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Bufale sul coronavirus

#2
Acqua di casa e pulizia di mani
Il virus non arriva nelle nostre case tramite l’acqua del rubinetto. Il coronavirus si diffonde tramite le goccioline del respiro delle persone infette. Per quanto riguarda invece le superfici, è stato realizzato uno studio per capire i tempi di permanenza del coronavirus. La pulizia delle mani è anche in questo caso “LA” soluzione a tutti problemi relativi al Covid-19 che può rimanere - fino a un massimo di 72 ore e a seconda delle condizioni ambientali - sugli oggetti contaminati.
 
#3
Animali domestici
Cani e gatti e gli altri animali domestici non contagiano gli esseri umani. Nei giorni scorsi è stato segnalato dalle autorità competenti un aumento del numero di animali domestici abbandonati dai padroni, del tutto ingiustificato se legato al timore di contagio.In proposito è intervenuta la Croce Rossa (Comitato Area Metropolitana di Roma Capitale) che ha invitato a non abbandonare gli animali e lanciato l’hashtag #nonsiamocontagiosi. L’Organizzazione Internazionale per la Salute Animale ha spiegato nel dettaglio i tipi di virus simili al covid-19 da cui possono essere affetti cani e gatti, ma non si tratta di covid-19 e soprattutto non c’è trasmissione da animale a uomo.
 
#4
Aglio, cipolla e vitamina C
Sono molte le pseudonotizie riguardo terapie fai da te. Ne circolano sull’aglio, la cipolla, gli agrumi - in quanto apportatori di Vitamina C - ma purtroppo non sono vere. Non basta assumere i principi attivi contenuti in questi alimenti per essere immuni o curare l’infezione da Covid-19. Sono tutti alimenti sani, ma non sono in alcun modo terapie.
 
#5
Colore del sangue
Circola un video su TikTok, ripreso anche su altri social, in cui un presunto medico (per meglio dire qualcuno in camice in un laboratorio) analizza due campioni di sangue: uno apparterrebbe a un paziente sano, l’altro a uno infetto, anzi addirittura a uno dei pazienti zero. Nel video si sostiene che ai contagiati cambia il colore del sangue, diventando più scuro. La notizia è priva di fondamento e lo stesso disseminatore di questa fake news ha poi chiesto scusa dicendo di averlo fatto per satira.
 
#6
28 gradi
Più di una segnalazione è circolata in rete sulla temperatura a cui il coronavirus morirebbe. C’è sicuramente una temperatura a cui il virus muore, ma purtroppo non è quella erroneamente indicata di 28 gradi come da più parti viene detto. Non sarà quindi l’estate a eliminarlo dell’emisfero boreale.
 
#7
Il farmaco russo
Uno delle ultime fake news in ordine di tempo è veicolata da un video in cui si vede una persona che parla italiano che acquista al banco di una farmacia russa un farmaco che ha sulla confezione un disegno di qualcosa che somiglia alle rappresentazioni del coronavirus. Questa persona spiega che in Russia hanno trovato la cura e infatti hanno pochi casi di covid-19, mentre in occidente questa cura viene tenuta nascosta per evitare alla gente di curarsi. Il farmaco miracoloso sarebbe l’Arbidol, che cura sintomi influenzali ma non ha alcuna efficacia contro quelli del coronavirus.
 
#8
Lo stop dell'Antitrust
L'Antitrust ha sospeso la commercializzazione di un farmaco antivirale venduto a più di 600 euro e disposto l'oscuramento di un sito in cui si vendeva il prodotto in modo ingannevole.
 
#9
FANS e terapie croniche
Dalla Francia, nei giorni scorsi, è stato lanciato un allarme su alcune categorie di farmaci, e precisamente la categoria di antinfiammatori non steroidei, i FANS (a cui appartengono la comune Aspirina e l’ibuprofene). Questi farmaci, secondo l’allarme, indebolirebbero il sistema immunitario rendendolo più facilmente contagiabile dal virus. La notizia è conseguenza di un singolo studio pubblicato sulla rivista Lancet e avrà bisogno di ulteriori conferme scientifiche. Al momento l’Oms si limita a sconsigliare l’automedicazione con antinfiammatori FANS, ma allo stesso tempo suggerisce a chi prende questi antinfiammatori per curare patologie croniche, soprattutto legate all’apparato cardiocircolatorio, di continuarne l’assunzione. Se la si sospendesse, i danni sarebbero certi, e quindi è indispendabile consultare il proprio medico a riguardo. In generale l’Oms ricorda che l’autoprescrizione e l’autodiagnosi è da evitare.
 
#10
Ricerca medici per nave-ospedale
A Genova, dove si sta allestendo una nave per accogliere i pazienti affetti da Covid-19 che escono dai reparti terapia intensiva, è circolato nei giorni scorsi un appello per trovare medici e infermieri urgentemente da mandare sulla nave. L’appello è stato attribuito a una dottoressa dell’Ospedale Galliera, ma sia l’Ospedale che la dottoressa hanno categoricamente smentito l’annuncio.
 
#13
C'è anche un pdf che gira su Whatsapp riguardo al taglio dello stipendio, di 600 Euro, di tutti i dipendenti delle cariche pubbliche.
In Giappone è avvenuto realmente, qui da noi è pura fantasia.
 
#14
Anche quella delle scarpe, sempre su Whatsapp, secondo la quale alle suola aderirebbe il virus preso dall'asfalto.
Il Dott. Pregliasco si è già espresso in proposito ma, ancora ieri, in coda per entrare al supermercato, ho sentito alcuni clienti che ne discutevano preoccupati.
 
#22
Senza voler cadere nella retorica, ma giusto per chiosare: riflettiamo su chi decide i destini del mondo:

Coronavirus, decine di americani seguono il consiglio di Trump e si iniettano il disinfettante: tutti in ospedale
SOCIETÀ > PERSONE
Domenica 26 Aprile 2020

Il presidente Trump aveva detto che per combattare il coronavirus ci si sarebbe dovuti iniettare del disinfettante e gli americani lo avrebbero fatto. Il New York City’s Poison Control Center sostiene di aver ricevuto 30 chiamate nelle 18 ore successive alle osservazioni del Presidente USA. Ovvero decine di persone si sono intossicate per aver seguito consigli che non avevano alcun fondamento scientifico, anzi erano stati subito smentiti dagli esperti.
Trump aveva suggerito di fare iniezioni di disinfettante e candeggina come possibile trattamento per il coronavirus, ma alcuni suoi concittadini lo hanno preso alla lettera. Una situazione difficile, soprattutto in questa fase in cui si teme il contagio e che ha spinto i produttori di disinfettanti a rilasciare comunicati con i quali avvertono i propri clienti di non ingerire o iniettare i loro prodotti per la pulizia.
....
continua su
https://www.ilmattino.it/societa/pe...icani_intossicati_ultime_notizie-5193363.html
 
#23
a proposito del BENELUX e dell'immunità di gregge


SYDNEY, 22 APR

Se si rinunciasse a tutte le restrizioni nel perseguire un'immunità di gregge', esponendo cioè una popolazione al virus allo scopo di costruire un'immunità naturale, ci si potrebbero aspettare epidemie cicliche di Covid-19 anche di altri ceppi, forza lavoro fortemente ridotta per malattia e ancora morti. Lo indica una revisione di dati di riviste mediche internazionali e di ricerche universitarie, da quando la malattia è stata individuata a Wuhan in Cina nel dicembre 2019.

Responsabile del progetto Raina MacIntyre, a capo del Programma di ricerca sulla biosicurezza dell'Università del New South Wales. "L'immunità di gregge è un mito. Ha una connotazione di eugenica" - "Si avrebbe un forte aumento dei contagi con poco vantaggio a cui seguirebbe la necessità di numerosi lockdown, poiché il sistema sanitario sarebbe gravemente impattato". "Ci sarebbe metà della forza lavoro in malattia o in quarantena e una massiccia insorgenza del virus negli ospedali, a spese di altri interventi e trattamenti".


"Al momento - conclude - non sappiamo quanto duri l'immunità da Covid-19, non sappiamo se si formino mutazioni anche minori che farebbero circolare un ceppo leggermente differente. Se questo avvenisse, non sappiamo se una precedente esposizione offrirebbe una sufficiente immunità".

il BELGIO è in testa alla classifica poco invidiabile dell'indice di Letalità a livello Mondiale
 
#27
Complottista si ammala di Covid e si pente: "Pensavo fosse tutta una macchinazione"

BY FRANCESCO COLLINA
1 GIORNO, 22 ORE
In India le notizie non verificate sul coronavirus hanno portato a rivolte di folla, in Iran avvelenamenti di massa. Per non parlare di chi ritiene che sia responsabilità delle onde radio e per questo, in Inghilterra come in Italia, ha distrutto ripetitori, 5G e non.
Per capire l'impatto delle fake news nella salute pubblica un team della BBC ha raccolto tutte le teorie cospirazioniste sulla vicenda, investigando a fondo su decine di casi verificando se la notizia fosse fondata o meno.
Durante questa ricerca il team ha raccolto storie di persone che sono morte o hanno rischiato l'avvelenamento a causa di cure senza alcun fondamento scientifico, come la coppia in Arizona che ha bevuto disinfettante per acquari a base di Clorochina. Il marito non è riuscito a sopravvivere ed è deceduto.

Brian Lee Hitchens
There is not much change with my wife Erin. She's still sedated and on the ventilator most of the time. They just took me off the IV antibiotic and I will be put on oral antibiotic today so that could be a sign that I may be leaving the hospital soon but I don't know when. I want to thank all those who've been praying for us and offering their help with anything we need. For those who are willing to help us out with anything please PM me. Again thank you for the prayers they are much appreciated. I pray everybody has a blessed day and may God bless you all!

Tra queste c'è la storia di Brian Lee Hitchens, un autista della Florida, che non ha mai creduto che il virus covid-19 fosse realmente una minaccia fino a quando non si è ammalato insieme alla moglie. "Pensavamo che il governo lo utilizzasse per distarci - ha dichiarato alla BBC - e che avesse qualcosa a che fare con il 5G. Per questo non ci siamo attenuti alle regole e quando siamo stiamo stati male non ci siamo rivolti subito all'ospedale".

Brian e la moglie si sono ammalati i primi di maggio ma hanno atteso a lungo prima di chiamare i soccorsi. "Avevamo letto teorie cospirazioniste online e pensavamo che fosse tutto un inganno, o al massimo una semplice influenza", aggiunge Brian. La moglie è ancora sedata e non sta rispondendo bene alle cure, già prima di contrarre il virus soffriva di asma.



Brian Lee Hitchens
Many people still think that the Coronavirus is a fake crisis which at one time I did too and not that I thought it wasn't a real virus going around but at one time I felt that it was blown out of proportion and it wasn't that serious. We kept on watching the news and kept on hearing about the spreading of the Coronavirus and to be honest I didn't really think nothing of it I still thought it was being blown out of proportion until about 4 and 1/2 weeks ago when I started to ...

Brian ha raccontato la sua storia anche sulla propria pagina Facebook per sensibilizzare le persone, che come lui, non hanno creduto alle teorie ufficiali. Una scelta che potrebbe rivelarsi estremamente utile per combattere la disinformazione on line. La testimonianza diretta di chi ritorna sui propri passi smentendo in prima persona una teoria del complotto a cui aveva creduto, potrebbe rappresentare uno dei modi migliori per combattere fake news e informazioni errate.

https://it.mashable.com/tecnologia/...inazione?ref=RHRD-BH-I243969202-C6-P1-S2.3-T1
 
#28
"Le mascherine uccidono i bambini". La storia della fake news partita dalla Cina
dal nostro corrispondente ALBERTO D'ARGENIO

Ad aprile due studenti cinesi sono morti per arresto cardiaco nello spazio di una settimana mentre prendevano parte alle lezioni di educazione fisica. Uno indossava la mascherina. È iniziato tutto da qui

BRUXELLES - Intorno alla metà di aprile sui social network cinesi si diffonde la preoccupazione per una morte sospetta: il 14 aprile – all’indomani della riapertura delle scuole dopo il lockdown - uno studente è deceduto durante una lezione di educazione fisica. Non è chiaro se indossasse la mascherina. Pochi giorni dopo muoiono altri due ragazzi, sempre durante l’ora di ginnastica. Entrambi portavano la mascherina. Sui social esplode l’ansia di molti genitori per gli sforzi estremi ai quali sono sottoposti dagli insegnanti dopo tre mesi di inattività fisica. Montano le critiche contro il modello estremamente competitivo del sistema scolastico cinese. Vengono sospese le pratiche sportive negli istituti. Un mese più tardi, dopo diversi passaggi nella centrifuga della disinformazione e del complottismo, in Italia il dramma degli adolescenti cinesi si trasformerà in una verità inconfutabile: “Le mascherine uccidono i bimbi”.

Sul sito di Repubblica nasce TrUE per combattere le fake news
dal nostro corrispondente ALBERTO D'ARGENIO
Come nasce la disinformazione? Come un fatto viene manipolato fino a inculcare nelle persone una convinzione falsa o non provata, o anche solo un timore? Come si crea confusione per raggiungere uno scopo politico? TrUE sceglie una storia meno nota – ma che si salda con l’intera narrativa complottista - rispetto a quelle sul vaccino anti Covid, sulle antenne 5G e sulle tesi relative all’inesistenza del virus o alla sospensione della democrazia. Un caso di scuola: come un accadimento viene spogliato della sua complessità e manipolato fino a trasformarsi in una fake news. Schema che si replica puntualmente quando un governo extra europeo – principalmente Russia e Cina - lancia una campagna di disinformazione veicolata poi nei nostri Paesi da soggetti legati ad alcune aree politiche con lo scopo di inquinare il dibattito pubblico, indebolire le istituzioni nazionali ed europee e guadagnare consensi.



Torniamo in Cina, è il 4 maggio quando il dramma dei ragazzi dalle chat dei genitori emerge su People’s Daily e Dahebao, organi di informazione del Partito comunista cinese. Nelle settimane precedenti sui social il panico e la rabbia si erano incanalati contro il sistema scolastico e i duri metodi di allenamento, mettendo in difficoltà le autorità pubbliche. I due media di regime spostano però l’attenzione su un altro tema, sollevano il dubbio – lasciato abilmente aleggiare e senza portare la prova definitiva - che la causa dei decessi possa essere invece legata all’uso delle mascherine. Nel qual caso non ci sarebbe alcuna colpa ascrivibile al sistema cinese.

Il 5 maggio è il Daily Mail, tabloid inglese, a rilanciare la storia con l’interpretazione del People’s Daily e di Dahebao: «Due studenti cinesi sono morti per arresto cardiaco nello spazio di una settimana mentre prendevano parte alle lezioni di educazione fisica. Le autorità cinesi hanno cancellato i test di corsa per via delle preoccupazioni sulla salute degli scolari dopo tre mesi di chiusura degli istituti. Si crede che i ragazzi abbiano avuto problemi di respirazione durante gli esercizi a causa delle mascherine». Uno dei due adolescenti – segnala il Daily Mail – indossava una maschera N95, un modello particolarmente filtrante.

Il giornale britannico prosegue il racconto seguendo quello dei media cinesi: «Cao Lanxiu, professore (di medicina tradizionale, ndr di TrUe) all’Università di Medicina Cinese, non concorda con la tesi secondo la quale la mascherina abbia provocato la morte. “Non penso sia la causa di queste morti improvvise, se lo studente avesse avuto problemi a respirare ne sarebbe stato consapevole e non avrebbe continuato a correre fino a quando il cuore si è fermato”. Il professore ha aggiunto che l’unico modo per determinare la causa della morte sarebbe l’autopsia». Le famiglie degli studenti – scrive il Mail citando la stampa cinese - non hanno però dato l’autorizzazione alla verifica per preservare i corpi. Insomma, nessuno saprà mai la verità: la credibilità del sistema scolastico cinese è salva.

Il giorno successivo, il 5 maggio, il Global Times – controllato dalle autorità di Pechino - è il primo giornale cinese in lingua inglese a riportare il caso a beneficio del pubblico internazionale. L’autorizzazione del regime alla pubblicazione per l’estero dà alla notizia la forza dell’ufficialità. Può instillare anche nel lettore occidentale il dubbio sulle mascherine. Secondo l’Organizzazione mondiale della Sanità, l’Infodemia consiste in un processo lanciato da soggetti che «diffondono disinformazione, informazione inaccurata, distorta o voci durante un’emergenza sanitaria per compromettere una risposta pubblica efficace e creare confusione e sfiducia tra la gente». Per la Commissione europea, la disinformazione condotta da Russia e Cina (anche in relazione al Covid-19) punta a indebolire la democrazia, le istituzioni comunitarie e nazionali e a disgregare il continente.

Il 6 maggio, la notizia del Global Times viene rilanciata dall’australiana 7 News. Il giorno successivo, il 7 maggio, tocca al tabloid americano New York Post tornare sull’argomento. Lo fa citando proprio l’outlet australiano che a sua volta fa riferimento a quello cinese. L’articolo del New York Post in Rete vola, attiva gli algoritmi dei social che danno un ulteriore spinta alla notizia considerata ormai di tendenza. Alla fine viene condivisa più di 60mila volte e viene visualizzata da milioni di utenti. Da qui in avanti cambia tutto.

A fare un ulteriore salto di qualità portando la storia nell’ecosistema del complottismo, a ripulirla dalla sua complessità, dalle incertezze, dalla sua origine probabilmente pilotata e a trasformarla in un fatto certo è anche QAnon, gruppo anonimo dell’alt-right americana molto ben organizzato e specializzato nella fabbricazione di fake news partendo da fatti reali. Piattaforma abituata ad esportare i suoi prodotti artefatti in tutto il globo. Così il dramma dei due ragazzi cinesi entra nel frullatore e di post in post, di commento in commento, con una tattica ben rodata, viene trasformato in un fatto certo: la mascherine uccidono.

La notizia arriva anche in Italia, alcuni media la riportano nella versione degli organi di informazione internazionale ma diversi siti iniziano a riportarla e spingerla nella forma distorta con una notevole forza di diffusione. Il 17 maggio su Byo Blu Claudio Messora, ex comunicatore del Movimento 5 Stelle, intervista Stefano Montanari: il video su YouTube ha un titolo chiarissimo: “Giù la Mascherina che UCCIDE! 2 Bambini Morti in Cina. Ipercapnia e Acidosi”. La storia di quanto accaduto in Cina viene letta in diretta citando un sito di benessere, ma vengono ridicolizzati i condizionali e le forme dubitative utilizzate dall’autrice del pezzo. Il 23 maggio tocca a Radio Radio intervistare Pasquale Mario Bacco: «Le mascherine ci fanno respirare più virus e batteri». Sulle polemiche legate alle misure sanitarie prese dal governo – alle quali ora si aggiunge l’obbligo di portare le mascherine - l’ospite della radio romana (sospesa e poi riattivata da YouTube in piena emergenza Covid) commenta: «Se fosse successo al Sud col cavolo che facevano passare ‘ste leggi. Campani, siciliani e calabresi si ribellavano. Al Nord c’è più rassegnazione».

In Rete il tam tam della notizia ormai distorta nella versione “Le mascherine uccidono” viene veicolato da decine di siti come “Informare per resistere”, “Manipolazione mediatica”, “Gruppo nazionale libera scelta vaccini”. Un ecosistema che si autoalimenta e si rinforza reciprocamente fino a creare una realtà in opposizione a quello che definiscono “mainstream”. Alla tesi secondo la quale le mascherine ammazzano i bambini, oltretutto, se ne aggiunge una seconda: fanno venire il cancro.

Un ulteriore salto di qualità del neonato movimento No-Mask arriva il 28 maggio, quando sei medici scrivono al premier Giuseppe Conte denunciando, tra le altre cose, che «la stampa ha riportato anche casi di morti che potrebbero essere legate all’uso della mascherina durante attività lavorative, motorie o sportive». I firmatari sono proprio Pasquale Mario Bacco, il dottore intervistato da Radio Radio, Antonietta Gatti, che l’agenzia Adnkronos il 13 giugno definisce «scienziato No-Vax» insieme al marito Stefano Montanari. E ancora, Carmela Rescigno, responsabile sanità di Fratelli d’Italia, Fabio Milani e Maria Grazia Dondini. I sei sostanzialmente affermano che il Covid è una normale influenza, denunciano «la politica del terrore e la grave mistificazione della realtà» da parte del governo e concludono: «Nessuna evidenza scientifica permette di affermare che in questo stadio dell’epidemia sia ancora necessario mantenere le distanze di sicurezza, usare mascherine, indossare guanti oltre a curare l’igiene delle mani».

La lettera dei sei medici viene rilanciata dalle stesse decine di siti e gruppi che avevano pompato la versione “deviata” della notizia cinese. Tra questi diverse piattaforme dei Gilet arancioni e ancora “La cruna dell’ago”, “Io sto con Tarro”, “Lo Sai”; “Manipolazione mediatica”, “Partite Iva incazzate”, “Antonietta Gatti e Stefano Montanari patrimonio dell’umanità”, “Italiani si nasce non si diventa”, “Vaccini: se li conosci li eviti!”, “Gruppo sostenitori Vox Italia”, “No5GItalia”, “StopEuropa”, “Il nuovo ordine mondiale fallirà” e via dicendo. Ci sono anche corpose community (non ufficiali) di fan di leader politici di livello nazionale. Nella diffusione di massa della fake e della missiva giocano un ruolo fondamentale anche le chat su Telegram e Whatsapp che raggiungono enormi volumi di contatti direttamente sugli smartphone della popolazione. Post e messaggini a loro volta ripresi dagli americani di QAnon, che così chiude il cerchio della manipolazione. Tra l’altro vengono distorti gli avvisi delle autorità governative e dell’Agenzia europea per le malattie (Ecdc), che vengono estrapolati e citati in modo fuorviante, se non del tutto inventato, a sostegno delle tesi complottiste e No-Mask.

Così il 2 giugno, a Piazza del Popolo, il generale Antonio Pappalardo ha alle spalle una solida “letteratura” e una “base scientifica” in Rete che gli permette di urlare ai Gilet Arancioni: «Già alcuni che tengono troppo la mascherina si stanno ammalando di varie malattie, li stanno ricoverando». E ancora, cita la lettera dei sei medici: «Hanno scritto a Conte dicendogli stai attento a tenere la gente lontana, a fargli mettere la mascherina che se cadono malati tu rispondi con la tua testa». Su Internet è facile trovare video di manifestanti arancioni che si levano la mascherina, fanno selfie e si abbracciano. Una piccola minoranza, ma la notizia – che gioca su ansie, dubbi reali, discussioni tra sportivi sull’uso della mascherina durante gli allenamenti - lascia uno strascico di incertezza anche presso parte della popolazione comune, che non partecipa alle manifestazioni arancioni, condizionandone comunque comportamenti e scelte.

Ecco come un caso di disinformazione è nato e si è diffuso finendo per influenzare l’opinione pubblica. Stando a Stephan Lewandowsky, cognitivista dell’Università di Bristol, «c’è una forte correlazione nei Paesi europei tra il numero di persone che vota i populisti e il numero di persone scettiche contro i vaccini». Lo scetticismo sulle mascherine è culturalmente legato al mondo No-Vax. Se spesso le notizie false partono da potenze straniere con l’intento di indebolire l’Europa, anche i politici nazionali sono abili nello sfruttare ansie e paure indotte dalla disinformazione. Oppure ne riprendono parte delle argomentazioni per fare l’occhiolino a chi le fake news le ha già condivise in Rete – magari proprio grazie al lavoro dei gruppi che sostengono quello stesso politico - e guadagnarne il consenso. Basta fare una breve ricerca in Rete...

repubblica.it
 
#29
Dalla salute del premier alle torri 5G, le bufale delle "forze ostili" sul Regno Unito
dal nostro corrispondente ANTONELLO GUERRERA

L'obiettivo, spiega Damian Collins della piattaforma Infotagion, "non è dimostrare una tesi o un fatto, bensì semplicemente diffondere caos". Secondo il governo britannico, il Paese è nel mirino di Russia, Cina, Iran e Corea del Nord

LONDRA - La sera del 5 aprile scorso, mentre la Regina Elisabetta pronuncia un commovente discorso in tv per rinfrancare il morale della nazione appena sigillata per Covid-19, Boris Johnson viene ricoverato al St. Thomas hospital di Londra, a pochi metri dal Parlamento. Perché il coronavirus che lo ha contagiato non va via. Anzi, le sue condizioni peggiorano di giorno in giorno. Nessuno conosce le sue reali condizioni. Ma, poco dopo la mezzanotte di quella sera, l'agenzia di stampa ufficiale russa Ria Novosti pubblica uno "scoop" secondo il quale il premier britannico "sarà a breve intubato, sotto un ventilatore polmonare". Uno scenario in cui Johnson rischierebbe seriamente di morire, visto che chi viene intubato non sopravvive in quasi il 60% dei casi negli ospedali del Regno Unito, e soprattutto alla sua età (56 anni).

Ma la "notizia" di Ria Novosti non era vera. Johnson non è stato mai intubato, ha avuto bisogno "solo" di una maschera per l'ossigenazione, ma non invasiva. Difatti, dopo una settimana è stato guarito e dimesso dall'ospedale. A nostra domanda posta il giorno successivo al ricovero, il portavoce del premier non ha usato mezzi termini sulla "fake news" di Ria Novosti: "È disinformazione chiara. Le nostre unità speciali del governo hanno notato un incremento di queste narrative false e devianti da quando è esplosa la pandemia. È importante soffocarle subito, sin dal principio. Stiamo lavorando costantemente con le aziende di social media per bloccare la diffusione di simili falsità".


L'obiettivo, secondo Downing Street, è sempre lo stesso: seminare discordia, ansia e divisioni nei Paesi occidentali, cosa non nuova da parte dei produttori di fake news, dalla Russia (anche via fonti ufficiali, come Ria Novosti), ma non solo. "Non è la prima volta che abbiamo visto una cosa del genere", ci racconta Damian Collins, deputato conservatore 46enne, per anni a capo della Commissione parlamentare di Cultura e Media che si è occupato di disinformazione e ora fondatore della piattaforma Infotagion che combatte proprio le bufale online sul Covid-19. "Anche altri canali ufficiali o semiufficiali di Mosca come Russia Today o Sputnik hanno instillato dubbi su molte storie in Regno Unito, con decine di versioni diverse. L'obiettivo, per loro, non è dimostrare una tesi o un fatto, bensì semplicemente diffondere caos. Come per la bufala di Boris "intubato"".Le "forze nazionali ostili"

Secondo il governo britannico, il Regno Unito "è sotto attacco" da mesi da parte di "forze nazionali ostili". L'esecutivo non fa mai i nomi esplicitamente, ma gli indizi portano a Russia, Cina, Iran e Corea del Nord. I siti del governo e delle istituzioni sanitarie britanniche vengono sottoposti quotidianamente ad attacchi hacker per rubare informazioni sensibili e ricevono circa 10mila mail al giorno potenzialmente "pericolose", con virus, "cavalli di troia informatici" o possibili hackeraggi. In più, nell'era del coronavirus, abbondano le fake news sull'emergenza Covid-19: "Oggi c'è un 20-30% di persone che oggi credono che il virus sia nato in laboratorio", analizza Collins. "Oppure vogliamo parlare del numero crescente di cittadini che annunciano di non volersi sottoporre a un vaccino contro il Coronavirus? Comportamenti che non sono limitati perché, nel caso della sanità pubblica, hanno un impatto anche sulle altre persone. Questi network ostili non vogliono nemmeno stabile una verità alternativa ma soltanto creare confusione ed esacerbare tensioni, come accaduto anche per l'avvelenamento russo di Salisbury ai danni dell'ex spia Skripal: lo notiamo negli stessi account degli "spammatori", utenti fittizi che sembrano esperti in qualcosa e poi cambiano repentinamente argomento a seconda della convenienza".Le Torri 5G
Nelle ultime settimane hanno scioccato in Regno Unito le decine di incendi delle torri telefoniche, antenne o centraline della rete ultraveloce per cellulari di ultima generazione 5G, reputate da teorie del complotto molto diffuse online di essere responsabili della diffusone del coronavirus. È capitato a Birmingham, Liverpool, Melling (sempre nell'inglese Merseyside), a Belfast, in Irlanda del Nord. In alcune circostanze, subito dopo online sono spuntati video che riprendono alcune persone attaccare le antenne e poi esultare al grido di "Fuck 5G" o anche "viva la revolución".

Sono due le teorie del complotto più diffuse online. La prima sostiene che le reti 5G indebolirebbero il nostro sistema immunitario, rendendoci quindi più esposti al coronavirus. Questa teoria, rilanciata oltremanica dal tabloid Daily Star, è sostenuta, tra gli altri, da un attivista e professore di filosofia del College dell'Isola di Wight, ma scientificamente è una bufala perché le onde radio del 5G e le sue radiazioni elettromagnetiche sono ben sotto il livello di guardia internazionale, addirittura 66 volte in meno del limite oltre il quale radiazioni e onde possono modificare il Dna e quindi creare gravi problemi alla salute come i tumori.

La seconda teoria del complotto sostiene invece che grazie alle reti 5G "i batteri riuscirebbero a comunicare e a diffondersi più velocemente e densamente" nelle nostre comunità e dunque in questo caso anche il coronavirus sarebbe facilitato nella sua azione. Anche questa ipotesi è stata rilanciata dallo stesso Daily Star, citando uno studio del 2011 di alcuni ricercatori della Northeastern University di Boston e di quella di Perugia per cui "i batteri riuscirebbero a comunicare" e diffondersi meglio grazie a un solido supporto elettromagnetico. Uno studio controverso, che non è mai stato pienamente dimostrato. Ma soprattutto, il coronavirus è, appunto, un virus: non un batterio. Però il festival delle patacche in Rete ha attecchito. Con conseguenze pericolose.

"Questo dimostra quanto sia grave la minaccia", spiega Damian Collins. "Il Regno Unito è da tempo sotto la minaccia di network di disinformazione, alcuni dei quali basati in Russia, ma anche in Cina e altri Paesi ostili con l'obiettivo di diffondere odio, fomentare le divisioni nella comunità, interferire nella politica locale. Oppure, seminare informazioni pericolose nella lotta al Coronavirus, vedi le fake news sul 5G".Il memo sui negoziati Uk-Usa

Ma la galassia che ingloba hacker e "fake news" di stato è molto più ampia di quanto appaia. Due settimane prima delle elezioni dello scorso 12 dicembre in cui ha trionfato Boris Johnson, il leader dell'opposizione laburista Jeremy Corbyn presenta alla stampa un documento "esplosivo": circa 500 pagine di memo sui negoziati tra Regno Unito e Usa per i rapporti commerciali post Brexit. Dalle minute, Corbyn fa notare come il governo Johnson "stia svendendo la sanità pubblica", uno dei pilastri accusatori della sua campagna elettorale. Il premier nega tutto. Ma come ha fatto Corbyn a ottenere quei documenti?

Se il flusso quotidiano di "fake news" spaccia per vere patacche e altri documenti farlocchi, stavolta il documento era autentico. Dunque, una "gola profonda" l'avrebbe passato a Corbyn. Oppure è stato hackerato illegalmente, e poi consegnato in qualche modo ai laburisti. Secondo le analisi del Digital Forensic Research Lab (DFRLab) del think tank Atlantic Council sono valide entrambe le ipotesi. Le loro indagini hanno svelato come il file dei negoziati fosse stato postato sul social network Reddit da un utente di nome "Gregoratior", che poi ha provato a diffonderle anche su Twitter e altri social media. Inizialmente, e per settimane, nessuno ci ha fatto caso. Poi, in qualche modo, ha colto l'attenzione del Labour di Corbyn, che ha messo le mani sui documenti.

"Non c'è dubbio che questo "leak" sia originato in Russia", ci spiega Ben Nimmo, esperto informatico britannico, che ha collaborato per anni al Digital Forensic Research Lab (DFRLab) e a capo delle inchieste della società americana di analisi informatica Grafika, "anche se non è mai facile capire quanto questi hacker siano legati al Cremlino". Nel caso particolare, però, ci sono indizi pesanti perché sono molto simili a un altro caso di "fake news" in cui Mosca era direttamente coinvolta e cioè il cosiddetto "Secondary Infektion" (dal nome della campagna di disinformazione sovietica). Dagli stessi errori grammaticali (tipici di un russo che parla inglese, e Nimmo le sa entrambe fluentemente), nelle molte lingue in cui gli "articoli" venivano tradotti fino ai metodi di diffusione. A confermare questa connessione anche studi da parte dell'università di Cambridge e Oxford.

Con una differenza: il "leak" arrivato a Jeremy Corbyn conteneva documenti veri, mentre Secondary Infektion nei mesi precedenti ha diffuso sui social, spacciandole per notizie verificate, invenzioni e astrusità atte a "seminare panico e discordia", come falsi litigi tra politici britannici e americani, un fantomatico documento della Commissione Europea che si scagliava contro il possibile Nobel per la Pace al dissidente russo Aleksej Navalnyj, minacce di morte non veritiere a Boris Johnson da parte di "un europeista" o addirittura assurdi contatti tra l'Ira e il terrorismo islamico.

"Dalle nostre ricerche siamo certi che ci sia la stessa regia dalla Russia", afferma Nimmo, "non sappiamo però esattamente chi lo guida e non sappiamo neanche se ci sia stato un hackeraggio alla base", o se qualcuno del governo britannico sia stato la talpa. "Ma", dichiara l'esperto, "è sicuramente parte di una operazione sistematica dalla Russia per destabilizzare l'Occidente e per ragioni geopolitiche, ma non sappiamo a che livello". Mosca ha sempre negato ogni coinvolgimento.

"La disinformazione arriva da molti attori e per molte ragioni", spiega Nimmo, "dagli Stati fino al "click-baiting" di bufale postate da utenti solitari semplicemente per fare soldi. Per esempio, qualche settimana fa c'è stato il caso della fake news della morte di Elisa Granato", la ricercatrice di origine italiana di Oxford che per prima ha sperimentato il potenziale vaccino anti Covid-19. "Uno pensa magari che sarà disinformazione dei russi o dei cinesi. Invece, era semplicemente qualcuno che voleva fare soldi con i "clic" degli utenti, di base in Macedonia, diffondendo una bufala, non nuovo a queste pratiche".Il referendum sulla Brexit
Uno dei temi più dibattuti negli ultimi anni è stata la potenziale influenza di bufale e "targeting voting" (ossia, quando si individuano utenti ed elettori da convincere grazie alle loro tracce sui social o addirittura entrando a tradimento nei loro profili, come nel caso di Cambridge Analytica in America) per quanto riguarda il referendum della Brexit. Sul tema si sono sovrapposte numerose analisi, inchieste, indagini e anche procedimenti processuali, ma non è stato certificato alcun attacco esterno "di Stato" che abbia avuto un ruolo determinante. "Il giorno del voto di quel referendum", ricorda Nimmo, "abbiamo registrato un incremento di attività di account legati alla Russia", secondo l'allora ministro delle Finanze Philip Hammond "il solo Paese che spinge per farci uscire dall'Ue". "Ma", continua Nimmo, "si è trattato di qualche migliaio di tweet. Poco per credere che abbiano davvero spostato l'ago della bilancia".

Della stessa idea Collins: "Non credo che i risultati politici degli ultimi anni siano stati modificati da questi flussi di fake news, ma certo è qualcosa che va regolato il prima possibile, soprattutto per quanto riguarda i social network: YouTube e Twitter", che per esempio ha annullato la vendita di spazi pubblicitari accusati di essere veicolo anonimo di bufale avvelenate online, "stanno agendo, e bene. Altri, come Facebook, sono ancora indietro e non agiscono a sufficienza". C'è un report dell'intelligence britannica sulle "influenze russe" sulla politica oltremanica che deve essere pubblicato da mesi ma, che per via di alcune nuove nomine, ancora non vede la luce: "Potrebbe aiutare", commenta il deputato.

Tuttavia, come ha confermato anche la Commissione parlamentare britannica di Cultura, Media e Sport nel luglio 2018 nel rapporto Disinformation and "fake news": Interim Report, "secondo una ricerca dell'agenzia di comunicazione 89up, Russia Today e Sputnik hanno pubblicato 261 articoli euroscettici tra il 1 gennaio 2016 e il 23 giugno dello stesso anno, giorno del referendum. I loro contenuti contro l'Europa hanno raggiunto più pubblico addirittura delle campagne ufficiali britanniche per l'uscita dall'Ue, "Vote Leave" e "Leave.EU". E una ricerca della University of California insieme a quella di Swansea e Berkley ha dimostrato come 156.252 account russi (non necessariamente legati ad apparati di governo, ndr) abbiamo twittato di Brexit e postato 45mila messaggini nelle ultime 48 ore di campagna referendaria".

Insomma, anche se non ci sono le prove di influenze "di Stato" nel risultato finale del referendum, c'è di certo un grande interesse in Russia e in altri Paesi come la Cina per il destino politico del Regno Unito. Come c'è interesse per i report delle Commissioni parlamentari sulle presunte influenze esterne, nel caso della Brexit e non solo. La camera dei Comuni ha rilevato che, per esempio, una pagina del sito del governo che parlava di fake news e disinformazione l'anno scorso ha ricevuto il maggior numero di contatti e utenti da un Paese: la Russia.

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#30
Germania: una "regia russa" dietro ai "covidioti", i complottisti sul Covid-19
dalla nostra corrispondente TONIA MASTROBUONI

Bugie sulla creazione in laboratorio del virus, leggende nere su Bill Gates e denunce di piani per sovvertire la democrazia. Così la macchina delle "bufale" è riuscita grazie a siti e attivisti vicini a Mosca a mobilitare le piazze tedesche contro le misure di contenimento del governo tedesco

"Anzitutto, la buona notizia: praticamente il Covid-19 non è mortale". Quando Anselm Lenz pubblica il 21 marzo sul sito complottista e filorusso Rubikon un lungo intervento che denuncia il "panico morale" delle élite sul coronavirus e fa appello alla necessità che un'"intellighenzia critica si formi adesso", è uno degli intellettuali più stimati in Germania.

Drammaturgo e scrittore, è noto per il suo feroce anti capitalismo e per aver fondato nel 2014 il gruppo "Haus Bartleby", che ambisce a raccogliere i "Karriereverweigerer", i "rifiuta-carriere". Ma nell'articolo pubblicato quel giorno di marzo su Rubikon, Lenz sminuisce gli effetti del Covid-19, denuncia un presunto attentato alla Costituzione nelle restrizioni anti-virus. E conclude che si tratterebbe di un complotto per coprire una verità, secondo lui, inconfutabile: il collasso del capitalismo. Quando scrive quell'articolo, Lenz sta già preparando la sua campagna anti-restrizioni.


Sette giorni dopo, lo scrittore è in piazza. Ha organizzato, insieme a due sodali di "Haus Bartleby", Hendrik Sodenkamp e l'attivista Batseba N'Diayuna, una manifestazione davanti alla Volksbuehne di Berlino per protestare contro le restrizioni anti-Covid-19. Quella manifestazione di appena una quarantina di persone al Rosa-Luxemburg-Platz sarà l'inizio di uno dei più inquietanti fenomeni che accompagnerà le lunghe settimane della pandemia: le "Hygiene-Demos".

Raduni settimanali di estremisti di destra e sinistra, complottisti e attivisti filorussi che in poche settimane cresceranno a dismisura e coinvolgeranno migliaia di manifestanti in varie città tedesche, principalmente a Berlino, Stoccarda, Hannover, Monaco, Norimberga e Heidelberg. Anche grazie a gruppi Telegram, blog complottisti e siti filorussi che diffonderanno il loro verbo.

Bugie come la presunta creazione in laboratorio del Covid-19 o leggende nere come Bill Gates creatore del virus; denunce di fantomatici piani dei governi per sovvertire la democrazia con la scusa della pandemia, mezze verità o totali falsità sulla diffusione dell'epidemia circolano velocemente, e non solo sulle piazze.

Secondo una ricerca delle emittenti Ndr, Wdr e del quotidiano Süddeutsche Zeitung elaborate dal data analyst Philip Kreißel, diciannove video su You Tube che diffondono notizie false e complotti sul Covid-19 vengono visti dodici milioni di volte nelle sei settimane della fase più acuta della pandemia. E su Facebook, quei video e altri testi poco fondati vengono condivisi 300mila volte. Secondo la ricerca, il fact checking giornalistico e il debunking di quei contenuti vengono condivisi venti volte meno. Una débacle, per la ricerca della verità.

Nella piazza delle Hygiene-Demos berlinesi compare per esempio Angelika Barbe, ex dissidente della Ddr, membro della fondazione vicina all'ultradestra Afd "Desiderius-Erasmus" e frequentatrice delle manifestazioni islamofobe Pegida. Sua una delle paranoie più tipiche delle Hygiene-Demos e dei forum connessi: Bill Gates come manovratore del sistema sanitario mondiale, creatore del virus e beneficiario di un futuro vaccino.

Ma l'ultratedesca Afd è un caso interessante: allo scoppiare della pandemia chiede restrizioni molto più dure di quelle introdotte dal governo (in Germania non è stato deciso il lockdown ma il distanziamento sociale e il divieto di girare in più di due persone). Col crescente successo delle piazze anti-restrizioni, l'ultradestra parlamentare tedesca intraprende un'inversione a U e abbraccia le proteste. Alle ultime manifestazioni, all'Afd si affiancheranno gruppi apertamente neonazisti come gli Identitari.

La contemporanea e inusuale presenza a Rosa-Luxemburg-Platz e nelle altre piazze tedesche di estremisti di destra e di sinistra viene ribattezzata dai giornali tedeschi "Querfront", fronte trasversale, come quello antidemocratico che negli anni di Weimar tentò di saldare le forse estremiste agli antipodi dello spettro politico. I cartelli contengono messaggi disparatissimi: sostegno a Trump o a Putin e ai complottisti americani di "QAnon", istanze no-vax, richiami alle presunte libertà costituzionali calpestate dalle misure anti-Covid-19 e alle manifestazioni del lunedì dell'autunno del 1989 che liberarono la Germania Est dal regime comunista.

Quei sabati di manifestanti che non si attengono al distanziamento, rifiutano le mascherine e vengono spesso dispersi dalla polizia preoccupano la politica. La cancelliera Angela Merkel le definisce, ad un certo punto, "preoccupanti", in una riunione a porte chiuse con la Cdu riportata dalla Bild. Si tratta di raduni che secondo la cancelliera nascondono una "regia russa".

Anselm Lenz, per spingere la piazza, ha fondato una rivista online, "Kommunikationsstelle Demokratischer Widerstand" (Kds), "Centro di comunicazione della resistenza democratica". L'indirizzo è la gloriosa Volksbuehne, il teatro di Erwin Piscator e Frank Castorf, che però si affretta a smentire di avere legami con i complottisti e minaccia conseguenze legali per l'uso non autorizzato dell'indirizzo da parte di Kds.

In un'intervista con un altro protagonista di quelle piazze e della disinformazione complottista, Ken Jebsen, Lenz afferma che lo Stato starebbe congiurando "insieme alle aziende farmaceutiche e digitali per abolire la democrazia". La pandemia sarebbe connessa alla "fine del capitalismo dei mercati finanziari, così come lo abbiamo conosciuto".

Le Hygiene-Demos vengono seguite da vicino dall'universo dei grandi diffusori di fake news. Da Rubikon ma anche da notori siti di estrema destra come EpochTimes.de, fondato dal cinese americanizzato John Tang, vicino alla setta Falun Gong e da sempre critico con Pechino. A febbraio, quando il virus è già arrivato in Germania, sul sito appare un titolo, "Il coronavirus è un'arma biologica?" in cui si suggerisce che il virus sia stato creato in laboratorio come arma geopolitica. "L'unica sorpresa per la dirigenza cinese deve essere stato il fatto che la Cina sia diventata essa stessa il Ground zero dell'epidemia", si legge nell'articolo.

Altri personaggi noti per le loro tendenze alla disinformazione sistematica come l'estremista di destra Oliver Janich seguono le manifestazioni berlinesi. Durante la pandemia, Janich alimenta i circa 60mila contatti sul suo canale Telegram regolarmente con informazioni false e fuorvianti sul virus. Anche il blog revisionista "Die rote Fahne", ispirata alla famosa rivista di Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht si interessa alle Hygiene-Demos: in piazza con i paranoici da restrizioni c'è il discusso cronista filo-erdoganiano e filo-Hamas Martin Lejeune, noto per le sue esternazioni negazioniste sulla Shoah. Persino il quotidiano di sinistra Tageszeitung ritiene "Die rote Fahne" un sito "revisionista".

In piazza ci sono anche due giornalisti che lavorano, fra l'altro, per Rt (ex Russia today), Paula P'Cay e Uli Gellermann. Secondo il "Juedisches Forum fuer Demokratie und Antisemitismus", un forum berlinese impegnato contro l'antisemitismo, al Rosa-Luxemburg-Platz vengono avvistati anche alcuni giornalisti del Canale Uno russo (Pervyi Kanal). Ma la "Russia-connection" delle Hygiene-Demos va ben oltre.

Una delle figure centrali delle manifestazioni che tra marzo e aprile crescono di settimana in settimana, è Ken Jebsen. E bisogna andare indietro al 2014 per capire uno dei nuclei filoputiniani delle piazze anti-restrizioni tedesche. Allora Jebsen, da anni ospite gradito di Rt, cacciato nel 2011 dall'emittente tedesca Rbb per le sue esternazioni antisemite, è già in piazza con altri protagonisti delle Hygiene-Demos, per manifestare il suo appoggio alla Russia che ha invaso la Crimea dopo la rivoluzione di Maidan, in Ucraina.

Jebsen ha fondato KenFm, un'emittente di destra, antisemita e antiamericana - gli attentati dell'11 settembre sono considerati da Jebsen una "bugia terroristica" organizzati dagli stessi americani. E insieme a Jebsen, che con la sua KenFm, anima le Hygiene-Demos con interviste a Lanz, e al noto neonazista Nikolai Nerling, insegnante di scuola licenziato in tronco per gli eccessi antisemiti, sostenitore del "complotto ebraico mondiale" e noto negazionista, ci sono altri sostenitori di Putin.

Con Jebsen, un altro fan di Putin che manifestava con lui nel 2014 contro l'Ucraina, è avvistato regolarmente alle Hygiene-Demos: Jürgen Elsässer. L'ex giornalista di sinistra mutato in fanatico russo e simpatizzante Afd, vagheggiava già nel 2014 un'"Europa dei popoli liberi da Lisbona e Vladivostok", insomma citava Putin per diffondere i suoi deliri panasiatici. La sua rivista antiamericana, antisemita e filorussa Compact collabora regolarmente con Rt. E racconta per settimane anche le piazze berlinesi anti-restrizioni da Covid-19.

È Elsässer stesso a fare un parallelo con le proteste antiucraine, a parlare di "atmosfera dal 2014", quando ogni lunedì i filorussi manifestavano a Berlino "contro la guerrafondaia Nato che aizza contro la Russia sulla scia della crisi in Crimea".

A fianco a loro, altri attivisti filorussi animano le proteste del Rosa-Luxenburg-Platz: un collaboratore di Rubikon, Peter Nowak, nonché il blogger Billy Six, notoriamente pro-putiniano. Tutti uniti nelle proteste contro una presunta "Corona-Diktatur", "dittatura del coronavirus" e nell'amore incondizionato per Vladimir Putin.

Ma quanto hanno influito sui tedeschi i paranoici - ribattezzati da alcuni "covidioti" - che per due mesi hanno sfilato ogni sabato in alcune delle principali città tedesche e hanno infestato il web di video e messaggi falsi sul virus? Difficile dirlo. Ma un'interessante sondaggio di giugno dell'istituto demoscopico Allensbach dimostra che i tedeschi potrebbero essere meno permeabili di altri Paesi ai teorici del complotto.

Il 53% li ritiene dei "matti", contro il 18% dei francesi, il 32% degli americani e il 30% dei britannici. Tuttavia, un 18% di tedeschi pensa che le classiche teorie del complotto siano più vere "di come vengono rappresentate ufficialmente", ossia dai media tradizionali.

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