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Miscellanea

Qualche giorno fa al telegiornale si sentiva dire che "gli italiani cominciano ad intaccare i risparmi", come minimizzare il problema, tanto ci sono ancora i risparmi...già, chi li ha i risparmi: tantissima gente a stento arriva a fine mese e soldi da parte per le emergenze non ne ha mai avuto....
Non dimentichiamocene, caro tg...
 
Decreto aprile: Reddito emergenza per 3 mesi, 1000 euro agli autonomi
Prende forma il nuovo Decreto che, nell’intenzione del governo, dovrà innescare ed accompagnare la Fase 2.

1.
Il Decreto aprile, che vede la luce a maggio inoltrato, prevede nuove misure di carattere economico a sostegno delle famiglie e dei lavoratori in difficoltà.

Nella bozza circolata e visionata dall’agenzia AGI, cambiano i parametri per i requisiti di accesso al reddito di cittadinanza “in relazione alla situazione di crisi economica e sociale determinata dall’emergenza epidemiologica”.

Rem fino a 800 euro per un massimo di tre mesi
“È istituito, a decorrere dal mese di maggio 2020, il Reddito di emergenza, di seguito denominato ‘Rem’, quale misura di sostegno al reddito per i nuclei familiari in conseguenza dell’emergenza epidemiologica da Covid-19”.
Il Rem “è erogato per tre mensilità a decorrere dal mese in cui è stata presentata la domanda”.
Le domande per il Rem possono essere presentate entro il termine del mese di luglio.

Questi i requisiti per potervi accedere:

  • residenza in Italia, verificata con riferimento al componente richiedente il beneficio;
  • un valore del reddito familiare, nel mese precedente la richiesta del beneficio e in ciascuna mensilità che precede le erogazioni successive, inferiore ad una soglia pari all’ammontare del beneficio di cui al comma 6;
  • un valore del patrimonio mobiliare familiare con riferimento all’anno 2019 inferiore a una soglia di euro 10.000, accresciuta di euro 5.000 per ogni componente successivo al primo e fino ad un massimo di euro 20.000;
  • un valore dell’Indicatore della Situazione Economica Equivalente (Isee) inferiore ad euro 15.000.
Nel caso di nuclei familiari percettori del reddito di cittadinanza, “il Rem può essere richiesto ad integrazione della somma goduta”.
Il Rem è determinato in un ammontare pari a 400 euro mensili fino ad un massimo comunque non superiore a 800 euro mensili”.
Non hanno diritto al Rem – si legge nella bozza del dl – i soggetti che si trovano in stato detentivo, per tutta la durata della pena, nonché coloro che sono ricoverati in istituti di cura di lunga degenza o altre strutture residenziali a totale carico dello Stato o di altra amministrazione pubblica”.

Per la richiesta, il riconoscimento e l’erogazione del Rem “si applicano le medesime modalità del reddito di cittadinanza”.
Il Rem “è comunque richiesto tramite modello di domanda predisposto dall’Inps e presentato secondo le modalità stabilite dall’Istituto”.
“Il Rem – si legge ancora nella bozza – è erogato per tre mensilità a decorrere dal mese in cui è stata presentata la domanda”.
“Le eventuali variazioni nel possesso dei requisiti sono comunicate all’Inps, nelle modalità indicate dall’Istituto, entro il decimo giorno successivo al mese in cui è occorsa la variazione.

Il beneficio è sospeso dalla mensilità successiva a quella in cui la variazione nel possesso dei requisiti è intervenuta”, si legge ancora.
Ai fini della verifica del possesso dei requisiti l’Inps e l’Agenzia delle entrate “possono scambiare i dati relativi ai saldi e alle giacenze medie del patrimonio mobiliare dei componenti il nucleo familiare”.

“Nel caso in cui in esito a verifiche e controlli emerga il mancato possesso dei requisiti, il beneficio è immediatamente revocato, ferma restando la restituzione di quanto indebitamente percepito e le sanzioni previste a legislazione vigente”, si legge ancora nella bozza.

Indennità liberi professionisti fino 1000 euro
Ai liberi professionisti titolari di partita iva attiva alla data di entrata in vigore del presente decreto, iscritti alla Gestione separata di cui all’articolo 2, comma 26, della legge 8 agosto 1995, n. 335, non titolari di pensione e non iscritti ad altre forme previdenziali obbligatorie, che abbiano subito una comprovata riduzione di almeno il 33 per cento del reddito del secondo bimestre 2020, rispetto al reddito del secondo bimestre 2019, è riconosciuta una indennità per il mese di maggio 2020 pari a 1000 euro”.

“A tal fine – si legge nella bozza – il reddito è individuato secondo il principio di cassa come differenza tra i ricavi e i compensi percepiti e le spese effettivamente sostenute nel periodo interessato e nell’esercizio dell’attività, comprese le eventuali quote di ammortamento.
A tal fine il soggetto deve presentare all’Inps la domanda nella quale autocertifica il possesso dei requisiti di cui al presente comma.
L’Inps comunica all’Agenzia delle entrate i dati identificativi dei soggetti che hanno presentato l’autocertificazione per la verifica dei requisiti.
L’Agenzia delle entrate comunica all’Inps l’esito dei riscontri effettuati sulla verifica dei requisiti sul reddito di cui sopra con modalità e termini definiti con accordi di cooperazione tra le parti”.

quifinanza.it

2.
Commento di liside:


A maggio ci sarà un decreto che vedrà la luce a giugno, ma non è specificato di quale anno.
Si potrà fare domanda di indennità che cancella quella precedente, anche se serve a poco, tranne che a tenere impegnati i nostri burocrati che così possono giustificare lo stipendio pagato dai disagiati.
Il "Rem", così denominato, servirà a distrarre i richiedenti dai morsi della fame, nel frattempo è consigliato ascoltare qualche brano dei "REM" (consiglio personale).
Fra i requisiti, i beneficiari dovranno avere i capelli rossi con la scriminatura alla "Umberto", avere almento 60 anni, essere alti non più di un metro e venti e non essere affetti da nanismo.
Dovrà essere dimostrato che non si è mangiato da almeno 20 giorni consecutivi e di essere tifosi della Nocerina.

P.S.) L'articolo umoristico è il primo.
 
Ultima modifica:
Coronavirus, la situazione in ItaliaAggiornato al 6 maggio 2020 alle ore 17.45, dati del ministero della Salute
15.769RICOVERATI CON SINTOMI-3,1%
1.333TERAPIA INTENSIVA-6,6%
74.426ISOLAMENTO DOMICILIARE-7,9%
91.528TOTALE ATTUALMENTE POSITIVI-7,0%
93.245DIMESSI / GUARITI+9,4%
29.684DECESSI+1,3%
214.457CASI TOTALI+0,7%
Le variazioni sono rispetto al giorno precedente in percentuale
 
Ripensare la globalizzazione...
«In fila alle mense della Caritas oggi ci sono anche negozianti, artigiani e stagionali»
L'associazione ha più che raddoppiato gli aiuti distribuiti. «A chiedere aiuto sono famiglie che, fino all’inizio di marzo mai avrebbero pensato di finire in povertà e di non avere neanche i soldi per fare la spesa» spiega Nunzia De Capite
DI GLORIA RIVA

https://espresso.repubblica.it/attu...onavirus-mense-caritas-1.347787?ref=HEF_RULLO
 
Coronavirus, la situazione in ItaliaAggiornato al 7 maggio 2020 alle ore 17.45, dati del ministero della Salute
15.174RICOVERATI CON SINTOMI-3,8%
1.311TERAPIA INTENSIVA-1,7%
73.139ISOLAMENTO DOMICILIARE-1,7%
89.624TOTALE ATTUALMENTE POSITIVI-2,1%
96.276DIMESSI / GUARITI+3,3%
29.958DECESSI+0,9%
215.858CASI TOTALI+0,7%
Le variazioni sono rispetto al giorno precedente in percentuale
 
Coronavirus, la situazione in Italia. Aggiornato all'11 maggio 2020 alle ore 17.45, dati del ministero della Salute
13.539RICOVERATI CON SINTOMI-79 (-0,6%)
999TERAPIA INTENSIVA-28 (-2,7%)
67.950ISOLAMENTO DOMICILIARE-729 (-1,1%)
82.488TOTALE ATTUALMENTE POSITIVI-836 (-1,0%)
106.587DIMESSI / GUARITI+1.401 (+1,3%)
30.739DECESSI+179 (+0,6%)
219.814CASI TOTALI+744 (+0,3%)
Le variazioni sono rispetto al giorno precedente
 
Coronavirus, la situazione in Italia Aggiornato al 12 maggio 2020 alle ore 18.00, dati del ministero della Salute
12.865RICOVERATI CON SINTOMI-674 (-5,0%)
952TERAPIA INTENSIVA-47 (-4,7%)
67.449ISOLAMENTO DOMICILIARE-501 (-0,7%)
81.266TOTALE ATTUALMENTE POSITIVI-1.222 (-1,5%)
109.039DIMESSI / GUARITI+2.452 (+2,3%)30.911DECESSI+172 (+0,6%)
221.216CASI TOTALI+1.402 (+0,6%)
Le variazioni sono rispetto al giorno precedente
 
La nave "Allegra", o nave della vergogna, un catorcio resuscitato da Massimiliano Fedriga, indecente esponente della Lega Nord (ma non è il solo), e destinata ad ospitare anziani colpiti dal coronavirus, come un moderno lazzaretto, è ferma nel porto di Napoli, molo Beverello, e sembra destinata a restare lì vuota per lungo tempo. Fino a qualche giorno fa era destinata ad essere operativa.
Per la serie "senza pudore", un sentimento estinto.

Nave Covid Trieste: attrezzata e pronta per salpare
Ancora nel porto di Napoli, è attesa in Fvg settimana prossima
https://www.ansa.it/mare/notizie/ru...re-_85ebd305-9c58-4f8e-9ba7-aaf557356488.html
 
12/05/2020 - Il Manifesto
Con una forte spesa pubblica, il Pil tornerà a crescere

D i fronte alla recessione innescata dalla pandemia la domanda globale va sostenuta con robuste iniezioni di spesa pubblica, ancorché in disavanzo. Devono potenziarsi gli ammortizzatori sociali. Ciò vale in specie per chi senza cassa integrazione perderebbe il lavoro, per chi non lo ha ovvero era "in nero", per i poveri come pure per chi piccoli imprenditori e autonomi compresi - non era povero ma ha visto il suo reddito scemare e dispone di poco risparmio. Lo Stato può spingersi sino a garantire parte dei prestiti che le banche accordano, in particolare alle imprese. Le banche devono però pur sempre acquisire dati veridici sul merito di credito dei richiedenti. Andrebbero inoltre temporaneamente sollevate dal rischio penale legato ai casi di fallimento degli affidati, e delle revocatorie fallimentari. Vi è, tuttavia, un limite da non superare. E' quello di trasferire alle imprese private medio -grandi risorse pubbliche addirittura a fondo perduto e/o nella forma di capitale di rischio - le perdite sono praticamente certe! - fra l' altro lasciando il controllo e la gestione in mano agli attuali azionisti e amministratori. Una nuova IRI è irrealizzabile. Lo Stato deve sostenere la domanda, coprire la Cassa integrazione, aiutare chi ha bisogno. Il capitale compete ai proprietari delle imprese. Non è solo questione di moral hazard. Eletto a sistema, il cadeau che il mondo degli affari addirittura pretende dallo Stato collide col paradigma allocativo su cui si fonda un' economia di mercato capitalistica. In media, lungo un quarto di secolo gli azionisti e gli amministratori privati italiani hanno realizzato profitti e utili, anche lauti. Le imprese hanno potuto ridurre i debiti al disotto del 40% delle passività di bilancio. Si sono avvalse di bassi salari, di una spesa pubblica incontrollata nelle forniture, negli appalti, nei contributi, dell' evasione ed elusione delle imposte. Hanno esportato capitali, persino illegalmente. Soprattutto, lungo un quarto di secolo la più gran parte degli azionisti e amministratori ha investito poco e male nelle proprie imprese. Sia pure con meritevoli eccezioni e a differenza di altre fasi storiche, le imprese non hanno innovato, hanno lasciato che la produttività - del lavoro e totale dei fattori - ristagnasse, hanno continuato a confidare in qualche Oggi i capitalisti italiani sono chiamati a far leva, più che sui trasferimenti statali, sui loro patrimoni, che sono cospicui e per superare le attuali difficoltà andrebbero investiti nell' azienda. La categoria "fa Le imprese detengono un patrimonio tra i più elevati del Gruppo dei 7. Il 20% più ricco delle famiglie possiede 6 trilioni di euro, pur nel il ristagno della nostra economia miglie" dei conti finanziari - che comprende gli averi dei proprietari dei 4,4 milioni di imprese nostrane (in media con meno di quattro addetti, il bar all' angolo) - possedeva alla fine del 2017 un patrimonio netto di 9,7 trilioni di euro (per il 54% "reale", per il 46% "finanziario"), pari a quasi quattro volte il debito pubblico e oltremodo concentrato (l' indice di Gini nel 2016 era stimato in 0,61). Nonostante il ventennale ristagno dell' economia, in rapporto al reddito disponibile (8:1) una tale ricchezza resta la più elevata fra i paesi del Gruppo dei 7. La parte facente capo al 10% più agiato delle famiglie italiane è pari al 44% del totale (4,3 trilioni), quella detenuta dall' ulteriore 10% più agiato al 18% (altri 1,7 trilioni). Il 20% più ricco detiene quindi un patrimonio netto di sei trilioni di euro (due terzi del totale). E' ragionevole ritenere che in tale novero rientrino gli averi dei proprietari delle imprese e di chi le amministra (i 4,4 milioni di imprese corrispondono a poco meno del 20% dei 27 milioni di famiglie del Paese, un terzo delle quali unipersonali). Lo Stato, opportunamente e prudentemente, non percuote questi averi con una vera imposta patrimoniale. Dovrebbe tuttavia quantomeno astenersi dal contribuirvi ulteriormente profondendo nelle imprese trasferimenti a fondo perduto e capitale con risorse, che rischierebbero di dissolversi, da ultimo prelevate dal reddito dei contribuenti, soprattutto lavoratori e pensionati. È invece fondamentale che gli scarsi mezzi finanziari di cui la Repubblica dispone vadano ad alimentare investimenti pubblici, in specie nel Mezzogiorno. Devono con urgenza predisporsi, annunciarsi, attuarsi piani pluriennali di validi investimenti pubblici in infrastrutture materiali e immateriali, scanditi secondo priorità a cominciare dalle strutture sanitarie, dalla cura dell' ambiente, dalla messa in sicurezza del territorio, dall' istruzio ne, la ricerca, l' ordine pubblico. Dal 2009 gli investimenti della PA sono stati colpevolmente tagliati - dai governi sia di destra sia di sinistra - di un terzo, quelli nella sanità quasi di due terzi. Non a caso l' Italia è incappata nell' epidemia virale con soli 3,2 posti -letto ospedalieri - terapia intensiva inclusa - per mille abitanti, rispetto ai 5 della media europea, accusando un più alto numero di vittime. L' investimento pubblico va rilanciato, posto al centro della politica economica che s' impone. E' l' unico strumento di bilancio capace di sostenere tanto la domanda quanto produttività e produzione, quindi l' offerta, oggi in parte bloccata. Essendo produttivo e non inflazionistico, è apprezzato dai mercati finanziari, dai creditori dello Stato. In un contesto di pesante recessione e di bassi tassi dell' interesse l' effetto moltiplicativo di investimenti pubblici, ben attuati, può arrivare a 3: si spende un punto di Pil e il Pil aumenta, in un biennio o triennio, del 3%. Si attivano non solo i consumi, ma gli stessi investimenti privati. L' effetto sul Pil di un aumento della spesa corrente o di una detassazione di analogo importo non raggiunge, invece, l' 1%. La spesa per investimenti pubblici produttivi, moltiplicando reddito e gettito fiscale, al di là del breve periodo si autofinanzia, abbatte il rapporto fra il debito pubblico e il Pil. Lo shock pandemico è "simmetrico", colpisce ogni paese, sia pure in misura diversa. E' essenziale che in aggiunta a quanto ha già deciso - ben più che in passato - l' Europa dia un fortissimo segnale di coesione e di coordinamento. La politica monetaria espansiva non può bastare, come non è bastata dopo il 2008, anche per la latitanza della politica di bilancio oltre che per i suoi errori. Le ipotesi sul tappeto - Mes per la sanità, senza iugulatorie condizioni; Recovery -bonds, Corona -bonds, Euro -bonds (titoli al di là dei nominalismi ac comunati dall' essere emessi dall' Unione); Sure; Bei; bilancio comunitario - sono nell' interesse di tutti gli europei. L' aumento complessivo di spesa pubblica di cui si discute è molto rilevante. Ma l' Europa è in grado di collocare suoi titoli a tassi dell' interesse e scadenze più favorevoli di quanto non possa fare la maggioranza dei suoi membri, a cominciare dall' Italia. Le risorse così raccolte verrebbero quindi trasferite ai singoli paesi sotto forma di crediti meno costosi e volatili di quelli ottenibili con le emissioni nazionali nel mercato obbligazionario, a cui gli Stati dovranno comunque far ricorso perché non tutta la nuova spesa è finanziabile attraverso la Ue. Il rinnovo del debito e la sua discesa in rapporto al Pil sarebbero poi in prima istanza affidati alla ripresa dell' economia europea dalla recessione e al suo ritorno su un sentiero di crescita ben più sostenuto di quello (deludente, poco più dell' 1% l' anno) sperimentato nel primo ventennio dell' euro. Nel caso italiano la recessione è più profonda che nel resto dell' Euroarea. La pandemia ha colpito prima e più severamente rispetto ad altri paesi. L' economia italiana già versava nell' ennesima fase di flessione ciclica. Soprattutto, un ventennio di produttività ristagnante l' aveva minata nelle fondamenta. Quindi il sostegno per la ripresa dev' essere maggiore che altrove. Ma è cruciale che la spinta della domanda sia collegata a un programma di medio periodo volto a sanare le debolezze strutturali ereditate dal passato, causate anche dal fatto che quell' azione, da tanti e da gran tempo auspicata, è mancata. Ai fini del raccordo fra la politica anticiclica e quella strutturale è preziosa la continuità di governo dell' economia.

http://www.utilitalia.it/servizio_r...a_stampa?ade15654-2039-41fc-a44e-b716cb42af87
 
Al tavolo del Rilancio vincono gli industriali | il manifesto
Posted by Luna Rossa on 14,Mag,2020

Approvato il decretone. Attraverso Iv, sul taglio dell’Irap si impone Bonomi. Per gli «ultimi» resta invece poco. Assurda la scelta di eliminare il bonus di mille euro per il personale sanitario in prima linea




Andrea Colombo

Fumata bianca: Habemus Decretum. «Abbiamo impiegato un po’ di tempo ma non un minuto in più dello stretto necessario. Recupereremo». Parola di Giuseppe Conte. Un ultimo rinvio, dalle 14 alle 17 che diventano le 18 e passa, qualche scaramuccia finale, per mettere a posto le coperture, che devono essere almeno presentabili per la Ragioneria dello Stato, e poi si parte. «Conosciamo la fotografia dolorosa del Paese», assicura Conte in conferenza stampa. Poi presenta i rimedi senza dimenticare la nota dolente dei ritardi. «Le erogazioni arriveranno ancora più speditamente grazie alle nuove norme», promette. Tutto sarà «semplice, rapido, veloce».
I ministri stavolta accorrono quasi tutti in carne e ossa. Qualcuno sorride davvero, qualcun altro mastica amaro. Ma il vero vincitore dell’estenuante partita non siede al tavolo dei governanti. Per suo conto ha trattato Iv ma quando si è reso necessario si è fatto sentire anche di persona, inflessibile: è Carlo Bonomi, presidente, ancora solo incaricato e figurarsi quando lo sarà a pieno titolo, di Confindustria.
Gli industriali escono dalla partita con le tasche piene, anche se si può scommettere che oggi piangeranno miseria e chiederanno interventi più incisivi. Allo sconto sull’Irap per tutti e senza condizioni sino ai 250 milioni di ricavi, con risparmio di 4 miliardi, doppio rispetto a quello preventivato dal governo fino a due giorni fa, si aggiungono il credito di imposta del 60% per le imprese sino a 5 milioni, che riceveranno anche contributi a fondo perduto variabili a seconda del fatturato e una detrazione del 30% per gli aumenti di capitale dai 5 ai 50 milioni.
LeU cerca fino all’ultimo di riequilibrare. «Siamo contrari al taglio generalizzato dell’Irap. Favorisce le imprese che non hanno subìto perdite». Il capogruppo alla Camera Fornaro conferma e rincara: «Il taglio non deve andare alle imprese non colpite dal Covid». Iv risponde a muso duro con Marattin: «Dichiarazioni sconcertanti, taglio a tutti senza se e senza ma». Sarà proprio così. La partita in sede di consiglio dei ministri è chiusa. Si riaprirà in parlamento, che «potrebbe addirittura migliorare questo decreto», dice Conte. Addirittura… Il governo progetta di nuovo di praticare il monocameralismo: la Camera emenderà, il Senato dovrebbe limitarsi a controfirmare.
Alla fine dei conti, a perderci sono quelli che già figuravano in fondo alla lista. Particolarmente assurda la scelta di eliminare il bonus di mille euro per il personale sanitario in prima linea, quello che ha rischiato e rischia la pelle. Ma non è una svista. È un’impostazione generale. Una scelta. Il reddito di emergenza è una miseria presentata sotto forma di carità: due rate da 400 euro, 800 se i figli sono tanti. Il sostegno agli affitti non va oltre i 140 milioni. Gli esercenti avranno coperto il 60% degli affitti di aprile e maggio che, a fronte di una chiusura totale, non basterà a salvarne molti. Per le partite Iva restano 600 euro, nonostante la promessa di portarli almeno a 800. In compenso «arriveranno subito dato che i destinatari sono già noti e il ristoro sarà portato in futuro a mille euro». Due tranches da 500 euro anche a colf e badanti, purché non conviventi con il datore di lavoro. Abbassato al 110% l’ecobonus, riportato da 50 a 40mila di reddito Isee il tetto per usufruire del bonus turismo, che passerà per un credito d’imposta. Su questo, e quasi solo su questo, Iv non la ha spuntata.
Se si guarda alle tradizionali partite politiche che si ripetono in occasione di ogni finanziaria, e questo dl di finanziarie ne vale due se non tre, a portare a casa la posta più alta è il partito di Renzi, mentre a uscirne battuti sono i 5S e in parte LeU. Anche se in realtà a fianco dei renziani, nei punti nevralgici come il reddito di emergenza promesso e rimangiato, si è quasi sempre trovato, con maggiore discrezione ma eguale determinazione, il Pd.
Ma l’elemento chiave, stavolta, non è il gioco di chi vince e chi perde. È lo slittamento rispetto all’ispirazione del Cura Italia, nel quale c’erano errori e mancanze ma che rispondeva a un’ispirazione redistributiva e egualitaria riassunta nello slogan «Nessuno resterà solo». Le cose sono cambiate. L’anima di questo dl è il sostegno alle aziende. Tra gli altri, specialmente tra gli ultimi, molti sono rimasti soli.

https://www.nuovaresistenza.org/2020/05/al-tavolo-del-rilancio-vincono-gli-industriali-il-manifesto/
 
12/05/2020 - Il Manifesto
Con una forte spesa pubblica, il Pil tornerà a crescere

D i fronte alla recessione innescata dalla pandemia la domanda globale va sostenuta con robuste iniezioni di spesa pubblica, ancorché in disavanzo. Devono potenziarsi gli ammortizzatori sociali. Ciò vale in specie per chi senza cassa integrazione perderebbe il lavoro, per chi non lo ha ovvero era "in nero", per i poveri come pure per chi piccoli imprenditori e autonomi compresi - non era povero ma ha visto il suo reddito scemare e dispone di poco risparmio. Lo Stato può spingersi sino a garantire parte dei prestiti che le banche accordano, in particolare alle imprese. Le banche devono però pur sempre acquisire dati veridici sul merito di credito dei richiedenti. Andrebbero inoltre temporaneamente sollevate dal rischio penale legato ai casi di fallimento degli affidati, e delle revocatorie fallimentari. Vi è, tuttavia, un limite da non superare. E' quello di trasferire alle imprese private medio -grandi risorse pubbliche addirittura a fondo perduto e/o nella forma di capitale di rischio - le perdite sono praticamente certe! - fra l' altro lasciando il controllo e la gestione in mano agli attuali azionisti e amministratori. Una nuova IRI è irrealizzabile. Lo Stato deve sostenere la domanda, coprire la Cassa integrazione, aiutare chi ha bisogno. Il capitale compete ai proprietari delle imprese. Non è solo questione di moral hazard. Eletto a sistema, il cadeau che il mondo degli affari addirittura pretende dallo Stato collide col paradigma allocativo su cui si fonda un' economia di mercato capitalistica. In media, lungo un quarto di secolo gli azionisti e gli amministratori privati italiani hanno realizzato profitti e utili, anche lauti. Le imprese hanno potuto ridurre i debiti al disotto del 40% delle passività di bilancio. Si sono avvalse di bassi salari, di una spesa pubblica incontrollata nelle forniture, negli appalti, nei contributi, dell' evasione ed elusione delle imposte. Hanno esportato capitali, persino illegalmente. Soprattutto, lungo un quarto di secolo la più gran parte degli azionisti e amministratori ha investito poco e male nelle proprie imprese. Sia pure con meritevoli eccezioni e a differenza di altre fasi storiche, le imprese non hanno innovato, hanno lasciato che la produttività - del lavoro e totale dei fattori - ristagnasse, hanno continuato a confidare in qualche Oggi i capitalisti italiani sono chiamati a far leva, più che sui trasferimenti statali, sui loro patrimoni, che sono cospicui e per superare le attuali difficoltà andrebbero investiti nell' azienda. La categoria "fa Le imprese detengono un patrimonio tra i più elevati del Gruppo dei 7. Il 20% più ricco delle famiglie possiede 6 trilioni di euro, pur nel il ristagno della nostra economia miglie" dei conti finanziari - che comprende gli averi dei proprietari dei 4,4 milioni di imprese nostrane (in media con meno di quattro addetti, il bar all' angolo) - possedeva alla fine del 2017 un patrimonio netto di 9,7 trilioni di euro (per il 54% "reale", per il 46% "finanziario"), pari a quasi quattro volte il debito pubblico e oltremodo concentrato (l' indice di Gini nel 2016 era stimato in 0,61). Nonostante il ventennale ristagno dell' economia, in rapporto al reddito disponibile (8:1) una tale ricchezza resta la più elevata fra i paesi del Gruppo dei 7. La parte facente capo al 10% più agiato delle famiglie italiane è pari al 44% del totale (4,3 trilioni), quella detenuta dall' ulteriore 10% più agiato al 18% (altri 1,7 trilioni). Il 20% più ricco detiene quindi un patrimonio netto di sei trilioni di euro (due terzi del totale). E' ragionevole ritenere che in tale novero rientrino gli averi dei proprietari delle imprese e di chi le amministra (i 4,4 milioni di imprese corrispondono a poco meno del 20% dei 27 milioni di famiglie del Paese, un terzo delle quali unipersonali). Lo Stato, opportunamente e prudentemente, non percuote questi averi con una vera imposta patrimoniale. Dovrebbe tuttavia quantomeno astenersi dal contribuirvi ulteriormente profondendo nelle imprese trasferimenti a fondo perduto e capitale con risorse, che rischierebbero di dissolversi, da ultimo prelevate dal reddito dei contribuenti, soprattutto lavoratori e pensionati. È invece fondamentale che gli scarsi mezzi finanziari di cui la Repubblica dispone vadano ad alimentare investimenti pubblici, in specie nel Mezzogiorno. Devono con urgenza predisporsi, annunciarsi, attuarsi piani pluriennali di validi investimenti pubblici in infrastrutture materiali e immateriali, scanditi secondo priorità a cominciare dalle strutture sanitarie, dalla cura dell' ambiente, dalla messa in sicurezza del territorio, dall' istruzio ne, la ricerca, l' ordine pubblico. Dal 2009 gli investimenti della PA sono stati colpevolmente tagliati - dai governi sia di destra sia di sinistra - di un terzo, quelli nella sanità quasi di due terzi. Non a caso l' Italia è incappata nell' epidemia virale con soli 3,2 posti -letto ospedalieri - terapia intensiva inclusa - per mille abitanti, rispetto ai 5 della media europea, accusando un più alto numero di vittime. L' investimento pubblico va rilanciato, posto al centro della politica economica che s' impone. E' l' unico strumento di bilancio capace di sostenere tanto la domanda quanto produttività e produzione, quindi l' offerta, oggi in parte bloccata. Essendo produttivo e non inflazionistico, è apprezzato dai mercati finanziari, dai creditori dello Stato. In un contesto di pesante recessione e di bassi tassi dell' interesse l' effetto moltiplicativo di investimenti pubblici, ben attuati, può arrivare a 3: si spende un punto di Pil e il Pil aumenta, in un biennio o triennio, del 3%. Si attivano non solo i consumi, ma gli stessi investimenti privati. L' effetto sul Pil di un aumento della spesa corrente o di una detassazione di analogo importo non raggiunge, invece, l' 1%. La spesa per investimenti pubblici produttivi, moltiplicando reddito e gettito fiscale, al di là del breve periodo si autofinanzia, abbatte il rapporto fra il debito pubblico e il Pil. Lo shock pandemico è "simmetrico", colpisce ogni paese, sia pure in misura diversa. E' essenziale che in aggiunta a quanto ha già deciso - ben più che in passato - l' Europa dia un fortissimo segnale di coesione e di coordinamento. La politica monetaria espansiva non può bastare, come non è bastata dopo il 2008, anche per la latitanza della politica di bilancio oltre che per i suoi errori. Le ipotesi sul tappeto - Mes per la sanità, senza iugulatorie condizioni; Recovery -bonds, Corona -bonds, Euro -bonds (titoli al di là dei nominalismi ac comunati dall' essere emessi dall' Unione); Sure; Bei; bilancio comunitario - sono nell' interesse di tutti gli europei. L' aumento complessivo di spesa pubblica di cui si discute è molto rilevante. Ma l' Europa è in grado di collocare suoi titoli a tassi dell' interesse e scadenze più favorevoli di quanto non possa fare la maggioranza dei suoi membri, a cominciare dall' Italia. Le risorse così raccolte verrebbero quindi trasferite ai singoli paesi sotto forma di crediti meno costosi e volatili di quelli ottenibili con le emissioni nazionali nel mercato obbligazionario, a cui gli Stati dovranno comunque far ricorso perché non tutta la nuova spesa è finanziabile attraverso la Ue. Il rinnovo del debito e la sua discesa in rapporto al Pil sarebbero poi in prima istanza affidati alla ripresa dell' economia europea dalla recessione e al suo ritorno su un sentiero di crescita ben più sostenuto di quello (deludente, poco più dell' 1% l' anno) sperimentato nel primo ventennio dell' euro. Nel caso italiano la recessione è più profonda che nel resto dell' Euroarea. La pandemia ha colpito prima e più severamente rispetto ad altri paesi. L' economia italiana già versava nell' ennesima fase di flessione ciclica. Soprattutto, un ventennio di produttività ristagnante l' aveva minata nelle fondamenta. Quindi il sostegno per la ripresa dev' essere maggiore che altrove. Ma è cruciale che la spinta della domanda sia collegata a un programma di medio periodo volto a sanare le debolezze strutturali ereditate dal passato, causate anche dal fatto che quell' azione, da tanti e da gran tempo auspicata, è mancata. Ai fini del raccordo fra la politica anticiclica e quella strutturale è preziosa la continuità di governo dell' economia.

http://www.utilitalia.it/servizio_r...a_stampa?ade15654-2039-41fc-a44e-b716cb42af87
Premetto: ho letto solo il titolo (mi riservo di leggere con calma), ma l'ho sempre pensato, anche durante la crisi pre pandemia. L'approccio di Keynes mi è sempre piaciuto, il suo moltiplicatore mi ha sempre affascinato
 
L’arte va riconvertita allo «slow tourism»
L’arte va riconvertita allo «slow tourism» (Di venerdì 15 maggio 2020) L’imminente riapertura dei luoghi culturali non è un’operazione scontata, sarà a macchia di leopardo e rischia per alcune realtà di trasformarsi in un boomerang. Oltre alle procedure per la sicurezza che richiedono tempo e soldi, su molti musei, siti e sale espositive grava l’incognita di un’economia ferma e l’incertezza su ciò che avverrà, una volta perso gran parte del turismo internazionale e la possibilità di organizzare nuove mostre a breve periodo. Il settore è in sofferenza, le casse vuote, le … Continua L'articolo L’arte va riconvertita allo «slow tourism» proviene da il manifesto.
 
Il vero rilancio? I contributi non bastano: la lezione della Thailandia
Non bastano i contributi: serve investire su formazione dei lavoratori e trasformazione delle aziende. Solo così l’Italia tornerà a crescere
Di Elisa Serafini
Pubblicato il 15 Mag. 2020 alle 16:11

Le misure del decreto Rilancio, (55 miliardi oltre 100 destinati al sostegno ai prestiti delle imprese) sono senz’altro apprezzabili ma è bene considerare un elemento: le forme assistenziali di sostegno possono funzionare per un breve periodo, ma nel lungo queste possono risultare poco sostenibili o poco efficaci. Il cambiamento di consumi, produzioni e comportamenti messi in atto dalla diffusione del Covid-19 travolgerà interi settori e forse oggi sarebbe il caso di dirlo con coraggio.
Milioni di persone del mondo dovranno cambiare lavoro, o dovranno cambiare il mondo in cui lavorare perché niente sarà come prima e i finanziamenti, anche a fondo perduto, non possono cambiare questa condizione. Stato e soggetti che rappresentano le categorie hanno oggi il compito di guidare imprenditori, lavoratori e professionisti verso la società del futuro, verso nuove vite, nuove attività e nuove quotidianità.

Se un’azienda agricola fino ad oggi viveva del 30 per cento della vendita di prodotti alimentari e del 70 per cento di ricettività, turismo o eventi, dovrà rivoluzionare il modello di business, con investimenti e professionalità diverse, che dovranno essere necessariamente sviluppate. Lo stesso dovranno fare società che operano nel settore delle politiche culturali e dell’intrattenimento, della musica, del turismo. Se un negozio di vestiti dovrà cambiare completamente prodotti, modalità di vendita e approccio al lavoro è bene che il titolare lo sappia subito, in modo da poter programmare una transizione quanto più efficace e meno dolorosa possibile.
Molti lavoratori dovranno rinunciare alla loro professionalità, ed imparare nuovi mestieri. Andrà così, che piaccia o no. Non tutti gli imprenditori o libero professionisti sono esperti di cambiamento, di trasformazioni aziendali e di innovazione: non si tratta di competenze che vengono insegnate a scuola (purtroppo) né dallo Stato. La buona notizia è che insieme alla crisi, possono crearsi nuove e diverse opportunità economiche e bisogni di consumo che dovranno essere soddisfatti da nuove forme di servizi o prodotti. Come avviene in natura, anche nei sistemi economici non sempre sono i più forti a sopravvivere, ma chi si adatta più facilmente e velocemente al cambiamento.
Questo approccio, di tipo culturale prima ancora che aziendale, è stato insegnato, ad esempio, dal Regno di Thailandia durante la rivoluzione dell’e-commerce. Nei primi anni di diffusione delle piattaforme di commercio online, il governo thailandese aveva messo in atto un programma di politiche pubbliche chiamato “Thailand 4.0” che aveva lo scopo di insegnare ad agricoltori ed artigiani tutti i modi per vendere i propri prodotti online, o trovare fornitori convenienti. L’obiettivo? Guadagnare di più, e uscire dalla trappola della povertà in cui si trovava la classe media thai. Il governo thailandese aveva utilizzato la proiezione di video all’interno degli edifici pubblici di tutto il paese. Oggi questo stesso scopo potrebbe essere raggiunto mettendo a disposizione voucher per la formazione e strumenti di sgravi su investimenti in nuove tecnologie.
Guadagnare e crescere è lo scopo di qualunque imprenditore, è il motore che permette alle aziende di sopravvivere, di generare valore per i lavoratori e per gli investitori, oltre che per il mercato. L’obiettivo del guadagno è in Italia stigmatizzato come una colpa: gli imprenditori “speculano”, e “approfittano” dei bisogni. La figura dell’imprenditore non è quasi mai apprezzata ma spesso è dipinta come controversa, avida, cattiva. Se l’imprenditore, rispettando le regole, dimostra capacità di costruire e generare valore, il suo ruolo nella società diventa indispensabile, e nessuna comunità al mondo può permettersi di perdere chi assume questo ruolo. In questa fase, oltre alle misure assistenziali, è necessario ripensare al ruolo dello Stato e dei soggetti intermedi come accompagnatori al cambiamento. È il momento di avere coraggio e dire: niente sarà come prima, ma ti aiuteremo a vivere il nuovo futuro.

https://www.tpi.it/opinioni/rilancio-contributi-non-bastano-lezione-thailandia-20200515603215/
 
Coronavirus, la situazione in ItaliaAggiornato al 15 maggio 2020 alle ore 17.45, dati del ministero della Salute
10.792RICOVERATI CON SINTOMI-661 (-5,8%)
808TERAPIA INTENSIVA-47 (-5,5%)
60.470ISOLAMENTO DOMICILIARE-3.662 (-5,7%)
72.070TOTALE ATTUALMENTE POSITIVI-4.370 (-5,7%)
120.205DIMESSI / GUARITI+4.917 (+4,3%
)
31.610DECESSI+242 (+0,8%)
223.885CASI TOTALI+789 (+0,4%)
Le variazioni sono rispetto al giorno precedente
 
Coronavirus, la situazione in Italia Aggiornato al 17 maggio 2020 alle ore 17.45, dati del ministero della Salute
10.311RICOVERATI CON SINTOMI-89 (-0,9%)
762TERAPIA INTENSIVA-13 (-1,7%)
57.278ISOLAMENTO DOMICILIARE-1.734 (-2,9%)
68.351TOTALE ATTUALMENTE POSITIVI-1.836 (-2,6%)
125.176DIMESSI / GUARITI+2.366 (+1,9%)
31.908DECESSI+145 (+0,5%)
225.435CASI TOTALI+675 (+0,3%)
Le variazioni sono rispetto al giorno precedente
 
Coronavirus, la situazione in Italia Aggiornato al 17 maggio 2020 alle ore 17.45, dati del ministero della Salute
10.311RICOVERATI CON SINTOMI-89 (-0,9%)
762TERAPIA INTENSIVA-13 (-1,7%)
57.278ISOLAMENTO DOMICILIARE-1.734 (-2,9%)
68.351TOTALE ATTUALMENTE POSITIVI-1.836 (-2,6%)
125.176DIMESSI / GUARITI+2.366 (+1,9%)
31.908DECESSI+145 (+0,5%)
225.435CASI TOTALI+675 (+0,3%)
Le variazioni sono rispetto al giorno precedente
Dati in costante miglioramento. Oggi si riparte. Mi auguro solo che il virus, schifato dal genere umano, se ne vada da solo. Altrimenti tra un paio di settimane saranno dolori. Tanta gente metterà in campo il buonsenso, ma c'è anche chi il buonsenso lo ha riconsegnato alla reception prima di venire al mondo
 

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