. La pandemia da Covid-19 lo sta confermando. Con il solito fiuto per gli affari che le caratterizza, negli ultimi decenni le mafie hanno investito in imprese multiservizi (mense, pulizie, disinfezione), lavanderie industriali, trasporti, pompe funebri, raccolta dei rifiuti, distribuzione di generi alimentari, settore sanitario. Tutti ambiti che sono divenuti fondamentali nelle ultime settimane e lo rimarranno probabilmente ancora a lungo. La Polizia italiana ha già lanciato l’allarme sull’interesse dei clan ad investire nella produzione e distribuzione del cosiddetto “kit da epidemia”, composto da mascherine, gel igienizzante e guanti di lattice, prodotti oggi quasi introvabili e la cui massiccia richiesta (che sicuramente è destinata a permanere nei prossimi mesi) ha fatto salire i prezzi alle stelle ovunque. Per la 'ndrangheta non sarebbe un business totalmente nuovo, dato che da anni è entrata con i suoi capitali nel settore delle farmacie e parafarmacie, come diverse inchieste dell’Antimafia italiana hanno dimostrato.
Nel marzo 2016 un’inchiesta della Dda di Milano rivelò gli interessi della mafia calabrese sul mercato farmaceutico lombardo e la nuova abitudine di far laureare i figli degli affiliati in Farmacia o Medicina per poi piazzarli nelle strutture sanitarie e avere così degli interlocutori affidabili.

Ma gli affari non sono l’unico beneficio che le epidemie portano alle organizzazioni criminali: l’altro, per certi versi ancora più redditizio, è il silenzio. Nel momento in cui tutta l’attenzione è monopolizzata dall’epidemia, i clan possono agire indisturbati. Lo spazio (già esiguo) che occupavano nelle cronache sparisce, perché il nemico n° 1 su cui impegnare tutti gli sforzi è il virus.
Nel mese di febbraio in Messico sono state uccise in media 98 persone al giorno, in marzo il numero è salito a 99 al giorno, quasi tutte vittime dei cartelli del narcotraffico; all’inizio di questo mese, 19 persone sono state uccise in una sparatoria tra narcos a Madera, stato di Chihuahua. Eppure, queste notizie non sono arrivate sui nostri giornali, non sono state oggetto di discussione politica internazionale, perché anche la morte in tempi di pandemia è solo quella data dal virus.

Inoltre, con gran parte delle forze dell’ordine impegnata sul fronte del contrasto al Covid-19, il controllo in mare e nei porti si è abbassato, lasciando ampi spazi liberi alla circolazione delle droghe e favorendo quindi cartelli e clan sulla vendita di droga all’ingrosso. Al dettaglio si è registrata una impennata di vendite a livello internazionale poco prima del lockdown: spaventati dall’idea di dover rimanere chiusi in casa per settimane, i clienti hanno fatto scorte di droga esattamente come hanno fatto con il cibo. Prova ne sono le file davanti ai coffee shop di Amsterdam e l’aumento esponenziale delle richieste di marijuana ai pusher di New York nelle ore in cui le misure restrittive erano state annunciate.

In Italia, i clan, che hanno perso le tradizionali piazze di spaccio davanti alle scuole e nei parchi chiusi per via del lockdown, hanno dovuto ripiegare sulla consegna a domicilio su richiesta, adottando il metodo che nei Paesi anglosassoni è conosciuto come Dial-a-Dealer. Ma c’è un altro porta-a-porta che le mafie italiane – e in particolare la camorra – stanno mettendo in atto: quello per la spesa quotidiana. Nei quartieri più disagiati di Napoli, dove la gente è rimasta senza lavoro (spesso in nero), sono i clan che stanno provvedendo al welfare: non solo vengono in soccorso alle famiglie con pane, latte e beni primari, ma secondo fonti investigative hanno anche cominciato a fornire prestiti a usura senza applicare i soliti interessi “a strozzo” del
50%-70%, bensì interessi più ragionevoli, anche più convenienti di quelli che una banca applicherebbe. Del resto, la richiesta di prestiti è così alta in questo periodo di crisi che si guadagna comunque anche abbassando i tassi. Le organizzazioni fanno leva sulla fame: se hai fame, cerchi pane, non ti importa da quale forno abbia origine.

Provvedendo alla spesa quotidiana delle famiglie bisognose, i clan stanno investendo sul consenso: i disperati che oggi ricevono da loro un aiuto, sapranno – o meglio, dovranno – essere riconoscenti quando tutto ripartirà e i clan avranno bisogno di manodopera per i loro affari illeciti. La stessa strategia è stata messa in atto dai cartelli messicani: a Matamoros, in Tamaulipas, nei giorni scorsi il Cartello del Golfo ha consegnato pacchi contenenti beni di prima necessità a persone anziane e bisognose; negli stati di Jalisco e San Luis Potosí pacchi simili a questi sono distribuiti dal Cartello di Jalisco Nueva Generación, mentre a Guadalajara, regno del Cartello di Sinaloa, gli scatoloni portavano l’effigie del “Chapo” Guzmán, il boss ora rinchiuso in una cella degli Stati Uniti ma che continua a far sentire la sua presenza anche attraverso gesti come questo realizzati dalla sua famiglia.

Ma è nella ripresa che vedremo le mafie ancora più attive. Le imprese che usciranno piegate dell’emergenza Coronavirus potranno aver bisogno di un’iniezione di capitali per riprendere le loro attività, dalla ristorazione, al commercio, al ciclo del cemento, al turismo. Tutti settori in cui le mafie italiane sono già ben inserite, non solo in Italia, ma anche all’estero. Per ogni imprenditore sano che sta rischiando di chiudere il proprio ristorante o il proprio negozio, c’è un clan che è pronto a intervenire per rilevare l’attività o entrare in società con denaro contante in cambio di quote. L’enorme disponibilità di liquidi sporchi di cui dispongono è il loro lasciapassare nell’economia pulita. Per questo se gli Stati non agiscono sin d’ora sulle aziende in crisi, se attenderanno una fase di minore allarme, sarà troppo tardi: dove il Covid-19 non arriverà, arriveranno le mafie. Di questo l’Europa deve tenere conto nella discussione sui Coronabond e altri tipi di interventi finanziari.
La questione è cruciale per la risposta del Nord Europa – in particolare di Germania e Olanda – alla crisi economica che investirà Paesi come Italia e Spagna quando la pandemia da Covid-19 sarà passata. Molti credono che dare soldi all’Italia significherà ingrassare le sue mafie – come erroneamente sostenuto dal quotidiano tedesco Die Welt poche settimane fa – ma è esattamente il contrario: meno sostegno economico verrà dato ai Paesi in difficoltà per via della pandemia, più le mafie ne approfitteranno. Le mafie hanno già una pioggia di soldi, non è certo la liquidità il loro problema. Lo sanno bene molti centri finanziari come la City di Londra, il Lussemburgo, l’Olanda, la Svizzera, il Lichtenstein, Andorra, solo per citarne alcuni: in questi paradisi fiscali nel cuore dell’Europa - in cui, tra l’altro, finiscono costantemente i soldi sottratti al Fisco di altri Paesi europei – sono depositate le risorse mafiose pronte per essere spese in uno dei modi sopraelencati e non solo.

Le mafie non sono solo un problema italiano o dell’Est Europa, al contrario sono il motore vincente dell’Europa: come intervennero per salvare le banche a corto di liquidità durante la crisi finanziaria del 2008 (secondo quanto rivelato dall’UNODC), così nella crisi generata dalla pandemia c’è il rischio che siano loro a salvare le aziende europee.

Oggi siamo in emergenza, l’imperativo è sopravvivere. In contemporanea con questa epidemia, si stanno muovendo interessi criminali: conoscerli è parte della sopravvivenza.

https://www.repubblica.it/cronaca/2...527/?ref=RHPPTP-BH-I254947611-C12-P3-S1.12-T1
 
Aggiornamento del 26 aprile 2020
POSITIVI: 197.675 (+2.324) di cui 106.103 attuali (+256) questo dato è tornato a salire
DECEDUTI: 26.644 (+260)
GUARITI: 64.928 (+1.808)
NOTA: Forte calo nei decessi, ma tornano a salire gli “attualmente positivi”

Dall’inizio dell’epidemia di Coronavirus in Italia sono state accertate 197.675 persone che hanno contratto il virus Sars-CoV-2 (2.324 persone in più rispetto a ieri con una crescita del 1,2%) . Di queste 26.644 sono decedute (+280,+1 %) e 64.928 sono guarite o dimesse (+1.808, +2,9%). Attualmente i soggetti sicuramente positivi sono 106.103 (+256 rispetto a ieri ) (il conto sale a 197.675 se nel conteggio vengono giustamente inclusi anche i morti e i guariti, considerando così tutte le persone che sono state trovate positive al virus dall’inizio dell’epidemia). I dati sono stati forniti dalla Protezione civile.

Il DATO più IMPORTANTE: i pazienti ricoverati con sintomi sono 21.372 (-161 rispetto a ieri) e di questi 2.009 (-93, -4,4% rispetto a ieri ; ieri il calo era stato -71) mentre 82.722 sono in isolamento domiciliare fiduciario. Il calo dei pazienti in terapia intensiva è un dato veramente molto importante, ma purtroppo ancora contenuto, sebbene costante da dieci giorni.

ilmeteo.it
 
speriamo sia cominciata davvero la discesa. Ma vinceremo solo quando il virus deciderà di andarsene, secondo me. qui tutti fanno a gara, in tv, a sparare teorie, ma sembra in realtà che nessuno ci abbia capito una ceppa. Poi leggo certi articoli https://www.radiopico.it/mantova-cura-plasma-pazienti-guariti/ . La fonte non è tra le più accreditate, ma di queste guarigioni ieri sere se n'è parlato al tg5. Perché non si dà risalto a questa notizia?
 
La notizia non è nuova. Purtroppo Martino è una strada tutta in salita: trattandosi di plasma sono importanti le quantità, inoltre i donatori non dovrebbero smettere di donare. Il procedimento è complicato, anche perchè si tratterebbe di "investigare" il plasma ricevuto per accertare che non vi siano altre componenti microbiche ed infettanti: un lavoro immenso...
 
Permessi 104 e congedo parentale: si possono usare se si è in cassa integrazione?
Gentile esperto,
la mia azienda è dal 18/3 in cassa integrazione causa emergenza Covid. In questa situazione si possono utilizzare i 12 giorni aggiuntivi di Legge 104/92 oppure la cassa integrazione prevale sugli stessi? E i 15 giorni di congedo straordinario al 50% per chi ha figli di età inferiore a 12 anni?

26 Aprile 2020


Gentile lettore,
per i lavoratori in cassa integrazione occorre distinguere se la stessa è a zero ore oppure sono sottoposti ad orario ridotto. Se la Cassa integrazione è a zero ore non è prevista la possibilità di fruire dei permessi retribuiti previsti dalla legge 104/'92 durante il periodo di sospensione dell'attività lavorativa. Infatti, poiché il lavoratore è già assente dal lavoro decade il motivo per cui il permesso della legge 104 viene concesso. Cioè non vi è attività lavorativa ostativa alla possibilità del lavoratore di realizzare, ad esempio, il suo impegno di assistenza nei confronti del familiare in questione. Per quanto riguarda, invece, i lavoratori in Cassa integrazione, ma sottoposti ad orario ridotto, i diritti ai permessi maturano in proporzione alle ore di lavoro prestate e dunque il diritto ai permessi della legge 104 è attivo ma è necessario riproporzionare il numero dei giorni di permesso spettanti al lavoratore con lo stesso criterio usato per il part-time verticale.(Sul punto si vedano Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali interpello n. 46 del 3 ottobre 2008, Inps con Messaggio n. 026411 del 18 novembre 2009, messaggio Inps 3114 del 7 agosto 2018). Il Decreto Legge n. 18/2020, cosiddetto “Cura Italia”, prevede un congedo parentale straordinario di 15 giorni ulteriore rispetto a quello normalmente concesso dalla legge. In alternativa, è prevista l’assegnazione di un bonus per l’acquisto di servizi di baby-sitting nel limite di 600 euro, aumentato a 1.000 euro per il personale del Servizio sanitario nazionale e le Forze dell’ordine. Visto che si tratta di un congedo parentale, la cassa integrazione e il congedo parentale sono due istituti non cumulabili, pertanto, nel caso in cui il periodo di congedo parentale cada durante la sospensione Cig, la lavoratrice (o il lavoratore) percepirà il trattamento Cig che, tra l’altro, è più favorevole dei quello del congedo parentale. Sul tema, peraltro, si consiglia di approfondire quanto indicato dall’INPS con il messaggio n. 1621 dello scorso 15 aprile 2020.

https://www.repubblica.it/economia/...ione_-254621013/?ref=RHPF-VE-I0-C6-P3-S2.2-T1
 
Coronavirus: le bugie sui morti in tutta Europa
@neXt quotidiano | 28 Aprile 2020

Milena Gabanelli e Simona Ravizza raccontano oggi sul Corriere della Sera quanto sono davvero attendibili Italia, Spagna, Regno Unito, Francia, Svezia, Svizzera e Paesi Bassi nella comunicazione dei morti causati dal Coronavirus SARS-COV-2 e da COVID-19. In base alle statistiche ufficiali, oggi l’Italia è il Paese europeo più colpito dopo la Spagna.

Il drammatico bilancio delle vittime, ormai intorno alle 27mila, è addirittura il più alto. Per capire, però, il reale impatto del virus sul nostro Paese rispetto al resto d’Europa bisogna sapere chi dice davvero la verità e quanto è ridimensionato il numero dei decessi. I dati sulle morti da Covid-19, che ci vengono comunicati quotidianamente dalla Protezione civile, si riferiscono solo ai pazienti con una diagnosi accertata tramite il tampone, e quindi sono inferiori rispetto alla realtà. La stessa cosa avviene negli altri Paesi europei considerati.
Un’elaborazione dell’Istituto per gli studi di Politica internazionale (Ispi) sui morti registrati dai rispettivi Istituti di statistica nazionali, che Dataroom consulta in anteprima, ci permette di mettere a confronto Paese per Paese il numero dei morti di quest’anno con quelli degli anni precedenti. La differenza dovrebbe corrispondere alle morti da Covid-19, ma rispetto ai dati comunicati durante i mesi dell’epidemia c’è una notevole distanza.​
Lo studio dell’ISPI sui morti di Coronavirus cancellati (Corriere della Sera, 28 aprile 2020)
Cosa vuol dire? Che sono i morti sottostimati, cioè i pazienti che hanno contratto la malattia ma non sono stati tamponati e quelli deceduti per effetti collaterali del coronavirus: dai pazienti con infarti, ictus, aneurismi, o altre patologie, non visitati e soccorsi in tempo a causa degli ospedali pieni. Una volta individuato questo numero è possibile sapere anche quali sono i Paesi che hanno barato di più nella comunicazione e che hanno il tasso di mortalità in eccesso più alto per milione di abitanti.

La Spagna conta 68.056 decessi contro i 39.981 dello stesso periodo negli anni precedenti. È il Paese dove la crescita è maggiore: più 70%. I Paesi Bassi fanno registrare un più 50%(22.352 contro 14.895). Segue l’Italia con 78.757 decessi al 4 aprile contro 57.882. Gli ormai noti dati Istat ci dicono che a livello italiano l’aumento in media è del 36% (ben sappiamo, però, che la più colpita è la Lombardia con incrementi che arrivano a decuplicarsi nei comuni della Bergamasca). Anche il Regno Unito registra un più 36% (63.842 contro 46.877). Poi Svizzera più 25%, Francia e Svezia più 20%.
https://www.nextquotidiano.it/coronavirus-bugie-sui-morti-in-tutta-europa/

 
Aggiornamento del 28 aprile 2020

Secondo i dati forniti dal sito della Protezione civile in data 28 aprile, il totale dei casi di coronavirus in Italia è 201.505, con un incremento rispetto a ieri di 2.091 nuovi casi. Le persone attualmente positive sono 105.205, con una decrescita di 608 assistiti rispetto a ieri.

Tra i pazienti di Covid-19, 1.863 sono in cura presso le terapie intensive, con una decrescita di 93 pazienti rispetto a ieri.

19.723 sono invece le persone ricoverate con sintomi, con un decremento di 630 pazienti rispetto a ieri.

83.619 persone, ovvero il 79% degli attualmente positivi, sono in isolamento senza sintomi o con sintomi lievi.

Le vittime sono 382 e portano il totale a 27.359. Il numero complessivo dei dimessi e guariti sale invece a 68.941, con un incremento di 2.317 persone rispetto a ieri.

virgilio.it
 
Coronavirus, Franceschini: sarà un'estate di vacanze made in Italy
Sul sostegno ai settori culturali, spiega: "Darò risorse partendo dai meno protetti"

https://agcult.it/a/17871/2020-04-2...chini-sara-un-estate-di-vacanze-made-in-italy


Anche qui si parla di "bonus vacanza" per gli italiani, come Adriano aveva riportato in un post ieri.
Ho l'impressione che si voglia buttare fumo negli occhi, o che qualcuno li abbia foderati di prosciutto.
Dove sono i soldi della cassa integrazione? Qualcuno ha percezione che molte famiglie sono allo stremo e che solo la Caritas sta evitando che si rivoltino con violenza, e giustamente, per ottenere il pane? Non creo che la gente voglia godersi il sole in spiaggia con la pancia vuota e con il futuro nebuloso. Con quali soldi?????
Abbiamo chiaro il concetto di "priorità"?
 
Ultima modifica:
La notizia non è nuova. Purtroppo Martino è una strada tutta in salita: trattandosi di plasma sono importanti le quantità, inoltre i donatori non dovrebbero smettere di donare. Il procedimento è complicato, anche perchè si tratterebbe di "investigare" il plasma ricevuto per accertare che non vi siano altre componenti microbiche ed infettanti: un lavoro immenso...
Immaginavo che ci fosse un problema legato alle donazioni, ma speravo che il resto fosse meno complicato. e vabbè, speriamo bene, questa clausura comincia a pesare.
 
Aggiornamento

Calo record dei malati, crescono i guariti dal coronavirusin Italia: secondo quanto reso noto dalla Protezione Civile nel suo bollettino del 30 aprile i malati di Covid-19 sono scesi a 101.551, con un decremento di 3.106 in 24 ore. Le persone guarite sono salite a 75.945, con un incremento record di 4.693 rispetto a ieri. Si tratta dell’aumento maggiore dall’inizio dell’emergenza. Di questi 2.999 si sono registrati in Emilia Romagna.

Continua anche il trend in calo dei ricoveri in terapia intensiva: ad oggi sono 1.694, 101 in meno rispetto a ieri. Di questi, 605 sono in Lombardia, 29 in meno rispetto a ieri. Dei 101.551 malati complessivi, 18.149 sono ricoverati con sintomi e 81.708 in isolamento domiciliare.

Le vittime sono salite a 27.967, con un incremento di 285 in un giorno. I contagiati totali, vale a dire malati, vittime e guariti, sono 205.463, con un incremento rispetto a ieri di 1.872.

Ad oggi sono stati effettuati 1.979.217 tamponi che hanno riguardato complessivamente 1.354.901 persone. L’incremento del numero dei tamponi rispetto a ieri è di 68.456.

In conferenza stampa il capo della Protezione Civile Angelo Borrelli ha annunciato che quella di oggi è stata l’ultima: “Come vedete dai dati ci avviamo verso una nuova fase dell’evoluzione dell’emergenza e quindi abbiamo deciso di interrompere qui la nostra conferenza stampa”.

“I dati di oggi sono molto confortanti, significa che stiamo andando nella direzione giusta“. Lo ha detto Luca Richeldi del comitato tecnico scientifico, sottolineando che 6 regioni non fanno registrare decessi e altre 9 ne hanno meno di 10.

“Se guardiamo agli ultimi 15 giorni abbiamo dimezzato il numero dei deceduti, raddoppiato quello dei guariti, ridotto della metà le terapie intensive e ridotto significativamente il numero dei ricoverati”, ha spiegato.

virgilio.it
 
Buon Primo Maggio!

Strage sul lavoro: 2 morti ieri, già 98 per Covid
Primo Maggio. I dati Inail: ben 28mila denunce di infortuni da contagio. Ma sono solo il 40% del totale. Quasi la metà dei casi da contagio riguarda infermieri e tecnici. Il 71% del totale sono donne

Massimo Franchi
EDIZIONE DEL01.05.2020
PUBBLICATO30.4.2020, 23:59
Chissà cosa avrebbero detto a Renzi – che tira in ballo quelli di Bergamo e Brescia per Covid19 che chiederebbero di «ripartire» – i due morti sul lavoro di ieri o l’operaio dell’Ilva di Taranto suicida. La ripartenza, la fase 2 è già nei numeri, a partire da questi. Il tutto mentre l’Inail certifica ben 28mila denunce di contagi Covid19 sul lavoro e almeno 98 morti, aggiornati al 21 aprile.
PENSARE CHE LA PANDEMIA e il lockdown potessero far diminuire i morti sul lavoro si sta rivelando una pia illusione. La striscia di sangue non si è mai interrotta e anzi ora sembra riacellerare. Solo ieri un operaio è morto ad Ariano Irpino, durante i lavori di manutenzione di un cavalcavia Anas in contrada Torreamando. L’uomo, 38enne del posto, è stato travolto da una trave che si è staccata dalla gru.
Nel pomeriggio invece un uomo di 47 anni è morto a Torniella, nel comune di Roccastrada (Grosseto) dopo una caduta da cinque metri di altezza. L’uomo stava potando un albero, la caduta a terra è stata rovinosa ed è purtroppo deceduto poco dopo.
Non rientrerà invece nella casistica l’operaio dello stabilimento siderurgico ArcelorMittal di Taranto che si è tolto la vita nella sua abitazione, alla vigilia del suo 44esimo compleanno. L’Usb sottolinea che il lavoratore «fu affetto da un disturbo depressivo proprio durante il periodo del passaggio da Ilva ad ArcelorMittal. Per noi era un compagno, un amico, un collega, sempre in prima linea sui problemi legati alla fabbrica, lottava a nostro fianco partecipando attivamente a tutti gli scioperi, assemblee e dibattiti. Ha deciso di farla finita lasciando moglie e figli a cui va il nostro cordoglio». «È una tragedia che ci lascia tutti sgomenti, una sconfitta per tutti», ha scritto su twitter la Segretaria generale della Cisl Annamaria Furlan.
Un operaio è deceduto in un cantiere su un cavalcavia Anas ad Ariano Irpino. Un altro è caduto da un albero che stava potando a Roccastrada (Grosseto)​
Proprio ieri l’Inal ha reso noto i dati su questi mesi di pandemia. L’Inail ha già ricevuto oltre 28mila denunce di infortuni per contagio da Covid 19 con 98 casi mortali.
QUASI LA METÀ DEGLI INFORTUNI da contagio (45,7%) riguarda infermieri e altri tecnici della salute, seguiti da operatori socio-sanitari (18,9%), medici (14,2%) e operatori socio-assistenziali (6,2%). Il 67,8% delle 28mila denunce di infortunio arriva dalle quattro regioni più colpite dal Covid19: la Lombardia è la prima per denunce con il 35,1%, seguita dal Piemonte con il 13,4%. L’Emilia Romagna è terza con il 10,1% mentre il Veneto segue con il 9,2%.
I CASI MORTALI DA CONTAGIO sono stati 52 a marzo e 46 ad aprile, con dati conteggiati fino al 21 – mentre la Federazione degli Ordini sanitari medici stima in 150 i medici e 40 gli infermieri per un totale di 190.
I sindacati in queste settimane hanno però spesso contestato a Inail la difficoltà di far rientrare i casi di Covid19 in infortuni sul lavoro.
Nel complesso i 98 casi di morti denunciati sono però solo il 40% del totale dei decessi sul lavoro denunciati nel periodo preso in esame.
Prendendo in considerazione le diverse attività produttive, il settore della sanità e assistenza sociale – in cui rientrano ospedali, case di cura e case di riposo – registra il 72,8% dei casi di contagio sul lavoro. Il 71,1% dei contagiati sul lavoro sono donne e il 28,9% uomini, con un’età media di poco superiore ai 46 anni (46 per le donne, 47 per gli uomini). Tra gli infermieri e gli altri tecnici della salute, in particolare, più di tre denunce su quattro sono relative a lavoratrici. Il 12,6% dei casi riguarda invece lavoratori stranieri, tra i quali la percentuale delle donne è pari all’80%, molto probabilmente badanti. Concentrando l’attenzione sui 98 casi mortali denunciati, il rapporto tra i generi si inverte. I decessi dei lavoratori, infatti, sono stati 78, quelli delle lavoratrici 20, con un’età media pari a 58 anni sia per gli uomini che per le donne.
L’INAIL RICORDA COMUNQUE che questi dati sono provvisori e il loro confronto con quelli rilevati dall’Istituto superiore di sanità «richiede cautela». La platea Inail – spiega l’istituto – si riferisce solo ai lavoratori assicurati e non comprende quindi, ad esempio i medici di base, i medici liberi professionisti e i farmacisti.
«I nostri dati – spiega il presidente dell’Inail Franco Bettoni – confermano la maggiore esposizione al rischio del personale sanitario, al quale l’Istituto riconosce la presunzione semplice di origine professionale dell’infezione».

https://ilmanifesto.it/strage-sul-lavoro-2-morti-ieri-gia-98-per-covid/
 
ATTUALMENTE POSITIVI
100943
DECEDUTI
28236
GUARITI
78249


Dati 1° maggio, ore 18
Sono 207.428 i casi totali dall'inizio della pandemia:

  • 100.943 persone attualmente positive
  • 28.236 deceduti
  • 78.249 guariti.
Variazioni rispetto al precedente bollettino:

  • +1.965 nuovi casi positivi
  • + 269 deceduti
  • + 2.304 guariti
Tra i 100.943 attualmente positivi (-608):

  • 81.796 si trovano in isolamento domiciliare (+88)
  • 17.569 ricoverati con sintomi (- 580)
  • 1.578 in terapia intensiva (- 116)
Sono 2.053.425 (+74.208) i tamponi effettuati.

salute.gov.it
 
Aggiornamento 03 maggio

TOT. CONTAGIATI
210.717
3 MAGGIO
1.389
TOT. GUARITI
81.654
3 MAGGIO
1.740
TOT. DECEDUTI
28.884
3 MAGGIO
174
www.fanpage.it
E oggi o, meglio, tra due settimane, cosa accadrà? Ho letto che stamattina alle 6 a Milano tutto sommato la situazione era buona, solo qualche macchina in più, niente affollamenti alle fermate bus. Ma erano le 6 del mattino. Incrocio le dita, perché gli italiani disciplinati esistono più nei libri delle favole che nella realtà. Continuo a pregare per la morte del virus attraverso il suo suicidio. Un suicidio assistito, ma - si spera - pur sempre suicidio. Qualcuno sostiene anche questo: l'80% di questi virus nascono e muoiono da soli. Ma l'ho letto su Il Giornale, un quotidiano che già ai tempi dell'Università lo usavo per accendere il fuoco
 
ATTUALMENTE POSITIVI
99980
DECEDUTI
29079
GUARITI
82879


Dati 4 maggio, ore 18
Sono 211.938 i casi totali dall'inizio della pandemia:

  • 99.980 persone attualmente positive
  • 29.079 deceduti
  • 82.879 guariti.
Variazioni rispetto al precedente bollettino:

  • +1.221 nuovi casi positivi
  • + 195 deceduti
  • + 1.225 guariti
Tra i 99.980 attualmente positivi (-199):

  • 81.678 si trovano in isolamento domiciliare (+242)
  • 16.823 ricoverati con sintomi (- 419)
  • 1.479 in terapia intensiva (- 22)
Sono 2.191.403 (+37.631) i tamponi effettuati.
 
E oggi o, meglio, tra due settimane, cosa accadrà? Ho letto che stamattina alle 6 a Milano tutto sommato la situazione era buona, solo qualche macchina in più, niente affollamenti alle fermate bus. Ma erano le 6 del mattino. Incrocio le dita, perché gli italiani disciplinati esistono più nei libri delle favole che nella realtà. Continuo a pregare per la morte del virus attraverso il suo suicidio. Un suicidio assistito, ma - si spera - pur sempre suicidio. Qualcuno sostiene anche questo: l'80% di questi virus nascono e muoiono da soli. Ma l'ho letto su Il Giornale, un quotidiano che già ai tempi dell'Università lo usavo per accendere il fuoco
Io ritenevo tossici anche i :Dsuoi fumi....
 
Quello che Trump non dice del laboratorio di Wuhan
Virus Connection. Americani e francesi per anni hanno finanziato a Wuhan gli esperimenti sui virus, anche quelli che forse a casa loro non potevano fare

Alberto Negri
EDIZIONE DEL05.05.2020
PUBBLICATO4.5.2020, 23:59
Le prove della Virus Connection di Wuhan ci sono, eccome, non quelle però che «non» ci hanno fatto ancora vedere Trump e il suo scudiero Mike Pompeo quando accusano Pechino di avere «fabbricato» il Covid-19.
Sono le prove della collaborazione, a colpi di milioni di dollari, tra Stati Uniti, Francia e Cina proprio nei laboratori di massima sicurezza di Wuhan per lo studio dei virus animali. Su alcune queste ricerche Obama aveva messo una moratoria di quattro anni, riprese poi qualche tempo dopo con il convinto sostegno di Anthony Fauci, il boss da oltre 40 anni dell’epidemiologia americana. Americani e francesi per anni hanno finanziato a Wuhan gli esperimenti sui virus, anche quelli che forse a casa loro non potevano fare.
Questa è la Virus Connection che si nasconde nel rimbalzo tra le accuse di Trump e le repliche di Pechino sulle origini del Covid-19, ritenuto di origine naturale dalla maggior parte degli scienziati e non un esperimento da laboratorio.
Tira aria da guerra fredda tra Usa e Cina. In un discorso all’Onu nel 1974 Deng Xiapoing, allora inviato di Mao, affermò: «Mai la Cina ambirà a diventare una superpotenza». Oggi tutti pensano il contrario: Pechino nella crisi del coronavirus ha sbalzato gli Usa come nazione-guida.
L’ambiguità di fondo è come la Cina sia diventata una superpotenza: con la nostra complicità. Il Covid-19 è una vicenda emblematica. Tutto comincia quando i francesi nel 2004 avviano la costruzione a Wuhan un laboratorio di massima sicurezza per la ricerca dei virus animali. Gli scienziati cinesi per anni vengono addestrati all’Istituto Jean-Merieux di Lione sostenuto da Sanofi Pasteur, la più grande società di vaccini mondiale.
Nel 2017 il laboratorio di Wuhan viene inaugurato ma i cinesi tengono fuori i 50 ricercatori francesi che dovevano accedervi secondo gli accordi stipulati da Parigi. I francesi subiscono uno scacco imprevisto ma nella vicenda si inseriscono da protagonisti gli americani: a guidare l’operazione-Wuhan è proprio Anthony Fauci, l’uomo che Trump qualche settimana fa voleva licenziare, capo da 40 anni della sanità americana, consigliere di tutti i presidenti a partire da Reagan. Un esperto di virus ma anche di potere.
Ed ecco la Wuhan Connection. Nel 2019 Anthony Fauci, come capo del National Institutes of Allergy and Infectious Disease (Niaid), finanzia con 3,7 milioni di dollari un progetto sui virus proprio a Wuhan. E non erano certo i primi finanziamenti Usa: negli anni precedenti erano già arrivati altri 7,4 milioni. La ricerca è diretta dalla capa del laboratorio P4 Shi Zheng Li, la «signora dei pipistrelli», specializzata a Montpellier e a Lione. Decorata con la Legione d’Onore insieme al capo di tutti i laboratori cinesi, Yuan Zhiming. Insomma gli americani avevano fregato ai francesi la «loro» migliore scienziata in materia di virus da pipistrelli.
La collaborazione Usa-Cina doveva continuare quest’anno con una ricerca su come mutano i coronavirus quando attaccano l’uomo. Il progetto a Wuhan della EcoHetalth Alliance è stato cancellato soltanto il 24 aprile scorso, quando Trump, Macron e Merkel hanno cominciato ad accusare Pechino, ma anche l’Oms, di scarsa trasparenza sui dati della pandemia.
Ma qui di trasparenza se n’è vista poca anche in Occidente. Diversi scienziati americani avevano criticato la collaborazione con i cinesi perché in alcuni casi implicava la manipolazione genetica dei virus e rischi di «fuga» dai laboratori.
Un’eventualità che l’epidemiologa americana Jonna Mazet esclude decisamente su Business Insider: «Non c’è stata nessuna falla nel laboratorio: io stessa ho collaborato con i cinesi sui protocolli di sicurezza». E aggiunge un’informazione preziosa: «Ho parlato con Shi Zheng Li (la signora dei pipistrelli n.d.r.) e mi ha assicurato che nessuno aveva identificato il Covid-19 prima dell’esplosione di questa epidemia».
Ma la stessa scienziata americana ammette che non ha mai visitato personalmente il laboratorio P4 di Wuhan. Come i francesi anche gli americani che finanziavano Wuhan, pur conoscendo personalmente gli scienziati cinesi, ci avevano messo il piede dentro una volta sola.
Il problema è che la Wuhan Connection è una bomba politica. E ci racconta una storia un po’ diversa da quella ufficiale: i francesi e successivamente gli americani volevano fare in Cina esperimenti ad alto rischio vietati o sui quali erano stati espressi seri dubbi per motivi di sicurezza.
Nel 2014 sotto pressione dell’amministrazione del presidente Barack Obama il NIH aveva sospeso alcuni tipi gli esperimenti in corso sui virus. Al termine della moratoria, nel dicembre del 2017, Fauci fa riprendere gli esperimenti di ingegneria genetica. Ma in segreto. Viene infatti convocato un comitato a porte chiuse per esaminare i rischi dell’operazione che incontra l’opposizione di diversi scienziati. E per aggirarla Fauci finanzia i cinesi.
Non possiamo sapere, al momento, cosa sia accaduto a Wuhan. Ma una cosa è certa: soltanto adesso, con la pandemia del Covid-19, è affiorata la storia inquietante della Wuhan Connection.

https://ilmanifesto.it/quello-che-trump-non-dice-del-laboratorio-di-wuhan/
 
Non c'entra niente con il virus, oppure tantissimo, secondo i punti di vista.
Vorrei segnalare questa sera alle 21:15 su Rai5 il film "La legge del mercato" ("La loi du marchè") di Stephane Brizè.
Buona visione e buona meditazione.
 
Coronavirus, la situazione in Italia Aggiornato al 5 maggio 2020 alle ore 17.45, dati del ministero della Salute
16.270RICOVERATI CON SINTOMI-3,3%
1.427TERAPIA INTENSIVA-3,5%
80.770ISOLAMENTO DOMICILIARE-1,1%
98.467TOTALE ATTUALMENTE POSITIVI-1,5%
85.231DIMESSI / GUARITI+2,8%
29.315DECESSI+0,8%
213.013CASI TOTALI+0,5%
Le variazioni sono rispetto al giorno precedente in percentuale
 

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