Hospitality Management

Istituti professionali commerciali, un errore eliminare l’indirizzo turistico

Riceviamo e pubblichiamo  il seguente articolo del signor Alessandro Mariotti (S.NA.I.P.O).

L’attuale Riordino ha depauperato l’Istruzione Professionale, in particolar modo per gli Istituti Professionali Commerciali che, da lungo tempo, hanno sempre contemplato nella loro offerta formativa un indirizzo turistico. La Riforma ha relegato il predetto percorso di studi in un nebuloso ambito dei servizi commerciali. Cosa differente è l’indirizzo enogastronomia e ospitalità degli Istituti Alberghieri ed altresì l’indirizzo turismo dell’Istruzione Tecnica.

Privando questi storici Istituiti di un indirizzo di studi essenziale, numerose scuole di questo tipo, che costituiscono fondamentali punti di riferimento per il territorio, sono fortemente a rischio di accorpamento o chiusura, in particolare in Emilia Romagna. L’indirizzo commerciale dell’Istituto di scuole storiche, di riconosciuta importanza all’interno dell’offerta turistica Regionale, con la Riforma Gelmini, è stato suddiviso in tre ambiti: commerciale, turistico e comunicazione.

Va detto che dal 2010 le scuole hanno lavorato parallelamente, insieme ai comitati settoriali Regionali, per offrire agli studenti le migliori possibilità garantite da tali percorsi. Inaspettatamente, il 30 ottobre 2013, è stato comunicato dalla Regione e dalla Provincia che la qualifica operatore ai servizi d’accoglienza relativa all’ambito turistico in capo a questo tipo di Istituti è stata soppressa.

Si precisa che gli attuali standard Nazionali identificano in tale qualifica due indirizzi di figura:
– servizi del turismo – da sempre rilasciata negli I.P.C.
– strutture ricettive – accordata agli Istituti Alberghieri

Una riforma contraddittoria che scontenta tutti

Tale decisione appare non in linea con le direttive economiche attuali che sostengono che il turismo sia il volano dell’economia italiana e che rappresenti l’unico brand Made in Italy non riproducibile.

Questa scelta ricade pesantemente sui ragazzi e rischia di causare lo smembramento di questi Istituti poiché gli studenti che hanno scelto l’indirizzo turistico dovranno essere assorbiti da quello commerciale, il che è una evidente assurdità per diversi motivi:
1. l’incongruenza tra le direttive ministeriali e le scelte regionali che appaiono quanto meno dubbie;
2. per mantenere l’ambito turistico, gli Istituti potranno fruire solo delle quote previste dalla autonomia e dalla flessibilità, che però spesso sono insufficienti (e non tutti gli anni in egual misura) per poter attuare una “specifica curvatura” che consenta di inserire nel percorso scolastico discipline fondamentali quali la pratica operativa, la storia dell’arte e la geografia del turismo.

Anche la recente sentenza n 3527/2013 emessa dal TAR del Lazio sottoscrive le contraddittorietà della Riforma.
A mio avviso, eliminare le specificità dell’ambito turistico e la qualifica che lo caratterizza rappresenta un grave errore che segna il destino di molti Istituti Professionali dei Servizi Commerciali poiché toglie loro una fetta consistente di alunni.

Si rischia pertanto di decretare la fine di Istituti storici che hanno sempre proposto un’offerta formativa di qualità ed in linea con le esigenze del territorio, nei quali il corso turistico è sempre stato di forte appeal per gli studenti; si sottolinea che tale percorso è completamente diverso dal comparto ospitalità degli Istituti alberghieri e dagli Istituti Tecnici per il turismo.

Necessario formare nuovi professionisti del turismo

Possono quindi esistere tre Istituzioni scolastiche che formino professionisti del turismo?
, perché l’Italia è un Paese a fortissima vocazione turistica.
, poiché il mondo del turismo è in continuo mutamento e con esso cambiano anche le figure professionali correlate. Per riuscire a continuare a essere competitivi in questo mercato che riserva sempre mille sorprese occorre essere capaci di mettere la propria professionalità sempre al servizio di nuove sfide, di nuove occasioni all’interno del comparto turistico e le scuole devono saper formare professionisti in grado di operare in ogni comparto dell’intera filiera turistica.

Sì, in quanto moltissimi professionisti del turismo non vengono formati adeguatamente dagli Istituti superiori come per esempio: animatore turistico, Capo villaggio, Accompagnatore turistico, SPA manager e Direttori di centri benessere, Revenue Management alberghiero, Business Coaching: per lo Sviluppo delle abilità manageriali, Social Marketing (Facebook Marketing), Marketing della ristorazione, Interprete simultaneo, Consulente di viaggi.

In un mondo articolato come quello del turismo, c’è spazio per tutti, quindi anche per tre Istituzioni scolastiche atte a formare i futuri professionisti del turismo. I dati relativi alla richiesta mondiale di operatori turistici è palesemente in linea con le suddette affermazioni.

Penalizzano le istituzioni che contribuiscono alla crescita del settore

Se è vero che l’industria turistica italiana produce 147 miliardi di euro del PIL e che l’Italia è il quinto degli stati più visitati al mondo (fonte: ISTAT), non si capisce per quale motivo sia sensato eliminare un percorso di studi che potrebbe costituire un potenziale crogiuolo di professionisti da impiegare nel settore di punta dell’economia italiana.

Appare quindi una scelta scellerata e miope quella di non valorizzare un Istituzione scolastica che da anni costituisce il bacino di utenza più competente e professionale in tale settore, tanto che moltissimi dei suoi studenti si sono collocati con successo nel tessuto lavorativo in Italia e all’estero come ad es. strutture ricettive di alto livello, agenzie di viaggi, tour operator, uffici turistici ed in tutto il comparto della filiera turistica.

Anche i dati dell’Osservatorio nazionale del turismo Unioncamere-Isnart sanciscono che i dati sul comparto turistico volgono al positivo: l’appeal dell’Italia all’estero resta elevato. Una lente di osservazione privilegiata, come quella dei grandi buyer internazionali, secondo la quale l’83% dei Tour Operator stranieri indica che le destinazioni italiane sono le più richieste nel mondo.

Il sindacato Snaipo in pressing sul ministero

Per questi motivi, con la collaborazione di stimati colleghi e tramite il sindacato Nazionale degli Insegnanti di Pratica Operativa S.NA.I.PO. che si è dimostrato attento e sensibile nel capire questa problematica ho approntato un progetto per richiedere al Ministero dell’Istruzione l’opzione per l’ambito servizi turistici (come già concesso all’ambito commerciale grafico pubblicitario).

Le opzioni si configurano come ulteriori articolazioni delle aree di indirizzo, sia per i tecnici che per i professionali, attivabili per corrispondere alle esigenze del territorio ed ai bisogni formativi espressi dal mondo del lavoro e delle professioni di specifici settori produttivi.

Infine tengo a ricordare che la Riforma ha ridotto le discipline professionalizzanti a vantaggio di quelle scientifiche. Tale situazione crea un senso di disorientamento negli studenti.

L’attuale composizione delle classi negli Istituti Professionali è molto eterogenea perché spesso costituita da un cospicuo numero di stranieri provenienti da diverse etnie e con un grado di alfabetizzazione molto differenziato, da un notevole numero di alunni disabili gravi e/o meno gravi (con PEI ad obiettivi minimi o differenziato, DSA, BES); anche per queste motivazioni è auspicabile che le ore delle discipline tecnico-pratiche siano la prerogativa dell’indirizzo servizi commerciali come è sancito dal Regolamento recante norme concernenti il riordino degli istituti professionali ai sensi dell’articolo 64, comma 4, del decreto legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito dalla legge 6 agosto 2008, n. 133.

Durante le ore di pratica operativa, gli alunni sono messi alla prova nelle attività pratiche e il settore di indirizzo è la modalità nella quale trovare le migliori opportunità per valorizzare le proprie attitudini; inoltre il biennio ha da sempre inequivocabilmente costituito un particolare fondamentale per frenare l’abbandono scolastico e per consolidare l’aspetto formativo del cittadino, competenza che rientra nelle discipline dell’area generale e tra le competenze chiave di cittadinanza.

Ringrazio il signor Mongiello e tutto lo staff del sito FormazioneTurismo.com perché approvano gli obiettivi e le finalità del progetto di richiesta “opzione servizi turistici” e per avermi dato modo di condividere le mie idee con il variegato mondo del turismo e spero di riuscire a coinvolgere e sensibilizzare i suoi principali attori e l’opinione pubblica.

 

  • Condividiamo in pieno, il ruolo di questo tipo di formazione è essenziale, molti manager nel turismo di oggi devono la loro posizione proprio per aver intrapreso la loro formazione partendo da qui.
    Gli annunci sulla #riformadellascuola vanno inoltre nella direzione di potenziare l’alternanza scuola – lavoro dedicando almeno 200 ore. Ci auguriamo venga dato il giusto peso alla formazione tecnico – operativa che deve rimanere centrale per le professionalità turistiche.

  • Giudi

    Essendo il turismo una fonte di guadagno per l’economia italiana non ritengo giusto che la formazione turistica nelle scuole venga tagliata per lasciare posto ad altri insegnamenti. Essendo una studentessa diplomata in “tecnico dei servizi turistici” posso dire che le scuole che si occupano di questo indirizzo, formano molto bene i ragazzi, consentendo loro di avere un giusto approccio nel mondo del lavoro.
    Ritengo quindi sia giusto che venga mantenuto l’indirizzo turistico in modo da formare operatori capaci, oggi molto richiesti.