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Del viaggiare, e del viaggiatore

#33
Tre anni fa, all'ora di colazione, un violentissimo terremoto di Magnitudo 6.7 colpì il Centro Italia con epicentro a qualche Km da Norcia, in uno di quei luoghi situati all'interno di un sistema di faglie assai complicato (vedi foto allegata) comprendente ben 4 regioni.

Desidero farvi partecipi di un aspetto che niente ha a che vedere con la Ricostruzione, divenuta peraltro un lemure mediatico; si tratta di un turismo dalle oscene fattezze che ha caratterizzato l’ultimo decennio, a partire dalle 3.32 del 6 aprile 2009: quello delle MACERIE.

Per intenderci, non è che i cittadini di codesti luoghi non apprezzassero il sentimento di solidarietà dimostrato dall'occasionale turista giunto nei luoghi devastati, ma semplicemente non sopportavano l’insistente e decontestualizzata partecipazione via-selfie indirizzata precipuamente allo scopo ritrattivo della maceria.

A farne le spese soprattutto gli anziani che provarono un disagio/disgusto nell'essere immortalati quali portatori di una memoria/maceria sismica.

Una maceria esterna, poiché (per fortuna) quella interna non era e mai sarà scoperta!


grazie


principali faglie Centro.jpg
 
#34
Il "turismo delle catastrofi" ha preso piede non molto tempo fa e riguarda una frangia della popolazione di varia estrazione sociale, che necessita di supporto psichiatrico e/o di educazione civica/umanistica.
Parlo con cognizione di causa poichè ho vissuto sulla mia pelle, anche se indirettamente, gli effetti del terremoto del 2002 che colpì la Puglia e il Molise. Tutti i luoghi della mia gioventù distrutti, il paese natio in macerie, tra cui la casa paterna, i miei vivi per miracolo. Neanche un paio di giorni e branchi di curiosi, amanti del genere "apocalittico" si riversarono in quei luoghi martoriati non per dare aiuto, ma per scattare foto. Come in un colossal hollywoodiano, dal vero questa volta, ed intralciando la macchina dei soccorsi, orde di ebeti eccitati e compiaciuti armati di smartphone filmavano lo scenario drammatico. Ricordo che a San Giuliano ci furono dei morti, Bambini.
Questo è il turismo che non vogliamo.
 
#35
Una lettura utile, (un post che potrebbe riguardare la sezione "turismo sostenibile"), un viaggio di tanti anni fa di un conquistatore che non ha conquistato nulla, un viaggio cinquecentesto coast-to-coast nell'America dell'epoca che inneggia ad una coesistenza pacifica con gli indigeni. Una voce fuori dal coro, antica ma attualissima e rivoluzionaria:
Naufragi
Anton Nunez Cabeza de Vaca
Adelphi
 
#36
Con la formulazione del corpus Iuris Civilis giustinianeo (a.D 534), gli xenodochia cominciano ad essere considerati nel contesto di una pratica ben nota nell’Alto Medioevo: il pellegrinaggio.

Il viandante impegnato a percorrere itinerari ritenuti sacri (es. la via Francigena) viene accolto nelle strutture disseminate lungo l’intero percorso secondo il dettame cristiano dell’opera di misericordia. L’assistenza al pellegrino non ha più la valenza in senso stretto di un intervento misericordioso volto alla guarigione da una malattia, ma assume in sé il significato più a latere dell’oasi di sicurezza, di un luogo dove poter trovare almeno un riparo notturno o del pasto caldo.

L’ultimo tratto in terra di Tuscia, segnalato come tappa 37, unisce Radicofani ad Acquapendente; la sua lunghezza è di poco superiore ai 15 km avente un dislivello in discesa di quasi 700 metri.
Inutile presentarvi di persona l’abitato di Acquapendente e la sua “Accoglienza”.

Ergo vi ci porto con le buone, agganciateviii ---> http://www.casadilazzaro.org/lospitalita/
 

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