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Psicosi da corona-virus e sottostima da parte cinese: è il Turismo a pagarne le conseguenze!

Secondo le prove raccolte da numerosi rinologi del Regno Unito, chiunque subisca un’improvvisa perdita dell’olfatto potrebbe essere un “portatore sano” o nascosto del COVID-19, sebbene non abbia manifestato altri sintomi .

Nella Corea del Sud, in Cina e in Italia, circa un terzo dei pazienti risultati positivi al test COVID-19 hanno anche riferito di una perdita dell’olfatto – nota come anosmia o iposmia.

In una dichiarazione congiunta, la presidente della British Rhinological Society e il presidente dell’associazione inglese di otorinolaringoiatria hanno testé affermato: “In Corea del Sud, dove i test sono stati più diffusi, il 30% dei pazienti risultanti positivi hanno avuto l’anosmia come principale sintomo presente in casi che per il resto erano lievi”. I professori hanno voluto aggiungere che questa fetta di pazienti presenta solo sintomi della perdita dell’olfatto e del gusto, senza i più comunemente riscontrati febbre alta e tosse.
 
Ho una novità importante. Si sta parlando molto in questi giorni, di una fiera del gelato a Rimini a fine gennaio. Si parla di stand di Codogno e Whuan vicini. In questo articolo c'è una replica piuttosto piccata, ma qualche dubbio resta: https://www.tgcom24.mediaset.it/cro...and-di-codogno-e-wuhan_16596881-202002a.shtml
Ricapitolando: Rimini, una coincidenza. Whuan, seconda coincidenza. Codogno, terza coincidenza. Tre indizi non fanno una prova. O forse sì? Boh
 
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A tutte le istituzioni europee in mano alla governance tedesca, SORDE al cospetto delle istanze nostre e di altre realtà economicamente più deboli, vorrei strillare:

HA FATTO PIU’ DANNI LA GERMANIA NAZISTA DEL COVID-19



La Germania rischia di far passare la voglia di Europa unita anche ai più convinti europeisti. sono riusciti a far spazientire Mattarella, figurati. Però noi abbiamo problemi più seri: in tv compaiono personaggetti in cerca d'autore che fanno finta di pregare e recitano l'eterno riposo. Io non sono credente, ma mi chiedo: la preghiera non dovrebbe essere un qualcosa di intimo?
 

Francesco Mongiello

Consulente Web Marketing Turistico & Social Media
Staff Forum
ma vogliamo parlare dei dati sospetti dei morti in Cina? Qualcosa non torna

Un giornale cinese stima che il numero dei decessi nella città epicentro dell’epidemia sia stato almeno dieci volte più alto della stima ufficiale. E una radio calcola che i caduti siano in realtà 42.000

5.000 urne sono state fornite questa settimana in un solo giorno all’agenzia mortuaria Hankou, una delle otto di Wuhan. In totale, le otto agenzie avrebbero cominciato a consegnare dal 23 marzo 3.500 urne al giorno ai parenti, con l’obiettivo di concludere il lavoro il 3 aprile e consentire ai superstiti di celebrare degnamente Qingming.
Dodici giorni, per 3.500, farebbe 42.000 vittime, calcola Radio Free Asia.
Circola la voce che durante la crisi siano stati fatti affluire nella città assediata dal virus addetti alla cremazione da altre parti del Paese, per tenere gli impianti in funzione 24 ore su 24.
 
La Germania rischia di far passare la voglia di Europa unita anche ai più convinti europeisti. sono riusciti a far spazientire Mattarella, figurati. Però noi abbiamo problemi più seri: in tv compaiono personaggetti in cerca d'autore che fanno finta di pregare e recitano l'eterno riposo. Io non sono credente, ma mi chiedo: la preghiera non dovrebbe essere un qualcosa di intimo?
se poi fatta sugli anonimi terrazzi di periferie contaminate...
 
i conti non tornano. effettivamente burioni - per carità, non è la bibbia - parla di altre cifre, per ciò che riguarda i contagi. https://www.iltempo.it/cronache/202...morti-germania-1305593/#.XoLvWIpFbm4.whatsapp

Sui morti in Cina anche io nutrivo seri dubbi. Ora si comincia a diradare la nebbia. Dispiace molto per gli altri morti che ci saranno in Cina: mi riferisco ai componenti della redazione che ha divulgato la notizia delle urne cinerarie.
Sullo studio inglese, c'è poco da aggiungere: prima fanno gli "sboroni" e prendono una topica colossale e poi si permettono di fare i maestrini. Tra lui (Germania) e lei (Inghilterra) sceglier non saprei
 
Conoravirus: l’Olanda dice no agli eurobond, ma è un paradiso fiscale che all’Italia costa decine di miliardi di euro
La Germania gioca in difesa, nella partita sui coronabond – obbligazioni una tantum per tamponare l’emergenza economica innescata dalla pandemia globale – sono gli olandesi a recitare la parte dell’ariete impegnato a scardinare ogni richiesta italiana. Una presa di posizione dura, ma poco lungimirante come ha sottolineato al quotidiano olandese De Telegraaf, Nout Wellink, ex presidente della Banca centrale olandese: “Non saremo più un nord ricco se tutto il sud cadrà”. D’altra parte i conti sono presto fatti: gli eurobond una tantum potrebbero costare ai contribuenti olandesi 10-15 miliardi di euro; mentre ogni anno l’erosione fiscale ai danni dell’Italia è nell’ordine dei 20 miliardi di euro. Tasse che dovrebbero essere pagate in Italia, ma che grazie alla politica fiscale aggressiva dei Paesi Bassi prendono la strada del nord. Arricchendo gli azionisti e le casse del fisco olandese.
Un problema affrontato anche a livello comunitario, ma ai richiami della Ue, l’Olanda ha risposto con un’alzata di spalle. “La lotta contro la pianificazione fiscale aggressiva è essenziale per rendere i sistemi fiscali più efficienti ed equi, come riconosciuto nella raccomandazione del 2019 relativa alla zona euro” si legge nelle raccomandazioni Ue all’Olanda dello scorso anno dove si sottolinea anche che “gli effetti di ricaduta delle strategie aggressive di pianificazione fiscale tra Stati membri richiedono un’azione coordinata delle politiche nazionali a completamento della legislazione dell’UE”.
Sulla carta, i Paesi Bassi hanno adottato misure per fronteggiare tali strategie, “ma l’elevato livello dei dividendi, delle royalty e degli interessi versati tramite i Paesi Bassi indica che la normativa tributaria del paese è impiegata dalle imprese impegnate nella pianificazione fiscale aggressiva”. E ancora: “La mancanza di ritenute d’imposta sui pagamenti in uscita (ossia effettuati dai residenti dell’UE verso paesi terzi) di royalty e interessi può comportare un’elusione fiscale totale se tali pagamenti non sono soggetti a imposizione nella giurisdizione del beneficiario”.
Insomma, un vero paradiso fiscale. Anche perché l’annuncio di una riforma con l’introduzione di ritenute d’imposta sui pagamenti di royalty e interessi in caso di abuso o di pagamenti verso paesi a basso tasso di imposizione, è rimasto sulla carta. E persino il National bureau of economic research di Cambridge definisce i Paesi Bassi un paradiso fiscale europeo alla stregua di Irlanda, Belgio, Lussemburgo, Malta e Cipro: gli americani calcolano che circa 600 miliardi di dollari di utili (base imponibile) abbiano lasciato il Paese d’origine per volare verso Paesi “più accondiscendenti”. Dublino con 100 miliardi sarebbe la meta preferita seguita da Singapore e dall’irriducibile Olanda. Di più: circa il 35% della somma, 210 miliardi, arriverebbe direttamente dai Paesi europei.
“Secondo le nostre stime – si legge del documento di Nber – lo spostamento dei profitti da un Paese all’altro da parte delle multinazionale riduce gli introiti fiscali aziendali all’interno dell’Unione europea di circa il 20%”. Come a dire che per ogni 100 euro di utile aziendale, 20 ne vengono drenati dai paradisi fiscali.
Lo scenario, all’interno della Ue, è lo stesso da anni. Da un lato ci sono grandi paesi che per mantenere il loro livello di spesa pubblica hanno importanti esigenze di gettito fiscale, dall’altro c’è chi usa la leva fiscale e attirare nuovi investimenti. Con un sacrificio che spesso è inferiore ai benefici: in Italia – il Paese dove le imprese pagano le tasse più alte – il gettito fiscale delle aziende arriva al 14% del totale. Tradotto: se uno sconto sulle tasse si traduce in più investimenti e posti di lavoro, la ricaduta sul Paese è positiva con un aumento dei consumi e del Pil, ma se ciò non accade il danno è doppio. E all’interno della Ue i paesi con la tassazione più altra (Francia e Italia) sono quelli a subire le perdite più pesanti. Alla fine del 2016, tra le note del Def, il ministero dell’Economia aveva calcolato che solo all’Italia mancano almeno 31 miliardi di base imponibile. E di conseguenza 10 miliardi di gettito fiscale: soldi che, invece, sono entrati nella casse erariali dei paradisi fiscali europei.

https://it.businessinsider.com/cono...e-allitalia-costa-decine-di-miliardi-di-euro/
Non sono un esperto di economia, ma ritengo i paradisi fiscali qualcosa di sporco, altro che paradiso.
Ci può stare, esistono ed esisteranno. Ma non credo sia concepibile averli nell'Unione europea. Mi sa di concorrenza sleale verso altri Paesi. Del resto Fiat, Exor, Mediaset e compagnia cantante se ne sono andati in Olanda. Troppi squilibri, questo è uno dei tanti.
La crisi da coronavirus rischia davvero di provocare un terremoto nell'Unione. Del resto in tanti lo dicevano da tempi non sospetti: la moneta unica non basta.
Senza un'unione politica non si va da nessuna parte. E - ahimè - i tempi non sembrano affatto maturi, per buona pace di Altiero Spinelli e del Manifesto di Ventotene. Fondamentalmente ci stanno sempre i crucchi di mezzo a rompere le uova nel paniere.
 
Siamo a Pasqua e a rimetterci è sempre l’agnello


Ci siamo detti:"Ci sono 480.000 abitanti nel nostro dipartimento; abbiamo 40.000 agnelli in vendita, beh,...sputiamo fuoco!" parole di Stéphane Chetrit, presidente della società cooperativa agricola Alleanza ovina del Bearn.

“Per ordinare una scatola da 6,5 kg di zampe, spalle o costole, è sufficiente registrarsi sul sito e poi venire e ritirarli in auto”. “Abbiamo circa 45 punti vendita nel dipartimento a una distanza di 15 km l’uno dall'altro. Non vi basta?”

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