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Viaggi e ospitalità

#2
L'hotel più antico del mondo ancora in attività si trova a Yamanashi, Giappone.
Si tratta del Nishiyama Onsen Keiunkan, fondato nel 705 da Fujiwara Mahito e gestito dal allora per 52 generazioni dalla stessa famiglia.
Si tratta di un Ryokan, ovvero un albergo tradizionale giapponese, di quelli che hanno il tatami invece del letto, tanto per intenderci.
Sin dalla nascita, l'hotel usa come acqua calda quelle delle sorgenti locali di Hakuho.
E' stato ristrutturato nel 1997. Nel 2011 entra nel Guinness dei Primati appunto come hotel più antico in attività.
https://www.keiunkan.co.jp/
Buona vita a tutti
 
#3
Mentre curiosavo sulla ricetta delle mozzarelle in carrozza (con o senza alici), rammentavo a me stesso dell'esistenza di un film del 1987 intriso di sana ospitalità: è il Pranzo di Babette!


Ispirato a un romanzo della Blixen, due sorelle zitelle danesi gradiscono ospitare una donna francese ricercata dalla polizia a seguito dei disordini scoppiati durante la comune di Parigi sul finire dell'Ottocento. In paese v'è molto dissidio tra i popolani e la neo-governante utilizza i 10mila franchi di una vincita alla Lotteria per rinsaldare i rapporti nella comunità organizzando un pranzo che coinvolgerà 12 commensali che finiranno estasiati e inebriati dalle pietanze portate di volta in volta in tavola.

Il cibo funge da trait d'union al punto che alla domanda di un partecipante al banchetto sul perché la donna avesse rinunciato di tornarsene a Parigi con tutta quella somma di danaro, la protagonista pronuncia la celebre frase "ogni artista non è mai povero ".
E qui l’arte non è quella che ti fa cercare la notorietà ad ogni costo, bensì quella che regala piacere al corpo e allo spirito.

Buon appetito a Liside e a tutti gli sfoglia-pagine del forum
 

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#4
Guarda Raffaello, tu stuzzichi, ho già l'acquolina in bocca!
Ricordo bene il film, credo vinse anche un Oscar come miglior film straniero. L'ospitalità aggrega!
Oggi è il mio ultimo giorno lavorativo prima delle ferie: il personale ha voluto congedarmi con un pranzo in hotel e. per l'occasione, poco fa una mia cameriera, filippina, ha portato 2 bottiglie di Montepulciano d'Abruzzo La Cacciatora che mi lasciano un po' perplesso....posso berlo con animo fiducioso?:rolleyes:
 
#5
Egregio Liside, giorni fa scrissi una mail al Min delle politiche Agricole chiedendo delucidazioni sulla normativa riguardante l'imbottigliamento di vini Docg DOC e Igp da parte di aziende fuori zona di produzione (tra queste credo compaia anche La Cacciatora che di sicuro non è un'azienda abruzzese) ottenendo una sacrosanta risposta: si può fare.
Ahimè, aggiungo.
Tu bevilo anche se sarebbe meglio aderire al motto: Vini e buoi dei paesi tuoi ;)
 
#6
Caro Raffaello, alla fine ho ceduto al buon senso e dato retta al tuo consiglio. Abbiamo pasteggiato con Vernaccia di San Gimignano Guicciardini Strozzi riserva 2016, acquistata da me personalmente in una enoteca a due passi. Panzanella ed insalata di trippa alla fiorentina.:)
 
#7
Il secondo hotel più antico in attività, anche questo un "ryokan", si trova sempre in Giappone: si tratta dell'Houshi Ryokan a Komatsu.
https://www.ho-shi.co.jp/
L'anno di apertura è il 718 ed anche questo usa una fonte termale.
La storia dell'apertura di questo hotel sconfina nella leggenda.
Un monaco fu incaricato da una divinità dell'apertura poichè era vicino ad una fonte dai poteri curativi miracolosi, fonte che ancora doveva essere trovata. Detto monaco, trovando l'esercizio dell'ospitalità poco consono alla sua figura religiosa, delegò per tale incarico un suo discepolo, Garyo Houshi, la cui famiglia lo gestisce da allora fino ai giorni nostri.
 
#8
Vernaccia assai distinta quella acquistata da te, egregio Liside, appena ieri.

In fondo già Sosia nell'Anfitrione, tragicommedia ripresa dall'altrettale fenomeno del teatro francese, Jean-Baptiste Poquelin (in arte Molière), mostra di appartenere alla schiera di quei personaggi ricolmi di sana ospitalità. Egli condivide con i presenti al banchetto l’amore per il vino e il gusto del bere, come risulta fin dalla prima scena (vv. 429 ss.: difatti mentre gli altri pugnabant maxime egli si scolava una bottiglia di vino). Sosia inoltre aggiunge due fette succulente di prosciutto (vv. 498 e ss.) e le esigenze della pancia sono più volte da lui richiamate nel corso dell’azione.

Oggi è domenica e andrò a prendere della chitarrina da cuocere con la rucola e abbellire con i pomodorini dell'orto...
 

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#9
Non sempre tuttavia l'ospitalità, la convivialità, è espressione di generosità e condivisione.
Nel Satyricon di Petronio Arbitro, per esempio, l'opulenza dei cibi contrasta quasi il potere del denaro, e forse è l'unica espressione per contenderne il predominio.
Trimalcione (o Trimalchione), un liberto arricchito, offre un banchetto a personaggi di varia umanità che rappresentano in maniera specchiata il tempo di allora con le sue proprie ambiguità, codardie, adulazioni ma anche doti di coraggio.
Detto banchetto, con la ricchezza e stravaganza delle sue vivande, è l'occasione per mostrare, o meglio riversare, sugli altri i segni della propria potenza economica.
Buona vita!
 
#10
Vernaccia assai distinta quella acquistata da te, egregio Liside, appena ieri.

In fondo già Sosia nell'Anfitrione, tragicommedia ripresa dall'altrettale fenomeno del teatro francese, Jean-Baptiste Poquelin (in arte Molière), mostra di appartenere alla schiera di quei personaggi ricolmi di sana ospitalità. Egli condivide con i presenti al banchetto l’amore per il vino e il gusto del bere, come risulta fin dalla prima scena (vv. 429 ss.: difatti mentre gli altri pugnabant maxime egli si scolava una bottiglia di vino). Sosia inoltre aggiunge due fette succulente di prosciutto (vv. 498 e ss.) e le esigenze della pancia sono più volte da lui richiamate nel corso dell’azione.

Oggi è domenica e andrò a prendere della chitarrina da cuocere con la rucola e abbellire con i pomodorini dell'orto...
Certo Raffaello è che, se oltre a descrivere i piatti che mangi, pubblichi pure le foto è arduo starti presso....
Oggi per pranzo mia moglie mi preparerà un tom kha kai, piatto tipico della cucina thailandese che credo annaffierò con un semplice Mionetto (Sergio)
(l'immagine è tratta da internet)
 

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#11
Anche in Europa non sfiguriamo.
Uno degli alberghi più antichi è lo Zum Roten Baeren a Friburgo, edificato addirittura prima che Friburgo nascesse, verso il 1120 mi pare da dei francesi, e sopravvissuto fino ad oggi a tutte le calamità immaginabili umane e naturali.
https://roter-baeren.de/
 
#12
Per questa sera, in alternativa alla chitarrina già acquistata in un curioso negozietto della frazione di Tornimparte (AQ) e ri-filatami davanti nella misura di 4 etti a € 2.45 , la mia compagna vorrebbe preparare un risotto funghi porcini e zafferano, quello nostro (a decametro zero per intenderci) dal momento che tra i commensali appariranno 2 amici lombardi. Domani volgeranno le vele in terra insubria.

Sul piatto thailandese non esprimerò giudizi poiché non conosco affatto la cucina indocinese e me ne dolgo. Prometto di farlo al più presto. Evviva il Mekong!

Ho desiderio di richiamare, altresì, la figura di Alceo, poeta pre- sofocleo di Mitilene.
Egli, esaltando le peculiarità terapeutiche del cespo di vite, coinvolge arditamente il lettore ospitandolo nella càvea...dell'ebbrezza!


Ebbrezza di Noè.jpg

dai Frammenti:

[...]Gònfiati di vino: già l’astro
che segna l’estate dal giro
celeste ritorna,
tutto è arso di sete,
e l’aria fumiga per la calura.[...]
 
#13
Eheh, gran piatto il risotto, proprio su misura per i tuoi amici meneghini!
Ritengo la cucina italiana la migliore del mondo, e ti assicuro che non sono un nazionalista, il giudizio è dettato solo dalle papille.
Seguono, non tanto a ruota (ma è opinione mia personalissima), quelle giapponese e thailandese e per gusto e per salubrità.
Mia moglie è thai, e cuoca provetta! Il tom kha kai, realtà di per sè transeunte, di oggi è stato regale: sono sicuro che saresti entusiasta della cucina orientale.
Per concluderla a vino un'ode di Tommaso Stigliani:

Lode del vino

Vin, sangue de la Terra,
via più caro a' mortai che 'l sangue vero;
benedetto il primiero
che ti trovò. Per te s'ardisce in guerra,
e si sta lieto in pace.
discacciator verace
de l'umana tristezza,
e tesor d'allegrezza,
liquefatto rubin, tenera gioia,
ch'entrata a' nostri seni
altra gioia invisibile divieni.
 
#14
all'egregio Liside e a tutti gli sfoglia-pagine del forum

Invero, di qualcosa d'orientale ne seguo le tracce: il caglio del fagiolo conosciuto col nome Tofu, il Seitan e il Tempeh.
Tutti 'sti prodotti appartengono al mio menu già da una decina d'anni, tuttavia sono favorevole al mantenimento delle ricette originali della terra d'Abruzzo, di tradizione ormai millenaria.
Qui, ad esempio, l'uso della chitarra tiene testa alle orribili statunitensi macchine per fare la pasta.

Per rimando, eccovi una chicca del Vate per un tipo di vino sardo, il Cannonau...


***Non conoscete il Nepente d’Oliena neppure per fama?
Ahi, lasso! Io son certo che, se ne beveste un sorso, non vorreste mai più partirvi dall’ombra delle candide rupi, e scegliereste per vostro eremo una di quelle cellette scarpellate nel macigno che i Sardi chiamano Domos de Janas, per quivi spugnosamente vivere in estasi fra caratello e quarteruolo.***

link: http://gostolai.net/storia-e-tradizioni/il-cannonau-e-dannunzio/
 

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#15
all'egregio Liside e a tutti gli sfoglia-pagine del forum

Invero, di qualcosa d'orientale ne seguo le tracce: il caglio del fagiolo conosciuto col nome Tofu, il Seitan e il Tempeh.
Tutti 'sti prodotti appartengono al mio menu già da una decina d'anni, tuttavia sono favorevole al mantenimento delle ricette originali della terra d'Abruzzo, di tradizione ormai millenaria.
Qui, ad esempio, l'uso della chitarra tiene testa alle orribili statunitensi macchine per fare la pasta.

Per rimando, eccovi una chicca del Vate per un tipo di vino sardo, il Cannonau...


***Non conoscete il Nepente d’Oliena neppure per fama?
Ahi, lasso! Io son certo che, se ne beveste un sorso, non vorreste mai più partirvi dall’ombra delle candide rupi, e scegliereste per vostro eremo una di quelle cellette scarpellate nel macigno che i Sardi chiamano Domos de Janas, per quivi spugnosamente vivere in estasi fra caratello e quarteruolo.***

link: http://gostolai.net/storia-e-tradizioni/il-cannonau-e-dannunzio/

http://gostolai.net/en/storia-e-tradizioni/il-nepente-in-letteratura/

P.S.) Il fagiolo cui accenna Lo Psillo altro non è che la soia, ma sappiamo che ha l'animo del poeta....
 
#16
Anche in Europa non sfiguriamo.
Uno degli alberghi più antichi è lo Zum Roten Baeren a Friburgo, edificato addirittura prima che Friburgo nascesse, verso il 1120 mi pare da dei francesi, e sopravvissuto fino ad oggi a tutte le calamità immaginabili umane e naturali.
https://roter-baeren.de/
La Verna - alta Valle dell'Arno (zona aretina)

A partire dall’anno Mille sono numerosi i pellegrini diretti all'Urbe che percorrono i sentieri della Via Major, ma anche quelli che dall’Eremo di Camaldoli seguono il Cammino francescano di Assisi.
Tutti amano fermarsi a Chiusi della Verna, ospitale località che conserva inalterati nel tempo servizi e modalità di permanenza conformi alla natura spirituale del luogo.

ora pro nobis
 
#17
http://gostolai.net/en/storia-e-tradizioni/il-nepente-in-letteratura/

P.S.) Il fagiolo cui accenna Lo Psillo altro non è che la soia, ma sappiamo che ha l'animo del poeta....
Ospitalità per Necessità!

sotterranea.jpg

Siamo nella provincia di Nevşehir, a due passi da un’antica regione montuosa dell’Anatolia Centrale conosciuta col nome di Cappadocia (Katpatuka), tappa fondamentale della via del commercio del sale. Qui vissero gli Hittiti, un ìnclito popolo di cavalieri. La gente del posto è abituata a vivere nel tufo vulcanico che da sempre ha caratterizzato la morfologia dei luoghi.

Pinnacoli conici sormontati da cappucci di roccia detti Camini (Peribacalar) modellati dal vento da milioni di anni e crateri naturali arricchiscono un paesaggio insolito di forte attrazione turistica. A Derinkuyu negli anni Sessanta venne scoperta un’antica e misteriosa città sotterranea: un luogo scavato nella pietra e costruito fino a 60 metri di profondità dal livello stradale. Essa comprendeva abitazioni con camere che oggi si presentano per lo più prive di orpelli e decorazioni. In alcune sono ancora visibili degli utensili della vita quotidiana come macine, forni d’officina, otri di pietra per la conservazione degli alimenti. Altri locali furono utilizzati per lo stoccaggio alimentare, cantine vinicole e persino una scuola. La città fu progettata per ospitare circa 20.000 persone e un numero di animali sufficienti a rendere la popolazione completamente indipendente dalle forniture per almeno 100 giorni…
 
#18
A proposito di ospitalità per necessità, accennata da Lo Psillo nel precedente post, e di ritorno dalle Feriae Augusti, voglio menzionare la Napoli Sotterranea, così nomata dal libro omonimo di Guglielmo Melisurgo.
A 40 metri di profondità, dove i Greci estraevano il tufo già dal II secolo A:C:N., i cubicoli, le vasche di raccolta delle acque, i corridoi romanici e poi borbonici venivano usati dai napoletani come rifugio antiaereo durante la seconda guerra mondiale. Si apre al visitatore (visita non consigliata ai claustrofobici) un mondo sotto il mondo, dove famigli, disertori dell'esercito e varia umanità convivevano durante i giorni pericolosi. Approntarono anche dei rudimentali bagni.
 
#19
A proposito di ospitalità per necessità, accennata da Lo Psillo nel precedente post, e di ritorno dalle Feriae Augusti, voglio menzionare la Napoli Sotterranea, così nomata dal libro omonimo di Guglielmo Melisurgo.
A 40 metri di profondità, dove i Greci estraevano il tufo già dal II secolo A:C:N., i cubicoli, le vasche di raccolta delle acque, i corridoi romanici e poi borbonici venivano usati dai napoletani come rifugio antiaereo durante la seconda guerra mondiale. Si apre al visitatore (visita non consigliata ai claustrofobici) un mondo sotto il mondo, dove famigli, disertori dell'esercito e varia umanità convivevano durante i giorni pericolosi. Approntarono anche dei rudimentali bagni.
Solo una postilla:
la Napoli Sotterranea veniva usata per la conservazione del Tufello.
 
#20
Ospitalità per Necessità

Nel quadro italiano dell’ospitalità “sotterranea” mi sento in dovere, per prossimità geografica, di sottolineare l’esempio di Narnia. L’antica località romana, sorta quasi a dominare il tracciato della via Flaminia, ebbe una vita fiorente e, come tutte le colonie dell’epoca, era fornita di un acquedotto.

Il percorso turistico inizia sotto il convento dei Domenicani a Narni (TR), laddove, appena 40 anni fa, un gruppo di appassionati speleologi ri-portò alla luce un complesso ipogeo dimenticato. Attraverso un varco nella muratura vennero trovati diversi locali tra i quali uno adibito a cisterna, probabilmente resto di una domus che faceva parte del disegno dell’Acquedotto della Formina.
Alimentato da 6 sorgenti l'Acquedotto oggi si estende per 13 Km a partire da Sant’Urbano.

In merito all’argomento:

L'acqua come oggetto di culto e come servizio pubblico in età romana scritto dall'archeologa Daniela Monacchi.


Narnia.jpg
 

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