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Boschi propone il “bonus vacanze”. Cioè, ho capito bene? Mi danno 500 euro per andare in vacanza? Magari!!! Il mio dubbio è questo: stanno promettendo soldi a tutti, ma dove li prendono? Alla fine sempre noi dobbiamo restituirli. Certo è che un bonus del genere - ammesso che non sia fantascienza - potrebbe aiutare a far ripartire subito il settore o, meglio, a limitare i danni
 
Boschi propone il “bonus vacanze”. Cioè, ho capito bene? Mi danno 500 euro per andare in vacanza? Magari!!! Il mio dubbio è questo: stanno promettendo soldi a tutti, ma dove li prendono? Alla fine sempre noi dobbiamo restituirli. Certo è che un bonus del genere - ammesso che non sia fantascienza - potrebbe aiutare a far ripartire subito il settore o, meglio, a limitare i danni
e se mettessimo da parte qualche spicciolo di € qui in TF per togliercela dagli zebedei?
 
Boschi propone il “bonus vacanze”. Cioè, ho capito bene? Mi danno 500 euro per andare in vacanza? Magari!!! Il mio dubbio è questo: stanno promettendo soldi a tutti, ma dove li prendono? Alla fine sempre noi dobbiamo restituirli. Certo è che un bonus del genere - ammesso che non sia fantascienza - potrebbe aiutare a far ripartire subito il settore o, meglio, a limitare i danni
Dici bene Martino, allo stato attuale è pura fantascienza.:)
 
Ma più che bonus vacanze, si parlava di vacanze detraibili dalle tasse per chi resta in Italia. che poi è solo una proposta inviata a Franceschini. Detto questo, noi andremo già tutti in vacanza in Italia (se ci andremo) ma più per paura che per altro.
 
Le grandi firme usano il Covid per licenziare i lavoratori del tessile
Campagna Abiti Puliti. I polmoni della moda occidentale nel sudest asiatico denunciano il mancato pagamento degli ordini e la mancanza di garanzie

Emanuele Giordana
EDIZIONE DEL08.04.2020
PUBBLICATO7.4.2020, 23:59
In Myanmar quattro fabbriche si stanno rapidamente riconvertendo nella produzione di mascherine. Inutile dire che alcune sono della filiera del tessile, una delle industrie chiave nel Paese. E’ uno dei nuovi affari connessi al coronavirus.
Affari sacrosanti (se i prezzi delle mascherine non lievitassero come la pasta del pane) ma che hanno puntato i riflettori sugli effetti che il virus ha su uno dei grandi settori dell’economia globale – il tessile/calzaturiero – che ha in Asia, dal Bangladesh al Vietnam, da Sri Lanka all’India la fucina dove le grandi firme fabbricano a prezzi super convenienti camice e scarpe, pret a porter e magliette della salute. In certi casi l’apparente disastro (la mancanza di materia prima, il crollo della domanda, i divieti sulla logistica) si trasforma persino in manna dal cielo.
Molte aziende in Myanmar hanno approfittato della crisi per chiudere temporaneamente e licenziare sollevando scioperi e proteste in sordina a causa del virus. Ma altre han pensato bene di fallire per riaprire sotto altra forma. In questo modo, denunciano i sindacalisti locali, si licenza senza problemi e si riapre usufruendo dei vantaggi per le start-up. Cosa c’è di meglio di una crisi per ristrutturare il profitto?
L’ondata peggiore della crisi passa dunque soprattutto nei Paesi dove si produce su commissione. Dove la relazione tra aziende e sindacato è fragile e dove le garanzie per chi perde il lavoro sono minime o non ci sono. Due rapporti usciti in marzo han cercato di fare il punto: «Abandoned?» del Center for Global Workers’ Rights e «Who will bail out the Workers that make our clothes?» del Worker Rights Consortium. Mettono in luce gli effetti del Covid-19 sulle catene di fornitura. Lontane da casa.
Marchi e distributori scaricano infatti le conseguenze del calo della domanda sui fornitori. «Le imprese di abbigliamento pagano solo alla consegna, con le fabbriche che sostengono i costi generali e di manodopera. E hanno il potere di decidere di non pagare gli ordini, anche se ciò significa di fatto una violazione contrattuale» spiegano alla Campagna abiti Puliti, sezione italiana della Clean Clothes Campaign.
Al di là dei furbi e di chi si approfitta della situazione, ciò significa che i proprietari delle fabbriche esecutrici non hanno più liquidità per pagare i salari e che in futuro il quadro potrà solo peggiorare.
Secondo l’associazione dei produttori del tessile (Bgmea) del Bangladesh, ordini per oltre tre miliardi di dollari sono finora stati cancellati. In Thailandia, le fabbriche di abbigliamento continuano invece a funzionare ma gli ordini stanno rallentando. Si teme – preoccupazione diffusa – che alcune fabbriche possano utilizzare il Covid-19 come scusa per chiudere. E con lo stato di emergenza scioperare è impossibile.
Le due ricerche ricordano infine che in buona parte dei Paesi produttori di abbigliamento, i meccanismi di protezione sociale, come l’assicurazione sanitaria o l’indennità di disoccupazione, non esistono o sono insufficienti. Lo stesso vale per i fondi di garanzia in caso di insolvenza.
Non di meno, dicono ad Abiti Puliti, i due dossier sembrano aver sortito un effetto: dopo la loro pubblicazione un certo numero di marchi ha accettato di adempiere ai propri obblighi contrattuali e di pagare gli ordini che le fabbriche avevano già in produzione: H&M, PVH Corp (che possiede Van Heusen, Tommy Hilfiger, Calvin Klein e altre), Inditex (proprietario di Zara) e Target.
Stiamo parlando di un settore – tra tessile, abbigliamento e calzature – che impiega milioni di persone, l’80% donne secondo l’Ufficio internazionale del lavoro: si va dagli oltre 100 milioni dell’India ai 3,6 del Bangladesh dove il tessile è l’industria trainante dell’export. Per saperne di più c’è un blog (cleanclothes.org/news/2020/live-blog) che aggiorna quotidianamente sugli effetti globali del virus nella filiera del tessile/calzature.

https://ilmanifesto.it/le-grandi-firme-usano-il-covid-per-licenziare-i-lavoratori-del-tessile/
 
Può chiamarsi bella una storia che al momento sembra avere tutta l’aria di un capitolo del libro “Cuore”?

Accade a Città del Capo, nelle zone più a rischio del Sudafrica, tra le cinque metropoli più pericolose al Mondo per numero di omicidi. Fino a poche settimane fa soltanto transitare per un viottolo di Cape Town significava fare i conti con formazioni di bande di quartiere nate a seguito delle espulsioni dei Black avvenute negli anni Cinquanta, espulsioni che diedero vigore al termine più conosciuto come Apartheid.

Bande (almeno un centinaio) dai nomi più svariati: Mongrels, Playboys, Naughty Boys, Hard Livings, Junkie Funkies o Corner Boys.
Con la fine dell'Apartheid, le bande iniziarono a stringere alleanze con gruppi criminali nigeriani e cinesi per la produzione e la vendita di eroina, Mandrax e tik (metanfetamina).

Oggi, con la diffusione del COVID-19, gli adepti di tali bande si prestano ad altro tipo di mansione: servono cibo alle famiglie più disagiate, a gruppi di famiglia che in precedenza venivano spesso fatte oggetto dei loro raid.

Un virus e un'emergenza nazionale potrebbero aver realizzato ciò che la polizia e l'esercito non sono mai riusciti a fare: eliminare le Bande, ma è difficile dire cosa la gente qui pensi davvero degli uomini che hanno terrorizzato i loro quartieri per decenni...

Bande SAF.jpg
 
Ultima modifica:
Eurogruppo, compromesso sul Mes senza condizioni per le spese sanitarie causate dal virus
Misure tampone. Il credito dal «fondo salva stati» sarà usato solo per le spese sanitarie. Gualtieri (Mef): «Abbiamo messo sul tavolo i bond europei». Per Salvini è una "caporetto" e annuncia una sfiducia per Gualtieri. Sul «Fondo per la ripresa» la decisione è rinviata ai capi di governo al Consiglio europeo dopo pasqua

Roberto Ciccarelli
EDIZIONE DEL10.04.2020
PUBBLICATO9.4.2020, 23:50
AGGIORNATO10.4.2020, 1:25
Compromesso sul Mes solo per le spese sanitarie senza condizioni, cioè l’austerità; sul ruolo del Banca europea degli investimenti e sul meccanismo anti-disoccupazione «Eurobond» della Commissione Ue. Nelle conclusione dell’Eurogruppo dei 27 ministri economici, il più lungo della storia europea, non si parla degli «Eurobond». La discussione sulla proposta franco-tedesca del «fondo per la ripresa» è stata rinviata alla riunione dei capi di stato in un consiglio europeo da tenere dopo pasqua. Nelle trattative preliminari il presidente Mario Centeno aveva già annunciato che l’accordo era vicino, ma l’incontro telematico è stato rinviato più volte. In serata a Centeno è stato dato l’incarico di inviare una lettera ai capi di governo, separando il problema del fondo comune dalle conclusioni del vertice. Alle conclusioni hanno lavorato in particolare Francia, Germania, Italia e Olanda che in mattinata si era presentata con due mozioni parlamentari contro le modifiche del Mes e l’ipotesi del fondo comune. Le sue posizioni si sono ammorbidite nel corso di una giornata frenetica.
«IL SOLO REQUISITO per accedere alla linea di credito del Mes sarà che gli Stati si impegnino a usarla per sostenere il finanziamento di spese sanitarie dirette o indirette, cura e costi della prevenzione collegata al Covid-19 – si è letto nelle conclusioni dell’Eurogruppo – La linea di credito sarà disponibile fino alla fine dell’emergenza. Dopo, gli Stati restano impegnati a rafforzare i fondamentali economici, coerentemente con il quadro di sorveglianza fiscale europeo, inclusa la flessibilità».
«NELL’AMBITO DEL MES abbiamo concordato di usare una linea di credito mai usata prima» ha detto il direttore generale del Mes, Klaus Regling al termine dell’Eurogruppo. La misura è definita «Sostegno alla crisi della pandemia» e permetterà «a tutti gli Stati dell’eurozona di attingere al credito, per sostenere il finanziamento di spese sanitarie collegate al Covid-19, per un ammontare fino al 2% del Pil». I fondi possono essere attivati in due settimane. Per l’Italia sarebbero previsti circa 35 miliardi, poco più del totale previsto per il decreto Cura Italia.
«LE LINEE di credito sono delle polizze di assicurazione» ha detto il presidente dell’Eurogruppo Mario Centeno, pensate per risarcire un danno e non come un prestito da restituire con gli interessi. L’Italia è il terzo contributore in Europa di questo meccanismo con 18 miliardi di euro.
«SONO STATI MESSI sul tavolo i bond europei, e sono state tolte dal tavolo le condizionalità del Mes. Ai paesi che vorranno farvi ricorso, sarà possibile accedere a una nuova linea di credito dedicata unicamente all’emergenza sanitaria, che sarà totalmente priva di ogni condizionalità presente e futura. Consegniamo al Consiglio europeo una proposta ambiziosa. Ci batteremo per realizzarla» ha commentato il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri.
GUALTIERI non ha chiarito se il governo italiano intende fare ricorso a questa linea di credito del Mes né, eventualmente, in quali tempi. Il governo si era ufficialmente presentato al tavolo con un netto rifiuto del Mesl Lo stesso Gualtieri, solo poche ore prima dell’accordo, aveva definito in un’intervista a Il Sole 24 ore il Mes «uno strumento non adatto» per affrontare la crisi. Al termine della giornata il governo ha ottenuto un riferimento generico a un bond comune che non è l'”Eurobond” bocciato chiaramente ieri mattina dalla cancelliera tedesca Angela Merkel. Potrebbe essere un titolo vicino a quello pensato nell’accordo tra Francia e Germania che hanno trovato l’intesa sul fondo comune della ripresa che non sembra al momento essere la stessa cosa. Prima del compromesso all’Eurogruppo non è sembrato opportuno al governo italiano accodarsi all’intesa franco-tedesca, mantenendo la linea No al Mes, sì all’Eurobond.
QUESTO SLOGAN non è stato solo controproducente, ha cancellato la linea diplomatica seguita dal governo in questi giorni e, del resto, annunciata dallo stesso premier Conte in alcuni virgolettati riportati dal Financial Times 19 marzo scorso. Roma ha trattato per cambiare gli scopi del Mes, limitatamente alle spese sanitarie. Lo hanno confermato alcune fonti dal Ministero dell’Economia che, dopo mezzanotte, hanno ritenuto opportuno precisare che sulla creazione di una nuova linea di credito del Mes «non ci sono richieste di austerità o aggiustamento del deficit, ma si chiede solo che i fondi e le risorse per affrontare le spese sanitarie. Si tratta di un radicale cambiamento della normale operatività del Mes».
LA CONFUSIONE tra la linea ufficiale annunciata e la diplomazia reale su un tema delicato per la politica italiana ha provocato l’immediata reazione di chi considera la stessa possibilità di richiedere tale credito “una caporetto” ha detto Matteo Salvini. Il segretario della Lega presenterà una mozione di sfiducia per il ministro Gualtieri. «Non ci sono gli Eurobond che voleva Conte ma c’è il Mes, una drammatica ipoteca sul futuro». Per Giorgia Meloni (Fratelli d’Italia) il compromesso raggiunto ieri sera è «una messa sotto tutela» dell’Italia.
LE PRIME VOCI CONTRARIE si sono ascoltate ieri notte anche dalle parti dei Cinque Stelle. «Lo dico a chiare lettere: se il governo ha detto sì al Mes, questa maggioranza non avrà più il mio voto», avverte il senatore MIchele Giarrusso.Da sempre contrari ad ogni ricorso al Mes, non si contano le dichiarazioni in questo senso delle ultime ore, i Cinque Stelle dovranno affrontare quella che sembra una contraddizione rispetto alla loro linea politica. «Non è un sì al Mes, siamo stati chiari, mi aspetto che il presidente faccia ciò che ha dichiarato in questi giorni e che noi dichiariamo da anni! Aspetto che parli il presidente Conte» ha detto il sottosegretario M5S all’Economia Alessio Villarosa. Non dev’essere stato consultato dal suo ministro durante le trattative. Fino a mezzanotte e mezza Conte non ha parlato.
«NON E’una mediazione ma una capitolazione. Ha pesato il fatto che l’Italia continua a non chiedere che la Bce faccia il mestiere delle banche centrali – ha commentato il segretario di Rifondazione Comunista Maurizio Acerbo – Il Presidente del Consiglio aveva detto no al Mes. Mantenga la parola».
DA BERLINO sugli Eurobond nella mattina di ieri era già giunto un segnale politico. In una video conferenza con i dirigenti del suo partito Cdu la cancelliera Angela Merkel ha detto una parola chiara, e definitiva, su un equivoco tutto italiano, alimentato anche dal governo. «Voi sapete – ha detto – che io non credo che si dovrebbe avere una garanzia comune dei debiti e perciò respingiamo gli eurobond». Dunque, sui cosiddetti «coronabond», che indica titoli di debito comune per finanziare la crisi provocata dal coronavirus, «non c’è consenso politico». Con i tre strumenti «su cui spero si possa raggiungere un accordo» si mettono a disposizione «molti miliardi di euro» ha aggiunto Merkel indicando l’oggetto della trattativa: il coordinamento fra il Mes, l’ampliamento della Bei e il programma Sure. Insieme questi strumenti – nei primi due casi da ripensare e nell’ultimo da istituire da parte della Commissione Ue – non sembrano invece essere all’altezza dell’enormità delle cifre di cui ci sarebbe bisogno per finanziare una risposta. Si parla infatti di un totale poco superiore ai 500 miliardi di euro (tra Mes, Bei e Sure), mentre ne occorrerebbe almeno 1500 per dare solo una prima risposta.
QUESTA CIFRA è stata ipotizzata dai commissari Ue all’economia e al mercato interno Paolo Gentiloni e Thierry Breton. Ieri però è stata ridimensionata da una valutazione fatta dal ministro francese delle finanze Bruno Le Maire secondo il quale la somma mobilitata da tutto il pacchetto delle misure è di mille miliardi. Oltre ai cinquecento stanziati complessivamente dalle altre misure, il “fondo comune” dovrebbe consistere in 500 miliardi, ovvero un terzo del totale previsto da Gentiloni e Breton. Il fondo, ha precisato Le Maire avrà un oggetto specifico e sarà limitato nel tempo, restano da definire le modalità di finanziamento. Tutte le opzioni sono aperte e tra queste ci potrebbe essere un debito comune fatto attraverso emissioni di titoli da parte della Commissione Europea.Lo ha confermato ieri notte il Commissario Ue Paolo Gentiloni secondo il quale il fondo per la ripresa «dovrebbe essere collegato al bilancio Ue». La presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen «presenterà la proposta» di Bruxelles «sul nuovo bilancio alla fine di questo mese»..
SUL FONDO COMUNE per la ripresa c’è una discussione tra Parigi e Berlino. Non sono state ancora definite le modalità, la tempistica e il soggetto che dovrebbe gestire il fondo finanziato con obbligazioni che concede un prestito per una durata limitata e vincolata all’obiettivo degli investimenti nella sanità, settore automobilistico, trasporto aereo, tecnologie come il 5G. Sono questi settori elencati dallo stesso Le Maire in un’intervista al Financial Times del 1 aprile.
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L’IPOTESI generale è stata considerata positivamente» dalla presidente della Bce Christine Lagarde: «È un fondo di ricostruzione che sia finanziato collettivamente, vale a dire dove si mettano insieme tutti i sottoscrittori, i migliori e quelli meno buoni, sarebbe magnifica» ha detto.
IL COMMISSARIO UE all’economia Gentiloni ha parlato di «un pacchetto di dimensioni senza precedenti». E’ tuttavia possibile che gli importi delle misure – che non è escluso siano aumentate – risultino inadeguati per sostenere la gravità dei danni e coprire una parte delle risorse necessarie ai paesi colpiti dalla crisi, a cominciare dall’Italia. I veti incrociati tra i governi, e i limiti dell’azione politica del governo Merkel condizionato dal suo partito e dalla destra di Afd, hanno confinato la ricerca di nuovi strumenti a uno strumentario che appare inadeguato per affrontare la nuova crisi e, per di più, soggetto al ritorno dell’austerità una volta terminata l’emergenza di cui ancora non si conosce né la durata, né i veri costi. Non è detto che i governi siano in grado di rispettarla nei prossimi dieci o vent’anni. Si resta molto lontani dall’alternativa che potrebbe essere incentrata sul carattere pubblico della Banca Centrale Europea come prestatrice di ultima istanza e garante illimitato del debito pubblico degli Stati, oltre che da una comune politica economica a livello europeo. Le condizioni politiche non ci sono.

https://ilmanifesto.it/eurogruppo-c...oni-per-le-spese-sanitarie-causate-dal-virus/
 
Sull’accordo dell’Eurogruppo le reazioni della politica: tra gioie e Caporetto
Per Gualtieri "l'Italia vince", ma la destra insorge: per Salvini l'assenza di eurobond è una Caporetto, Meloni parla di "alto tradimento"

10 aprile 2020

Le primissime reazioni all’Eurogruppo si sono fatte sentire quando ancora era in corso la conferenza stampa che ne annunciava i risultati: tra questi, un Mes da oltre 200 miliardi a condizioni minime, da utilizzare solo per le spese sanitarie, nessun riferimento ai “Coronabond, ma a un “fondo temporaneo” e “commisurato ai costi della crisi”.

Complessivamente, si tratta di un pacchetto da 500 miliardi di euro. Una soluzione di compromesso, insomma, in cui l’Olanda ha rinunciato alla rigidità delle condizioni che intendeva imporre all’uso del Fondo salva-Stati, che pure è stato vincolato solo alle spese sanitarie, mentre Roma ha “mollato” sul riferimento esplicito agli eurobond.

Soddisfatto il commissario europeo, Paolo Gentiloni, secondo cui “l’Eurogruppo ha trovato un accordo su un pacchetto di dimensioni senza precedenti per sostenere il sistema sanitario, la cassa integrazione, la liquidità alle imprese e il Fondo per un piano di rinascita. L’Europa è solidarietà”.



Gualtieri, Salvini, Meloni: vittoria, Caporetto o tradimento?
E mentre il ministro Gualtieri spiegava che “l’Italia vince, zero condizionalità sul Mes”, facendo riferimento all’assenza di richieste di aggiustamento del deficit o di ricette di austerità, da destra si levavano gli scudi: “Non ci sono gli Eurobond che voleva Conte ma c’è il Mes”, ha affermato il leader della Lega Matteo Salvini, “una Caporetto, una drammatica ipoteca sul futuro, sul lavoro e sul risparmio dei nostri figli”. E poi la promessa: “Siamo fuori dalla legge, siamo alla dittatura nel nome del virus. Presenteremo una mozione di sfiducia al ministro Gualtieri”.

Dello stesso avviso la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni, che, parlando di “alto tradimento”, ha indirizzato il proprio attacco al ministro Gualtieri, al premier Conte e al ministro degli Esteri Di Maio: “Il ministro Gualtieri ha firmato per attivare il Mes, niente Eurobond e Italia messa sotto tutela. Alla fine hanno vinto i diktat di Germania e Olanda, il governo in questi giorni ha fatto finta di alzare la voce ma, tanto per cambiare, si è piegato ai dogmi nordeuropei. Ora Conte, Gualtieri e Di Maio dovranno affrontare il Parlamento, dove Fratelli d’Italia è già schierato per impedire questo atto di alto tradimento verso il popolo italiano”.

Mal di pancia tra i Cinque Stelle
Mal di pancia anche tra i Cinque Stelle, con il senatore Michele Giarrusso che ha avvertito: “Lo dico a chiare lettere: se il governo ha detto sì al Mes, questa maggioranza non avrà più il mio voto”.

A tentare di rasserenare gli animi dei pentastellati, il reggente Vito Crimi ha assicurato la fedeltà alla linea di sempre: “Non è stato firmato o attivato nessun Mes e non lo faremo, basta bufale. Non importa quanto siano ridotte le condizionalità. M5s continua a sostenere la linea di sempre, quella rivendicata dal presidente Conte: sì Eurobond, no Mes”.

Chi difende l’accordo
In difesa dell’accordo, il leader di Italia Viva, Matteo Renzi, che ha fatto notare come “pare che si sia fatto un pacchetto complessivo che tiene in considerazione un po’ gli impegni di tutti. Si è fatto un buon lavoro”. Renzi ha poi sottolineato che “a questo punto tutti gli alibi legati all’Europa” vengono meno. “Se non ci fosse stata la Bce o la sospensione del Patto saremmo già falliti”.

Un appello alla responsabilità è giunto invece dal vicesegretario Pd, Andrea Orlando: “Le forze politiche che sbraitano contro il Mes fanno finta di non capire che l’attuale versione è senza condizionalità, ma soprattutto che il nostro Paese non sarà tenuto a utilizzarlo. Chi si definisce patriota in questo momento lavora per concretizzare un risultato che da stasera è a portata di mano, e non per fare saltare il banco, facendo pagare il prezzo più alto agli italiani”.

Moderata soddisfazione è giunta anche da Antonio Tajani, vicepresidente del Partito Popolare Europeo, secondo il quale si è trattato di un “passo in avanti all’Eurogruppo. Bene la volontà di immettere denaro sul mercato con SURE e con la Bei. Positiva la scomparsa di ogni condizionalità dal MES. Ora tocca al Consiglio europeo decidere e stabilire la portata del Recovery Fund. Servono centinaia di miliardi”.

quifinanza.it
 
La popolazione indiana dello stato del Punjab è convinta che la natura stia guarendo in conseguenza del confinamento da COVID-19: le vette precedentemente velate dell'Himalaya nel corso degli ultimi 35 anni sono ora chiaramente visibili lungo il margine settentrionale del paese.

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