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Riaprire dopo il COVID

#4
Turismo, gli agenti in piazza a Milano: «Sfuma l’80% di fatturato. Con noi crolla parte del Paese»
Chi ha riaperto, sta gestendo solo annullamenti. Gli altri, agenzie viaggi e tour operator della Lombardia, sono ancora chiusi: nessuna proposta certa da offrire ai clienti, richieste di prenotazione, previsioni di arrivi o partenze
di Stefania Chiale



Chi ha riaperto, sta gestendo solo annullamenti. «unire le forze»: «Il settore è da sempre diviso, siamo più parti di una filiera - dice Michela Terzi, proprietaria di un’agenzia a Gorla Minore (Varese) .....-, ma in questo momento di difficoltà dobbiamo collaborare ed essere riconosciuti come una categoria unita. Solo così potremo farcela».

28 maggio 2020 | 08:26

https://milano.corriere.it/notizie/...se-ab013c94-a0aa-11ea-9405-dd3eae1c39c1.shtml
 
#6
"Il coronavirus non esiste più": parla Zangrillo
Il primario del San Raffaele: "Gli ultimi tamponi hanno meno carica virale"
“Oggi è il 31 maggio e circa un mese fa sentivamo epidemiologi temere per la fine del mese e inizio giugno una nuova ondata e chissà quanti posti di terapia intensiva da occupare. In realtà il virus dal punto di vista clinico non esiste più. Questo lo dice l’università Vita e Salute San Raffaele, lo dice uno studio fatto dal virologo direttore dell’Istituto di virologia, il professore Clementi, lo dice il professor Silvestri della Emory University di Atlanta”. Lo ha detto Alberto Zangrillo, direttore della terapia intensiva dell’ospedale San Raffaele di Milano, a ‘Mezz’ora in più’ su Rai 3, ripreso dall’Adnkronos.
“Lo dico consapevole del dramma che hanno vissuto i pazienti che non ce l’hanno fatta – ha aggiunto Zangrillo -. Non si può continuare a portare l’attenzione in modo ridicolo come sta facendo la Grecia sulla base di un terreno di ridicolaggine, che è quello che abbiamo impostato a livello di comitato scientifico nazionale e non solo, dando la parola non ai clinici e non ai virologi veri“.
Secondo il professore, “il virus dal punto di vista clinico non esiste più. Ci metto la firma“.

Quindi ha concluso: “I tamponi eseguiti attualmente negli ultimi 10 giorni hanno una carica virale assolutamente infinitesimale, dal punto di vista quantitativo, rispetto a quelli eseguiti uno o due mesi fa”.

https://notizie.virgilio.it/coronavirus-non-esiste-zangrillo-san-raffaele-covid-1393452?ref=virgilio
 
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#7
Bonus vacanze 2020: come funziona e come richiederlo
Il decreto prevede che chi usufruisce dell'agevolazione debba comunque anticipare il 20% del bonus riconosciuto

31 Maggio 2020

Anche se, a partire dai prossimi giorni, le frontiere internazionali torneranno ad “aprirsi”, è inutile negare che le prossime vacanze estive saranno condizionate dall’emergenza COVID-19. A oggi, infatti, non è ancora chiarissimo verso quali Paesi sarà possibile viaggiare e quali, invece, manterranno delle restrizioni rispetto ai turisti in arrivo.

Per questo motivo, molti stanno iniziando a programmare un’estate completamente “made in Italy”. A spingere verso questa soluzione tutta “nostrana” c’è anche il bonus vacanze 2020 annunciato dal Governo, che garantirà uno sconto massimo di 500 euro (150 euro per i single, 300 euro per le coppie e 500 euro per famiglie con più di 3 componenti) per gli italiani che decideranno di trascorrere le vacanze in una delle tante località del nostro Paese.

Il bonus vacanze può essere speso dal 1 luglio al 31 dicembre 2020 in tutti gli hotel, villaggi, campeggi, agriturismi e bed and breakfast che siano certificati come tali in base alla normativa del Governo e delle Regioni. Resta però da capire come funziona il bonus vacanze 2020 e come può essere richiesto. Proviamo a fare chiarezza.



Come richiedere il bonus vacanze 2020
Anche se il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo non emana ancora il decreto attuativo del bonus, è stato anticipato che la sua erogazione sarà legata a un’applicazione per smartphone di prossimo rilascio. Chi vuole usufruire del bonus dovrà caricare i documenti necessari nella piattaforma (come la dichiarazione ISEE che attesti il limite reddituale) e attendere l’esito.

Nel caso si rientrasse nei paramentri stabiliti dal Decreto e si possa usufruire del bonus vacanze 2020, sull’app comparirà un codice a barre legato alla nostra richiesta e al nostro nucleo familiare. Una volta giunti nell’albergo o nella struttura scelta, sarà sufficiente che il proprietario (o chi si trova alla reception) scansioni il codice per poter usufruire del bonus. Probabile, però, che la procedura venga leggermente modificata per far sì che il bonus possa essere utilizzato anche tramite piattaforme online come AirBnB e Booking, che hanno già fatto sentire le loro rimostranze al Governo.

Come funziona il bonus vacanze 2020
Per quel che riguarda il funzionamento, invece, bisogna sapere che il bonus vacanze 2020 non si “tramuta” in uno sconto del 100% dell’importo previsto dal decreto. Secondo il dettato legislativo, chi va in vacanza dovrà comunque anticipare il 20% del bonus (100 euro in caso di bonus da 500 euro, 60 euro in caso di bonus da 300 euro, 30 euro in caso di bonus da 150 euro) che recupererà nella successiva dichiarazione dei redditi come credito d’imposta.

Discorso simile per la struttura che ospiterà la famiglia (o il single) in vacanza. Il proprietario dell’albergo dovrà anticipare l’80% del bonus, che potrà poi scontare sotto forma di credito d’imposta nella dichiarazione dei redditi 2021.

quifinanza.it
 
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#8
Vacanze. Solo 1 italiano su 20 ha prenotato, 1 su 2 non la farà. A casa più per paura che per ristrettezze economiche
Un'indagine Demiskopica sull'estate del dopo-Covid. Quattro su dieci optano per soluzioni ricettive a promiscuità bassa o nulla, come seconde case, o abitazioni in affitto, o di amici e parenti. I lavoratori autonomi rinunceranno in misura quasi doppia rispetto ai dipendenti

12 giugno 2020

Poco più della metà degli italiani (51%) ha deciso di andare in vacanza nei prossimi mesi, anche se solo il 5,5% ha già prenotato. La Sicilia, insieme a Toscana e Puglia, si colloca sul podio delle destinazioni più gettonate da chi ha dichiarato di trascorrere una vacanza in Italia (92,3%).

Appena il 7.8%, al contrario, ha in programma un viaggio fuori dai confini nazionali. Emerge da un'indagine realizzata da Demoskopika sull'identikit del turista post Covid-19. Ben 4 su 10 optano per soluzioni ricettive ritenute "più sicure": appartamento preso in affitto (18,9%), casa di proprietà della famiglia (17,4%) oppure ospite di parenti o amici (5,2%).

L'indagine, realizzata da Demoskopika per conto del Comune di Siena, ha coinvolto un campione di 1.539 cittadini intervistati. Tra il 49% degli italiani che rinunceranno alle vacanze, una buona fetta lo farà per motivi economici. Secondo l'indagine di Demoskopika In primo luogo perché, "pur volendo", i cittadini hanno ancora timore a viaggiare (24,9%). L'8,7% del campione intervistato ha "già rinunciato, al di là del Coronavirus" ma colpisce il 15,3% del campione intervistato che non ha programmato la villeggiatura con la famiglia dichiarando di "non avere le possibilità economiche".

Si tratta di quasi 8 milioni di italiani rinunciatari per "cause di forza maggiore" principalmente tra le categorie dei lavoratori autonomi (21,4%) in misura doppia rispetto ai lavoratori dipendenti (12,7%). Tra le categorie più "sofferenti" figurano gli artigiani, i commercianti, i disoccupati e gli operai e, infine - come era prevedibile - chi possiede un reddito basso (19%), rispetto a chi ha palesato una condizione economica decisamente migliore (5,3%).

"Il turista post Covid-19 - spiega il presidente di Demoskopika, Raffaele Rio - ha voglia di villeggiare quasi esclusivamente in Italia e in totale sicurezza. L'epidemia sanitaria non poteva non ripercuotersi inevitabilmente anche sui consumi turistici. In questo quadro, saranno premiate quelle destinazioni turistiche che meglio sapranno interpretare i desiderata del mercato autoctono".

"Rilevare l'opinione degli italiani - aggiunge l'assessore al turismo del Comune di Siena, Alberto Tirelli - rappresenta uno strumento fondamentale per assumere un piano di azioni maggiormente consapevole in direzione di un rilancio concreto e più incisivo del comparto turistico.

repubblica.it
 
#9
19 giugno 2020

Il ritorno dei turisti stranieri in Italia: nell'ultima settimana +43%
di MASSIMO CALANDRI

Il direttore dell'Enit: "Riprese le prenotazioni, ma a fine 2020 registreremo un calo del 55%"

Francesi e svizzeri lungo la Riviera dei Fiori. Inglesi per i borghi delle Cinque Terre. Gli americani tra Ischia, Capri e la Costiera Amalfitana. Olandesi nella campagna toscana, russi in Romagna. E i tedeschi, poi: dal Veneto alla Puglia.
Chi l'ha detto che quest'estate gli stranieri non verranno in Italia? "Il trend negativo si è interrotto: basta con le cancellazioni, dall'estero hanno ripreso a prenotare le vacanze da noi", confermano all'Enit, l'Agenzia Nazionale del Turismo. Certo, non sarà una stagione semplice: ma dallo "zero" di alcune settimane fa, quando il nostro Paese era al centro delle cronache mondiali della pandemìa, le cose hanno cominciato a cambiare. E in meno di 3 anni torneranno ancora più turisti del 2019, quello del boom.
Trecento milioni di potenziali ospiti
Al termine del 2020, gli arrivi internazionali con pernottamento segneranno un 55% in meno. Da un paio di settimane gli stranieri hanno ripreso a fare capolino: tra un mese la loro presenza aumenterà considerevolmente, la svolta dovrebbe arrivare dopo Ferragosto. Saranno europei, e tra quelli long haul - a lungo raggio, cioè provenienti da più lontano - soprattutto russi. Qualche ospite Usa, quasi nulla dalla Cina. Molti a settembre e nella prima metà di ottobre, considerati periodi di soggiorno più "sicuri".
Il confronto rispetto al 2019 è comunque impietoso: 35 milioni di visitatori e 119 milioni di pernottamenti in meno, persi 23,3 miliardi di euro di spesa turistica in entrata. Però all'estero stanno riacquistando fiducia giorno dopo giorno: lo conferma l'aumento delle richieste e delle prenotazioni fatte via internet ad alberghi, b&b, camping, case-vacanza. Solo nell'ultima settimana, il turismo italiano ha segnato un +43% nelle segnalazioni internazionali.
"L'Italia è un brand credibile. Lo dimostrano i dati e l'intenzione di oltre 300 milioni di persone, che sul web prendono informazioni su una possibile vacanza nel nostro Paese", spiega Giovanni Bastianelli, direttore dell'Enit. Sempre secondo le proiezioni, nel 2022 si tornerà ai livelli di 3 anni fa. Addirittura un 2% meglio.
"Arriveranno soprattutto a settembre"
Qualche giorno fa, 12 minuti di diretta Facebook di un turista nordamericano che a Roma gironzolava tra trattorie e negozi di artigianato, ha fatto decine di migliaia di contatti negli Usa. Per Bastianelli "è cambiata la geografia del turismo, ma anche il modo di vivere l'esperienza. L'ordinario diventa straordinario e fornisce senso di sicurezza. E' importante trasmettere il senso di una rassicurante normalità, e i giovani - ma tutti i cittadini, anche attraverso le condivisioni social - possono contribuire a questo passaparola virtuale. Il verde diventa un hub della sostenibilità, da cui far ripartire anche il turismo in città unendo parchi, avventure negli spazi aperti e cultura".

Il turismo straniero dovrebbe concentrare gli arrivi nell'ultima parte dell'estate e all'inizio dell'autunno. "Ma non si potranno tirare le somme fino al termine della stagione. Il mondo del turismo si adatta facilmente al cambiamento e all'evoluzione. Venezia (12%) e Firenze (29%) hanno quote piuttosto basse di visitatori domestici - dipendono fortemente dal turismo internazionale - e come tali sono potenzialmente più vulnerabili alla ripresa, a differenza di Torino e Napoli che invece godono anche di un mercato domestico".
La fiducia dei turisti russi
Nella prima settimana di giugno, gli arrivi internazionali hanno segnato un -85% dalla Cina e un -82,7% dagli Usa. Ma il segno negativo si è fermato, e in altri paesi la percentuale ha ricominciato a risalire: in particolare rispetto ai voli provenienti dalla Francia (-69.4% ) e in particolare dalla Russia (-67,9%). Nel frattempo le prenotazioni dei voli dall'estero per l'Italia sono salite a 300.000, e la progressione è esemplare: -96,3% a giugno, -86,2% a luglio, -79,2% agosto.Il boom della Liguria
Ci sono regioni in cui il fenomeno è più evidente. La Liguria, ad esempio. Nel 2019 erano stati circa 7 milioni, i turisti stranieri che aveva soggiornato per almeno una notte in uno dei 1.300 hotel della regione. Erano stati dati per persi, nell'estate del Coronavirus. Invece. Il 20%, e cioè un milione e mezzo di persone, sta prenotando una stanza.

"La maggior parte arriverà dopo Ferragosto, soprattutto a settembre e anche nella prima parte di ottobre. Ma ora qualcuno comincia a scriverci chiedendo la disponibilità già a metà luglio. E' una bella notizia - finalmente! -, anche perché temevano non sarebbero mai venuti. Se saranno di parola, per noi potrebbero davvero rappresentare una svolta, in questi tempi impossibili". Parola di Americo Pilati, presidente della Federalberghi ligure. "Non cinesi e neppure statunitensi, sarebbe chiedere troppo: ma gli europei hanno di nuovo fiducia, vogliono tornare sulla costa ligure". Hanno smesso di cancellare le prenotazioni fatte nell'inverno, e chiedono delle camere per le settimane a venire. "Ho fatto fare una ricerca sul web: il 50% di chi - oggi - 'clicca' sui siti degli alberghi liguri per avere informazioni, è straniero. E di quella percentuale, la metà è tedesca. Poi svizzeri, francesi, belgi". Chiede alla Regione Liguria di non investire solo sul turismo 'di prossimità', quello italiano: "Non dimenticate di fare pubblicità anche all'estero: ne vale ancora la pena".

repubblica.it
 
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#11
Reopen EU. In un'app, la mappa per viaggiare in sicurezza nel continente
Dalla Commissione Eurpoea la guida pratica, consultabile su tutti i device tecnologici, che dà il quadro aggiornato di riaperture e restrizioni, nelle 24 lingue ufficiali dell'Unione

di MICOL PASSARIELLO

L’Italia è stata una delle prime a riaprire le frontiere. Seguita, un paese dopo l’altro, dal resto d’Europa. Già dal 3 giugno era consentito l’ingresso nel Belpaese dagli stati membri dell’UE, oltre che Regno Unito, Principato di Monaco, Repubblica di San Marino e Andorra, senza obbligo di quarantena. Dal 15 giugno le restrizioni fra i vari confini si sono allentati ulteriormente, permettendo la ripresa, con cautela, della circolazione nell’area Schengen.

Ma il giorno più atteso è il 30 giugno, data in cui cadranno le ultime restrizioni ancora in vigore e le frontiere saranno ufficialmente aperte. Attenzione però a studiare pima di partire le misure adottate dai singoli paesi: se la maggior parte degli Stati hanno previsto un via libera alle vacanze estive, senza se e senza ma, altri accolgono i turisti con riserva, chiedendo test, esami e certificati.
Ripartono i viaggi, insomma, ma non tutto sarà come prima e ogni paese adotta misure e restrizioni diverse. È permesso l’ingresso agli italiani? C’è l’obbligo di quarantena all’arrivo? O di test sierologici svolti nelle 72 ore precedenti il viaggio? O basta un’autocertificazione? Si può andare nei musei, le chiese sono aperte? E i mezzi pubblici funzionano? Allora come orientarsi, senza impazzire, nel mare magnum di regole, permessi e protocolli, facendo lo slalom tra le date di riapertura (che cambiano all’ordine del giorno), le certificazioni sanitarie richieste all’arrivo e le limitazioni imposte dai singoli paesi?

Una soluzione arriva dalla Commissione Europea, che lancia l'app e il sito dedicato alla ripartenza del settore viaggi: si chiama Re-open EU la piattaforma web che risolve ogni dubbio e rende più semplice la vita del viaggiatore che, nonostante tutto, cerca di organizzarsi per partire nell'estate post Covid-19.

Si tratta di una mappa interattiva, facile e intuitiva, realizzata nelle 24 lingue ufficiali dell’Unione Europea, pratica da navigare per tutti, che dà accesso alle informazioni di base costantemente aggiornate, utili per programmare con tranquillità un viaggio sicuro oltre i confini nazionali. Tante le informazioni a portata di click: se e dove è obbligatorio l’uso di mascherina all’aperto, se è richiesto un periodo di quarantena a chi arriva, quali sono i protocolli di sanificazione adottati da hotel, mezzi pubblici, bar o ristoranti.

“Le frontiere interne dell’Unione Europea – ha spiegato il Commissario per il mercato interno, Thierry Breton - stanno riaprendo. Il progetto Re-open dell’UE darà ai turisti un accesso rapido alle informazioni necessarie per pianificare con sicurezza i viaggi e le vacanze”.

Cliccando a questo link reopen.europa.eu/it, basta selezionare la propria destinazione sulla mappa (o spuntarla dal menù a tendina del sito) per avere una scheda con tutte le indicazioni e le ultime notizie sull’apertura delle frontiere, la situazione dei contagi, le eventuali restrizioni e le misure di sicurezza richieste del Paese di destinazione. Le informazioni contenute sono attendibili: a caricarle sul sito tempestivamente saranno i vari Stati, che, in base all’evoluzione della pandemia e ai dati forniti dal Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC), rilasceranno i dati necessari ai turisti per organizzarsi al meglio.

Se per esempio vogliamo andare in Francia, clicchiamo sul paese per leggere: “Arrivo da un paese UE o da Norvegia, Svizzera, Islanda o Liechtenstein. Posso entrare e uscire per turismo? Si, dal 15-06-2020. Nessuna quarantena obbligatoria per i viaggiatori provenienti dall'UE, dai paesi Schengen associati o dal Regno Unito, tranne se il paese di origine richiede ai viaggiatori provenienti dalla Francia di mettere in quarantena (principio di reciprocità). Quarantena volontaria per i viaggiatori provenienti dalla Spagna in aereo e i viaggiatori provenienti dal Regno Unito”. Oppure: “Posso entrare in Portogallo in auto, moto o camper? Si, ma con limitazioni fino al 30 giugno: entro quella data il traffico stradale alle frontiere terrestri interne è vietato”. La piattaforma ci sconsiglia di volare in Irlanda, mentre ci avvisa che sono state abolite le restrizioni per il traffico aereo tra Finlandia e Norvegia, Danimarca, Islanda, Estonia, Lettonia e Lituania.

Avendo a portata di mano suggerimenti, informazioni, numeri utili e link ai diversi enti del turismo europei, possiamo finalmente programmare l’agognata vacanza. E partire sereni.

repubblica.it
 
#12
Voglia matta di vacanze, file e assembramenti. Ma in Italia il coronavirus colpisce ancora
Nel primo weekend di piena estate, incolonnamenti sulle autostrade e file agli imbarchi per le isole. Il tutto mentre nel paese i focolai si ripetono con inquietante regolarità, da nord a sud

L PRIMO weekend di gran caldo sembra far traballare alcune certezze acquisite nel rapporto tra gli italiani e la pandemia. Paura? Ma certo, di sicuro qualche settimana fa perché adesso - nonostante gli appelli ripetuti degli scienziati alla prudenza - la sensazione è che la maggioranza dei nostri connazionali abbia una voglia matta di dare per passata, risolta, l'emergenza sanitaria che ci ha costretto a lungo al lockdown.
E così mascherine o non mascherine, gli assembramenti agli imbarchi per le isole del golfo di Napoli fanno davvero impressione e danno l'idea di una consapevolezza perduta per strada dopo mesi di comportamenti virtuosi finalmente nell'interesse di tutti. Anche perché la pandemia non sembra affatto finita nel nostro paese, dove gli individui continuano a contagiarsi e a morire negli ospedali, giorno dopo giorno.
Dalle città per Milano e la Lombardia oggi è stata vera fuga: treni al completo verso la Liguria e per il Garda, traffico intenso e code sulle autostrade che portano verso i laghi. E lo stesso dicasi delle arterie autostradali tra la Liguria e il Piemonte, anche se qui con la complicità dei numerosi cantieri che hanno rallentato il traffico.
Insomma, tanta voglia di vacanza in un paese dove i focolai - per quanto prontamente circoscritti - si ripetono con inquietante regolarità. A Fiumicino il cluster parla di 8 contagiati e due locali chiusi. E adesso tutti i clienti che sono passati da quelle parti dovranno sottoporsi a tamponi.


Ci sono stati altri 27 casi di positività al Covid a Bologna, relativi al magazzino logistico della Bartolini (di cui si valuta la chiusura), casi che si sommano ai 64 precedenti. Due degli operati contagiati, per altro, vivevano nel centro di accoglienza per migranti di via Mattei. Per questo sedici ospiti della struttura, che hanno avuto contatti con i positivi, sono stati isolati e hanno fatto il tampone. Non si esclude che presto i controlli si estendano a tutti e duecento gli stranieri che vivono all'interno della struttura.

Sempre in Emilia Romagna, nel Bolognese, si sono registrati otto positivi al Coronavirus in una casa di riposo: sono cinque ospiti e tre lavoratori della "Virginia Grandì" di San Pietro in Casale. Tutti sono asintomatici, ma sono in corso i test anche sugli altri ospiti, dipendenti e contatti per capire l'entità del focolaio. La casa di riposo è stata nuovamente chiusa alle visite dei parenti, dopo la riapertura del 19 giugno
A Mondragone, in provincia di Caserta è stata istituita una zona rossa per un focolaio di contagi nella comunità - tra palazzine di ex-Cirio - di braccianti bulgari di etnia Rom e, nella notte, è stato dato alle fiamme il furgoncino di un abitante dei palazzi. In un clima di tensione molto alta, comunque, sono stati effettuati 730 tamponi.

repubblica.it
 

Umberto Di Giacomo

Moderatore
Staff Forum
#14
I fatti relativi al contagio del dirigente d'azienda veneto che ha rifiutato il ricovero pur essendo positivo fanno emergere una problematica molto grande, che coinvolge da vicino anche le strutture ricettive: mettiamo caso che in albergo arriva un cliente che ha più di 37.5 di febbre. Che fare? Gli si nega l'accesso alla struttura? Si avvertono le autorità sanitarie? Ne si ha l'autorità per farlo? La trincea in estate si sposta nelle reception, è innegabile.
 
#15
Indubbiamente sarà così.
Si ritarda l'accesso alla struttura, previo avviso alle forze dell'ordine: saranno loro, una volta sul posto, a decidere il da farsi.
 
#16
Solo il 15%?

Turismo, allarme Unioncamere: "Il 15 per cento delle strutture dell'ospitalità non ha ancora riaperto"
Lo studio con Isnart su attività alberghiere e extralberghiere: costi elevati per l'adeguamento alle linee guida covid e poche prenotazioni le prime cause della prolungata chiusura

07 luglio 2020

Il 15% delle strutture alberghiere ed extralberghiere non ha ancora riaperto i battenti per la stagione estiva. Che si prospetta critica anche sotto il profilo occupazionale, con il 98,4% delle imprese che ritiene di dover ridurre gli addetti - fissi e stagionali - rispetto allo scorso anno. E' quanto mostra l'indagine sull'impatto dell'emergenza Covid realizzato da Unioncamere e Isnart (Istituto nazionale di ricerche turistiche).

Dall'indagine, svolta su un campione rappresentativo di oltre 2000 imprese ricettive, interpellate attraverso le Camere di Commercio, emerge anche una modesta adesione al bonus vacanze, con il 30,8% delle strutture che afferma di non accettarlo e il 57,6% che dichiara di non avere ricevuto prenotazioni con questa modalità.


A determinare la scelta di restare ancora chiusi sono gli elevati costi di adeguamento imposti dalle linee guida del Comitato tecnico scientifico (segnalati dal 46% delle realtà che non hanno riaperto in Italia), e le scarse prenotazioni (indicate dal 34% delle imprese ancora non operative). Nel mese di agosto, infatti, solo il 36,6% delle camere disponibili nelle strutture ricettive del Paese è al momento prenotato, con una marcata differenziazione a livello territoriale: nelle regioni centrali la percentuale si attesta intorno al 40%, mentre nel Nord Ovest scende al 29,3%. Il Sud e le isole vedono quasi il 34% delle camere prenotate. (segue)

Con queste premesse, non stupisce quindi che oltre l'80% delle strutture intervistate dichiari che chiuderà l'anno in perdita, in considerazione dei costi sostenuti e delle prenotazioni attualmente ricevute. Questa estate le strutture ricettive ospiteranno una quota pari al 21,7% di turisti stranieri, con punte del 28,4% nel Nord Ovest del Paese, mentre pare affermarsi la tendenza del turismo "di prossimità", visto che il 23% delle prenotazioni sono di clienti italiani che non si sposteranno al di fuori della propria regione di residenza.

Il 35% delle prenotazioni è avvenuto tramite Ota (portali on line). Le strutture registrano anche un leggero aumento delle prenotazioni telefoniche, dettato probabilmente dalla necessità del cliente di sincerarsi delle misure sanitarie adottate. "In un anno così incerto e sfavorevole, il 23% delle prenotazioni presso le strutture ricettive da turisti locali dice che, per reggere l'impatto di questa crisi, serve lavorare sul turismo di prossimità. Questo può aiutare imprese e destinazioni ad intercettare la domanda dei turisti provenienti da territori limitrofi, un vantaggio da capitalizzare anche per quando si potrà tornare ad accogliere turisti stranieri", commenta Roberto Di Vincenzo, presidente Isnart.

"Conoscere e far conoscere meglio il proprio territorio - e ciò che offre in termini di prodotti turistici alternativi alla vacanza tradizionale deve diventare un obiettivo per il 'sistema del turismo' che deve riuscire a coinvolgere la scuola e l'associazionismo per far crescere la forza identitaria delle realtà locali. Pur nella consapevolezza che il turismo è uno dei settori maggiormente colpiti dalla crisi, questa criticità potrebbe trasformarsi in un'occasione per far emergere potenzialità ancora inespresse, concretizzando nuove opportunità di promozione e di lavoro che le imprese possono cogliere per riposizionarsi anche al di fuori della stagione estiva", conclude Di Vincenzo.

repubblica.it
 

Umberto Di Giacomo

Moderatore
Staff Forum
#17
LA PULIZIA E IL DISTANZIAMENTO NELLE STRUTTURE RICETTIVE

Questa strana estate in mano al Covid verrà ricordata come l'estate delle anomalie, delle paure e delle contraddizioni. Partiamo da un presupposto: la cautela serve, ma non deve trasformarsi in mania. Quindi si alla pulizia, anche più accentuata del solito, ma no a follie igieniche. C'è da dire però che...

Conciliare il normale servizio ai clienti di un albergo con le norme igieniche previste dai protocolli anti-Covid è molto complicato e, spesso, inattuato. Capita infatti che ci sia attenzione in un ristorante, ma proprio al suo esterno, al bar, i tavolini siano ammassati o comunque ben al di sotto della misura di distanziamento stabilita.

I guanti? Servono o non servono? Alcuni camerieri li indossano, altri no. Chi sbaglia?

La piscina in hotel, come comportarsi? Il cloro ha efficacia nel prevenire il rischio di infezioni?

L'aria condizionata? Meglio non usarla, perché così si riduce il rischio di trasmissione aerea del virus. Ma a che costo per le strutture? Pare ci siano alberghi aperti, ma con ristoranti interni chiusi. Fino a che punto potranno reggere così?

Domande, dubbi, anomalie e contraddizioni. Questa strana estate 2020 in mano al Covid.
 
#18
Umberto, l'ho già scritto tempo fa su questo forum: possiamo fare tutte le chiacchiere e le osservazioni che vogliamo ma, fino a quando non si trova un rimedio al virus, cura o vaccino, che sia non ci sono precauzioni che tengano.
La soluzione definitiva dipende dalla velocità delle case farmaceutiche.
 

Umberto Di Giacomo

Moderatore
Staff Forum
#20
Le strutture ricettive, comunque, sono la cartina da tornasole della crisi economica che (forse) arriverà. Le prime indicazioni su quello che sarà il nostro autunno ce lo stanno raccontando oggi le storie dagli hotel e dai luoghi di villeggiatura. Quando avremo decifrato tutto ciò (a fine agosto?) capiremo sicuramente quello che ci attende verso la fine del 2020.
 
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#21
Le strutture ricettive, comunque, sono la cartina da tornasole della crisi economica che (forse) arriverà. Le prime indicazioni su quello che sarà il nostro autunno ce lo stanno raccontando oggi le storie dagli hotel e dai luoghi di villeggiatura. Quando avremo decifrato tutto ciò (a fine agosto?) capiremo sicuramente quello che ci attende verso la fine del 2020.
La crisi è già arrivata. Immediatamente dopo la diffusione del virus.
L'autunno sarà tragico: lo sa il governo, lo sanno le istituzioni.
La verità è che non c'è un centesimo. La cassa integrazione lo dimostra.
Chi è senza stipendio da marzo in Italia ha percepito l'elemosina (chi l'ha percepita....) complessiva di circa 1400,00 Euro. In 5 mesi. Il figlio di un mio collega che si è trasferito in Scozia un anno fa, con moglie lavorante e due figli a carico percepisce mensilmente 2.700,00 sterline complessive.
Non c'è altro da aggiungere.
P.S. Postilla personale: in questa tragedia nazionale, dove l'elemosina erogata con molta parsimonia viene sbandierata come un gesto caritatevole eroico non ho sentito alcuna voce, dico UNA, di un politico, un prebendato, un miracolato, un pensionato d'oro, percettore di una sinecura, un ente inutile, un amico degli amici o quant'altro, che abbia proposto il taglio o la rinuncia temporanea degli emolumenti.
Sia a destra che al centro sia a sinistra.
Ancora dicono che Robespierre era un sanguinario.
Buona vita da liside (una vita dalla parte del torto):p
 
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#22
Crisi Coronavirus, i ristoratori toscani: "25mila dipendenti a rischio licenziamento"
Crisi Coronavirus, i ristoratori toscani: "25mila dipendenti a rischio licenziamento"
A Firenze rischiano il posto almeno 6mila persone

Redazione
25 luglio 2020 16:31

Crisi Coronavirus, i ristoratori toscani: "25mila dipendenti a rischio licenziamento"

Non c'è pace per i ristoratori fiorentini e toscani. "Hanno pagato in parte l’affitto, ma non è bastato. A due ristoratori del centro di Firenze sono già arrivate le richieste di sfratto. Una vera e propria mazzata che si abbatte su una categoria in grave difficoltà a causa dell’emergenza Covid".

A denunciare la situazione sempre più complicata per la categoria è proprio il gruppo 'Ristoratori Toscana' capitanato da Pasquale Naccari, nato spontaneamente durante il lockdown e al quale, nel giro di poco tempo, si sono uniti ben 9mila imprenditori, per un totale di 13mila ristoranti nella regione, di cui 4mila a Firenze, e 53mila dipendenti.
Secondo l’indagine basata su interviste agli associati, il 90% dei ristoratori toscani, se non ci fosse il blocco, sarebbe pronto a licenziare.
A rischiare il posto sono 25mila dipendenti in Toscana, di cui 6mila a Firenze, e questo solo sulla base dei 13mila locali aderenti a 'Ristoratori Toscana'.
La perdita di fatturato, sempre secondo l'indagine, rispetto all’epoca pre-Covid è mediamente del 75%, con picchi oltre il 90%.
E solo il 10% dei ristoratori ha avuto inoltre gli aiuti sopra i 25mila euro, mentre la cassa integrazione dimarzo e aprile è arrivata all’80% delle imprese del settore.
Con la riapertura, infine, solo il 35% dei lavoratori è stato richiamato a lavoro.“

https://www.firenzetoday.it/economia/crisi-coronavirus-ristoratori-licenziamento-dipendenti.html
 

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Jerry brighenti
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