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Hotels leggendari nel mondo

#1
Hotel leggendari
(breve preambolo)

In questa sezione ci occuperemo, visto che è un forum sul turismo, degli alberghi nel mondo, in attività o non più, che hanno influenzato significativamente il modus vivendi di una popolazione e che hanno costituito un fulcro per le relazioni umane, politiche, culturali, ed i commerci: alberghi senza i quali, insomma, le ripercussioni positive sulla società non sarebbero state così significative.
Sgombriamo il campo dagli equivoci: un hotel lussuoso non è necessariamente un hotel leggendario. Il lusso sarebbe solo un valore aggiunto ma non discriminante.
Di hotel lussuosi, opulenti e sfarzosi ne è pieno il mondo e non saranno oggetto della nostra attenzione qui. Noi personalmente crediamo che lo sfarzo fine a se stesso sia semplicemente volgarità, cattivo gusto, pacchianeria, arroganza cafone, mentre l'eleganza è pura sobrietà, nel rispetto dell'armonia delle forme (sempre nella nostra opinione).
(continua...)
 
#2
I had to stop for the night (Eagles 1976)
Certamente il viandante si trovò improvvisamente catapultato presso l'Hotel California tra un misto di luci psichedeliche e odore di cannabis. Si era al centro della mondanità della città degli Angeli (Los Angeles) in un'epoca di facile edonismo, tutto il contrario di ciò che furono le premesse del concerto di Woodstock, invece non lontano da Albany (NY).
L'ovest del sogno americano versus l'Est delle riserve indiane (il controcanto).

un saluto a tutti i viandanti
 
Ultima modifica:
#3
Gli olandesi da sempre hanno un inscindibile rapporto col mare. Diverse sono le ragioni, tra queste la difesa dei propri confini. Da qualche anno, ancorata nel porto di Rotterdam, c’è una nave ammiraglia appartenente alla flotta della compagnia Holland-America Line, una delle principali linee per il trasporto di immigrati dall'Europa agli USA (tale flotta ha trasportato in America almeno 850.000 migranti del mare. Soltanto sul finire del secolo scorso, dopo 50 anni di onorata vita marittima, per l’ammiraglia (vedi foto allegata) avvenne l’ultimo ancoraggio in rada .

Oggi essa ospita un Hotel galleggiante con 254 camere, ognuna di esse con una diversa combinazione cromatica.
Hotel Hollanda-.jpg
 
#4
Oriental Hotel, Bangkok

Come conseguenza del trattato Bowring stipulato il 18 aprile 1855, in sostituzione del trattato Burney del 1826, l'allora Regno del Siam apriva al commercio con le potenze economiche e militari occidentali.
Un punto logisticamente valido per incontri d'affari o semplicemente di ristoro fu individuato sulle rive del Chao Phraya ( o Menam) da due americani, Dyers e Barnes, e lì aprirono un albergo e lo chiamarono Oriental.
Nel 1865 un incendio distrusse decine di edifici, compreso l'Oriental.
Alcuni anni dopo dei capitani di vascello danesi fecero costruire un nuovo hotel al posto di quello bruciato che, oltre all'alloggio, offriva anche servizi extra come pasti, noleggio imbarcazioni, giornali, bar e bagni.
Nel 1870 fu deciso di aprire una nuova ala ma solo nel 1876 si considerò ufficialmente nato l'Oriental Hotel.

(segue...)
 
#5
Nel 1881 H.N.Andersen, un industriale danese, compra l'hotel. Cardu e Rossi, architetti italiani in Siam, furono incaricati del restiling. Il primo hotel di lusso del Siam fu inaugurato nel maggio del 1887.

General_Manager.jpg
Il Sig. Jan D. Goessing, General Manager dell'hotel
 
#6
Nel 1881 H.N.Andersen, un industriale danese, compra l'hotel. Cardu e Rossi, architetti italiani in Siam, furono incaricati del restiling. Il primo hotel di lusso del Siam fu inaugurato nel maggio del 1887.


Davvero esemplare l'apporto italico in seno alla storia dell'architettura in Estremo Oriente.
A Fukuoka (Japan) il nostro Aldo Rossi disegnò e poi realizzò tra il 1987 e il 1989, di concerto con i colleghi del famoso studio Morris Adjimi di New York, il PALAZZO.
Pur trattandosi di un hotel senza un'invidiabile leggenda che lo supporti, esso veicola un motivo architettonico di grande rilievo: il suo rapporto con il Suolo.
Difatti il basamento del Palazzo somiglia a un podio olimpico; in tutto ciò trova ragion di vita un automatico rapporto con l'orografia (il sollevarsi dal terreno circostante) che agli occhi del visitatore dà l'impressione di leggerezza...

FukuokaHotel.jpg
 
#7
Addirittura, Raffaello carissimo, segnatamente alla Thailandia l'apporto italiano allo sviluppo economico, militare e culturale è stato fondamentale. Pochi italiani ne sono a conoscenza, e i thailandesi ancora meno, ma tu forse ne sei al corrente.
L'organizzazione militare di questa nazione si deve al nostro colonnello Gerolamo Emilio Gerini. Il fiorentino Corrado Feroci, naturalizzato Silpa Bhirasi, è stato il fondatore della Silpakorn University, ed il padre dell'arte moderna thailandese. La stazione ferroviaria di Hua Lampong a Bangkok è attribuita a Mario Tamagno, ed è pressochè identica a quella di Torino.
Si potrebbero riempire pagine e pagine, ma questo non è il posto adatto...
 
#8
Addirittura, Raffaello carissimo, segnatamente alla Thailandia l'apporto italiano allo sviluppo economico, militare e culturale è stato fondamentale. Pochi italiani ne sono a conoscenza, e i thailandesi ancora meno, ma tu forse ne sei al corrente.
L'organizzazione militare di questa nazione si deve al nostro colonnello Gerolamo Emilio Gerini. Il fiorentino Corrado Feroci, naturalizzato Silpa Bhirasi, è stato il fondatore della Silpakorn University, ed il padre dell'arte moderna thailandese. La stazione ferroviaria di Hua Lampong a Bangkok è attribuita a Mario Tamagno, ed è pressochè identica a quella di Torino.
Si potrebbero riempire pagine e pagine, ma questo non è il posto adatto...
egregio collega di Viaggio,
per fortuna sua il Silpa Bhirasri se ne andò in Thailandia nel '23.
Qui da noi a quei tempi calò il sipario delle libertà fondamentali.
Un bel tema quello dell'arte da Lui introdotta e praticata (penso al Democracy Monument, tanto per fare un dispetto ai nostalgici di casa nostra).
Grazie del suggerimento: un toscano che non conoscevo! Pensa che alcuni commenti lo presentano come il Dean della Scultura, secondo te si riferiscono al James, o a Liside?

serate tranquille
 
#9
Sicuramente al James:D, idolo della mia adolescenza, da qui l'avatar. Liside invece è l'anagramma del mio cognome, nick che mi fu affibbiato in gioventù da un mio amico carissimo geniale, poeta ditirambico per vezzo, sognatore per professione e impiegato della dogana per necessità, a causa della mia passione per la filosofia.:)
 
#10
Anno 1949 siamo a Gardone Riviera: la guerra mondiale è finita ed anche gli strascichi polemici di Yalta; un uomo very british è ospite del Grand Hotel sul lago. Gardone2.jpg

Lui è Winston Churchill, sorpreso non poco da codesto video: https://www.youtube.com/watch?v=Xht3w7MjESE

Il Winnie’s Bar dell’albergo di Gardone prende il nome da un appellativo dello statista.

Nella foto St Martin's Church, a Bladon nell’Oxfordshire.
Qui nel piccolo cimitero si trova la tomba di Winston Churchill
The-Parish-Church-of-St-Martin-Bladon-England.jpg
 
#11
Oriental Hotel, Bangkok

Nel 1892 cambiò la gestione e divenne proprietario Louis Leonowens, il figlio di Anna: ricordate il film "Anna and the King" (censurato in Thailandia)?
Ci fu poi un continuo e fugace cambio di proprietà fino a quando, nel 1910, lo acquistò Marie Maire che ne rivoluzionò la gestione.
Mise il marito a gestire il bar, ridecorò tutte le camere, assunse un bravo cuoco francese e rese gratuiti tutti i concerti.
L'anno successivo fu prenotato da tutti i regnanti che presero parte all'incoronazione di re Rama V. Persino Peter Carl Faberge,' che allestì una mostra dei suoi gioielli, poichè era alla corte dello zar di Russia.
(continua...)
 
#12
Oriental Hotel, Bangkok

Lo scrittore Somerset Maugham arrivò a Bangkok nel 1923 e alloggiò all'Oriental durante la gestione di Marie.
Vi ritornò nel 1925 e, durante questo periodo, scrisse "The Gentleman in the Parlour. A Record of a Journey from Rangoon to Haiphong". Non si trovò bene in questo hotel, anche perchè, ammalatosi gravemente di malaria, udì casualmente una conversazione tra la Marie e il medico che l'aveva in cura in cui la proprietaria dell'albergo invitava il medico a trasferirlo in ospedale perchè non voleva che morisse in hotel. Somerset sopravvisse, ma sconsogliò l'albergo a Noel Coward, che optò per il Phya Thai Palace Hotelquando si recò a Bangkok nel 1930.
(continua...)
 
#13
Oriental Hotel, Bangkok


Lista dei principali scrittori che vi hanno alloggiato:

  • Somerset Maugham
  • John Le Carré, qui terminò The Honourable Schoolboy
  • Joseph Conrad
  • Noel Coward
  • Graham Greene
  • Victor Hugo
  • Henrik Ibsen
  • Leo Tolstoy
  • Thomas Hardy
  • Henry James
  • Oscar Wilde
  • Arthur Conan Doyle
  • Ernest Hemingway
  • Evelyn Waugh
  • James Michener
  • Barbara Cartland
  • George Orwell
  • Fyodor Dostoyevsky
  • Rudyard Kipling
  • George Bernard Shaw
  • Maxim Gorky

(continua...)
 
#14
Oriental Hotel, Bangkok


Lista dei principali scrittori che vi hanno alloggiato:

  • Somerset Maugham
  • John Le Carré, qui terminò The Honourable Schoolboy
  • Joseph Conrad
  • Noel Coward
  • Graham Greene
  • Victor Hugo
  • Henrik Ibsen
  • Leo Tolstoy
  • Thomas Hardy
  • Henry James
  • Oscar Wilde
  • Arthur Conan Doyle
  • Ernest Hemingway
  • Evelyn Waugh
  • James Michener
  • Barbara Cartland
  • George Orwell
  • Fyodor Dostoyevsky
  • Rudyard Kipling
  • George Bernard Shaw
  • Maxim Gorky

(continua...)
tra quelli in elenco non credevo che lo scrittore di Doll's House potesse aver alloggiato in Thailandia, ergo penso alla sua Nora che ha continuato a gridare ad alta voce il suo gesto di ribellione, il grido di una donna che ha preso coscienza di sé e non vuole più tornare indietro.
 
#18
Oriental Hotel, Bangkok

Nel 1947 il leggendario Jim Thompson e Germaine Krull comprano l'Oriental.
Poco dopo Thompson, in contrasto con la Krull, lasciò la partnership. Fu costruita una nuova ala e aperto un bar, il Bambino Bar, che divenne il più famoso di tutto il reame.
Fu installato il primo ascensore di tutta la Thailandia nell'Ala Giardino (10 piani) dove trova posto il mitico ristorante Normandie.
Nel 1967, per timori di carattere politico, la Krull mise in vendita l'hotel.
Già negli anni 50 nel reame esisteva la Italthai, una società impegnata nel campo mercantile e poi ampliatasi a largo spettro di attività, fondata dal genovese Giorgio Berlingieri e dal thailandese dottor Chaijudh Karnasuta, uomo di poche parole.
Un giorno il dottor Karnasuta telefonò al Berlingieri: " C'è un albergo in vendita", lo informò.
"Per carità", rispose il Giorgio nazionale, "acquistare un hotel è l'ultima cosa che farei nella vita..."
"Si tratta dell'Oriental" replicò asciutto Karnasuta.
"Perchè non lo hai detto subito?" lo rimproverò il Berlingieri.
(continua)
 
#19
Oriental Hotel, Bangkok

Nel 1967 Berlingieri assunse Kurt Wachtveitl, allora trentenne, in qualità di direttore generale, e l'hotel prese il volo.
Nel 1972 fu costruita la River Wing, costituita da 350 camere.
Attualmente fa parte del Mandarin Oriental Hotel Group.
Che dire ancora...Certo, Norbert Kostner, da Ortisei, executive chef dei nove ristoranti dell'Oriental! Ai suoi ordini circa 140 cuochi, scusate se è poco.... (Attualmente non so se sia ancora in attività)
Insignito della Legion d'Onore qualche anno fa. Introdusse alcune spezie italiane in Thailandia, tra cui il prezzemolo.
(continua)
 

Allegati

#20
Oriental Hotel, Bangkok

Alloggiai all'Oriental alla fine degli anni 80 o inizi anni 90, circa, approfittando di una offerta di un Tour Operator (volo + hotel) a 90.00 dollari statunitensi a notte, inclusa la prima colazione. Soggiornai 3 notti.
Oltre mille impiegati, un maggiordomo che non vedi e che sbuca dal nulla appena ne hai bisogno 24 ore su 24 (ogni 5 camere) senza chiamarlo, un valletto a disposizione di chi vuole fare shopping, dalle 08:00 alle 14:00, al costo supplementare di circa 30.00 dollari americani al giorno.
Per i detrattori ed i cafoni un hotel sopravvalutato, a mio parere un hotel elegantissimo e discreto, pieno di charme ed atmosfera, intriso di storia e di cultura.
Chi ci è stato lo sa.
Arrivammo, noi del Tour Operator a prezzo stracciato, da Don Muang con il pulmino del Turismo Thai, di mattina per depositare i bagagli, come le comitive "budget" dei 4 stelle nostrani, parenti poveri dei clienti VIP.
Vi assicuro che fummo trattati in maniera regale, e con educazione estrema, alla stregua di tutti gli altri.
Mi piace ricordare che non ho mai usato le mani. Dai "Bell Boys" dell'ingresso fino alla porta della camera c'era sempre qualcuno che le usava al posto mio.
La sera, prima di andare a letto, mi attardavo sulla River Terrace dell'horel a sorseggiare un margarita, intento ad ammirare i riverberi delle luci dei grattacieli e dei battelli che graffiavano la superficie del placido Menam.
Alcuni anni dopo ritornai su quella terrazza con la mia fidanzata, attuale consorte, dopo una cena su un ristorante-battello.
Ragazzi, non ci crederete, appena seduti e senza ancora ordinare un cameriere sorridente mi servì un margarita, omaggio della Casa: il barman si era ricordato di me, cliente "cheap" di diversi anni prima che vide 3 volte, forse, e che non lasciò alcuna mancia...
Buona vita.
 
#21
Raffles Hotel, Singapore


I fratelli Sarkies, armeni, fondarono il Raffles circa 130 anni fa. Da allora ad oggi ancora detta le regole dell'ospitalità a dispetto della Grande Depressione, l'occupazione giapponese e varie ostili vicende.
L'aspetto più curioso della struttura è il Long Bar, uno dei più famosi di tutto l'Oriente, dove è tradizione sporcare la tavola e il pavimento, (anzi, si viene incoraggiati) come accadeva quando i proprietari di piantagioni malesi vi consumavano alcool e noccioline.
Gli inservienti puliscono solo una volta, di sera, alla chiusura.
(segue...)
 

Allegati

Ultima modifica:
#22
Raffles Hotel, Singapore

L'hotel deve il suo nome in onore di Sir Thomas Stamford Raffles, politico e militare di Albione, che fondò Singapore nel 1819, oggi città-stato.
(segue)
 
#23
Nel 1966 cominciò la sommossa popolare contro la dittatura militare di Rene Barrientos. Siamo in Bolivia.

Ad un anno circa dall'inizio della fase rivoluzionaria, il 9 ottobre del 1967 a La Higuera, viene ucciso lo scrittore guerrigliero e medico Ernesto Guevara de la Serna.

Il Che, quella notte, alloggiava presso la Casa del Telegrafista, un alberghetto attualmente a soltanto 11€ a notte. Un po’ più basso il prezzo di Los Amigos, 10€, con la possibilità di assaggiare anche uno stufato di manzo in vino di Borgogna, il Boeuf Bourguignon. Anche in questa locanda trovò dimora il medico argentino.

A La Paz, invece, è consigliata una sosta all'Hotel Copacabana: il Che alloggiò nella stanza 504, oggetto di visite da ogni parte del globo.

che.JPG
Ernesto Guevara de la Serna
 
#25
WeHo, ai piedi di Hollywood Hills, in California, al civico 8401: l’Andaz West Hollywood Hotel, soprannominato The Riot House: negli anni Sessanta e Settanta è stato il quartier generale di band leggendarie come i Rolling Stones, i Led Zeppelin, The Who e i Doors.
Vi alloggiavano e, soprattutto, facevano parlare di sé per le feste ad alto tasso alcolico e per le stanze distrutte. Si racconta che il batterista John Bonham dei Led Zeppelin abbia guidato la sua motocicletta nella hall dell’albergo e che Jim Morrison, sia stato cacciato per essersi pericolosamente appeso fuori da una finestra dell’hotel. Oggi è un albergo elegante e comodo con vista mozzafiato su Los Angeles dalla terrazza panoramica.
 
#27
Lago Maggiore. Addio all'hotel che ospitò la nazionale di Vittorio Pozzo in ritiro: diventerà un residence
L'Alpino Fiorente ospitò la selezione bicampione mondiale sia prima del successo italiano del 1934, che in quello ottenuto in Francia, quattro anni dopo. Aperto nel 1910, ospitò i Savoia e celebrità quali Arturo Toscanini e Wanda Osiris

19 maggio 2020

Addio all'albergo della Nazionale due volte campione del mondo: il consiglio comunale di Gignese, piccolo comune sulle pendici del Mottarone nella provincia del Verbano-Cusio-Ossola, sopra al Lago Maggiore, ha dato il via libera alla trasformazione in complesso residenziale della storica struttura alberghiera dell'Alpino Fiorente passato alla storia per aver ospitato il ritiro della Nazionale di calcio campione del mondo con il CT Vittorio Pozzo prima dei mondiali del 1934 e del 1938. L'albergo, aperto nel 1910 fu scelto dallo staff della Nazionale prima delle gare dell'allora "Coppa Rimet" per le condizioni climatiche ideali per la preparazione atletica. Gignese era allora una meta turistica molto chic.

Gli alberghi (l'Alpino Fiorente non era l'unico) erano frequentati dai reali di casa Savoia, e da personaggi del mondo della cultura e dello spettacolo come Arturo Toscanini, Wanda Osiris, Mario Soldati. Dopo il successo nel 1934, Pozzo riportò a Gignese il gruppo nel 1938, per la preparazione del mondiale di Francia, vinto ne 1938. L'albergo ha continuato a funzionare fino al 2017, e da allora è chiuso e abbandonato. La ristrutturazione lascerà intatta la struttura esterna, e ricaverà una serie di appartamenti sugli oltre 1500 metri quadrati di superficie.

https://www.repubblica.it/viaggi/20...nce-257054956/?ref=RHPPBT-VV-I0-C4-P7-S1.4-T1
 
#28
Hotel Chateau Marmomt, Los Angeles

Storia e storie dello Chateau Marmont
È uno degli hotel più famosi al mondo, su una delle strade più famose al mondo, e in novant'anni ci sono passate alcune delle persone più famose al mondo
di Gabriele Gargantini

A Hollywood, non lontano dalla scritta sulla collina, c’è da novant’anni lo Chateau Marmont: uno degli hotel più famosi al mondo, di certo quello che ha ospitato più rockstar, divi di Hollywood, scrittori, artisti e celebrità varie. Lo Chateau Marmont è a nord di Los Angeles, dove finiscono le case e inizia il verde della collina; all’incrocio tra la Marmont Lane, la piccola via da cui prende il nome, e il Sunset Boulevard: “il viale del tramonto”, una delle strade più note al mondo. Per essere più precisi, si trova sul limite orientale della Sunset Strip, la parte più nota e vivace del Sunset Boulevard.
La posizione, insomma, è ottima. Nel bel mezzo di Hollywood, ma vicino al verde; e comunque a solo mezz’ora di macchina da LAX, l’aeroporto di Los Angeles. Più che per questo, lo Chateau Marmont è però diventato quel che è per chi ci è passato e per le tante storie che ha ospitato, da Bette Davis fino a Lindsay Lohan.
Lo Chateau Marmont è il luogo in cui artisti e star andavano e ancora vanno per sfasciarsi o riposarsi. Perché è fico ma anche un po’ decadente; e perché è noto, da quasi un secolo, per la riservatezza che garantisce. È uno di quei posti di cui si può dire che quello che succede allo Chateau Marmont, rimane allo Chateau Marmont. Ma in quel posto sono successe così tante storie che non tutto è rimasto lì. In un recente articolo scritto per Vanity Fair Mark Rozzo ha scritto che l’hotel «ha ospitato una saga di gloria, intrallazzi e disonore, su uno sfondo di turbolenti cicli di declini, rinnovamenti e reinvenzioni». Un posto di cui il produttore cinematografico Harry Cohn disse, rivolto a Glenn Ford e William Holden: «Se dovete mettervi nei casini, fatelo allo Chateau Marmont».

A decidere di costruire lo Chateau Marmont fu l’avvocato e immobiliarista Fred Horowitz. Negli anni Venti Hollywood stava crescendo tanto e in fretta e Beverly Hills, un paio di chilometri a ovest, stava diventando il posto in cui le star prendevano casa. In mezzo non c’era granché e quel che c’era veniva chiamato, scrive Rozzo, «terra di nessuno». Sunset Boulevard c’era già, ma era una strada sterrata e polverosa, con un nome ambizioso e nulla più. Fu lungo quella strada che nel novembre del 1926 Horowitz comprò due ettari di terreno. Poi andò da suo cognato, l’architetto Arnold A. Weitzman, con alcune fotografie scattate in Francia, nella Loira, allo Château d’Amboise: un castello in cui era stato Leonardo Da Vinci e dove passarono insieme un po’ di tempo anche Enrico II e Caterina de’ Medici.
La versione californiana di quel castello francese fu realizzata in poco più di un anno e l’1 febbraio 1929 lo Chateau Marmont, alto sette piani, aprì le sue porte. Horowitz aveva pensato ai nomi Chateau Sunset e Chateau Hollywood, ma gli suonavano male. Scelse quindi Chateau Marmont. Al momento della sua apertura, la struttura non era però un hotel: era, come scrisse il Los Angeles Times, «il più nuovo, elegante ed esclusivo complesso di appartamenti della città: in una location perfetta, abbastanza vicino alle attività commerciali ma comunque lontano il giusto, per garantire un po’ di tranquillità». Seppur ispirato a un castello, lo Chateau Marmont era arredato secondo la moda di quel decennio. E comunque, era ed è un edificio che si fa notare. Rozzo ne ha descritto le torrette a punta, i tetti spioventi, le finestre ad arco, le colonne a volta e il rigoglioso giardino: tutte cose che concorrevano a renderla «una genuina fortezza di lusso, fantasia e buon gusto».

Tutto molto bello, insomma. Peccato che pochi mesi dopo l’apertura dello Chateau Marmont arrivò il martedì nero dell’ottobre 1929, il crollo di Wall Street che innescò gli anni della Grande depressione. Gli appartamenti si svuotarono e nel 1931 Horowitz vendette il suo castello ad Albert E. Smith, che lo trasformò in un hotel. Fu negli anni Trenta che lo Chateau Marmont Hotel iniziò a diventare un’istituzione di Hollywood; sopravvisse a una guerra mondiale, a vari terremoti e – soprattutto – al cambiare di epoche e mode.

Negli anni Trenta l’hotel si ampliò acquistando nove cottage e una piscina lì accanto. Ma dal punto di vista strutturale e dell’arredamento non cambiò granché. Nel 1975 due immobiliaristi – Raymond Sarlot e Karl Kantarjian – lo comprarono per un milione di dollari e nel 1990 lo rivendettero per 12 volte tanto a André Balazs, un giovane impresario che aveva fatto soldi a Manhattan. Il New York Times scrisse di lui: «La sua vita è una partita a Monopoly, solo che al posto di case e hotel ci sono locali notturni e hotel, e al posto di Parco della vittoria e Viale dei giardini ci sono New York e Los Angeles». Balazs riuscì nell’impresa di rinnovare l’hotel senza fargli perdere il suo fascino vintage. Dopo aver visto l’hotel rinnovato, l’artista, modella, cantante e scrittrice Eve Babitz disse – decidete voi se con gioia o nostalgia – «non mi veniva più voglia di suicidarmici».

Forse non tutti sanno chi è Babitz, ma non c’è dubbio che chiunque conosca i nomi di decine di persone che hanno alloggiato o vissuto allo Chateau Marmont. Divi e dive degli anni Trenta, James Dean e Leonardo DiCaprio, Francis Scott Fitzgerald e Britney Spears, e poi musicisti di ogni genere: da John Lennon a Bono, passando per Mick Jagger e i Led Zeppelin. Dallo Chateau Marmont è passata così tanta gente così tanto famosa che nessuno nemmeno prova a fare una lista completa, nemmeno il sito dell’hotel.
Allo stesso modo, è impossibile fare un resoconto preciso e affidabile delle varie storie di star che l’hotel ha ospitato. È pieno di libri, articoli di giornali seri, articoli di giornali non seri, podcast, programmi tv e canali YouTube che raccontano storie ambientate nello Chateau Marmont. Alcune si ripetono, altre si contraddicono.

Ci sono però cose che si possono prendere per vere o comunque verosimili, perché raccontate dai diretti interessati e mai smentite. Negli anni Trenta Billy Wilder – sette Oscar in carriera – dormì ad esempio per qualche tempo in un’anticamera dei bagni delle donne, vicino alla piscina. L’hotel era pieno, lui aveva bisogno di un posto e pur di non doverlo cercare altrove convinse lo staff a farsi mettere lì. In seguito disse: «La stanza era piccola, ma aveva sei bagni». Dallo Chateau Marmont passò anche Grace Kelly, e si racconta che nel 1952, mentre lì vicino stava girando Mezzogiorno di fuoco, fosse solita lamentarsi perché, a suo dire, “non ce l’avrebbe mai fatta nel cinema”. Il magnate e regista Howard Hughes visse nell’hotel per diversi giorni, in quasi totale isolamento. Judy Garland suonò il pianoforte nell’atrio, e chissà quanti altri artisti l’hanno fatto negli anni. Allo Chateau Marmont si rifugiò anche John Frusciante dopo essere uscito dal gruppo, i Red Hot Chili Peppers, facendo grande uso di droghe.

Si dice, e di certo non è vero, che uno o più membri dei Led Zeppelin facessero gare in moto tra i corridoi. Si dice che Jim Morrison dei Doors cadde da una finestra: o da un balcone, dipende dalla versione. Si racconta che James Dean fece qualcosa di simile per fare un provino per Gioventù bruciata e secondo alcune versioni il Chateau Marmont è anche il luogo in cui il regista di quel film, Nicholas Ray, ebbe rapporti sessuali con la protagonista Natalie Wood, che aveva 16 anni. Si dice che nell’hotel ebbero una relazione anche Clark Gable e Jean Harlow, proprio mentre lei era in luna di miele con il suo terzo marito.
Nell’hotel passò molto tempo Francis Ford Coppola e nell’hotel sua figlia Sofia scelse di ambientare Somewhere.
Lana Del Rey ci scrisse alcune canzoni e ne parlò in “Off to the Races”, contenuta nel disco Born to Die. Lo Chateau Marmont fa anche una rapida apparizione in La La Land. Qualcuno dice che “Hotel California” degli Eagles parli dello Chateau Marmont, ma non è così. In generale, internet è piena di storie più o meno strambe e sregolate avvenute allo Chateau Marmont: spesso con in mezzo sesso e droga.
Fuori dallo Chateau Marmont ebbe un infarto, non mortale, lo scrittore Francis Scott Fitzgerald. Nell’hotel passò molto tempo anche il fotografo Helmut Newton, morto nel 2004 in un incidente d’auto dopo essere uscito dallo Chateau Marmont.
La morte più famosa è però quella di John Belushi: il 5 marzo 1982, a 33 anni, per overdose.
Dopo la morte di Belushi – poco dopo che lui era diventato «la star del film, del programma tv e della band più popolari del momento» – lo Chateau Marmont ebbe problemi e perse parte della sua attrattiva. Negli anni riuscì a riprendersela e a tornare a essere quello che il giornalista Stinson Carter definì «il posto al pianeta con la più alta percentuale di personalità iconiche», «essenzialmente un club privato per celebrità», un luogo in cui ti poteva capitare di trovare a un tavolino Julia Roberts che chiacchiera con Bono e George Clooney.

Le cose sono però cambiate nei primi anni del nuovo secolo, perché sono nel frattempo cambiati Hollywood e lo star-system. Philip Pavel, per anni general manager dell’hotel, ha detto che le cose cambiarono quando iniziarono ad arrivare personalità come Paris Hilton e «i tabloid degli anni Novanta si trasformarono nei social media degli anni Zero». L’hotel, che aveva fatto della riservatezza il suo forte, dovette avere a che fare, ha detto Carter, con «persone che erano i paparazzi di loro stesse». Rozzo l’ha invece descritto così:

È dove le star si nascondono in pieno sole, gli scrittori si isolano per scrivere (o evitare di farlo) e dove gli idoli del pop fanno festa (o dormono dopo averla fatta). È un circolo di quelli che contano, un po’ motel isolato e un po’ Royal Roost [un noto club jazz di New York, ndr], dove si trovano ragazzi cattivi e persone importanti, bohémienne e gente di cui scrive TMZ, romanzieri e poco-di-buono, artisti eccezionali e anziane signore.​

Britney Spears fu cacciata perché nel 2007 – l’anno in cui fece diverse cose molto strane – creò problemi al ristorante. Lindsay Lohan fu cacciata perché aveva debiti per oltre 45mila dollari. James Franco visse allo Chateau Marmont mentre ristrutturava casa, nel periodo in cui c’era anche Lohan, e raccontò il soggiorno in un confuso articolo pubblicato da Vice. Più di recente lo Chateau Marmont ha ospitato anche Beyoncé e Jay-Z, ed è stato visitato da Fedez e Chiara Ferragni. L’hotel continua comunque a essere il luogo che Oriana Fallaci descrisse come «l’unico elegante in città». O, come ha detto lo scrittore e regista Griffin Dunne: «L’essenza di Hollywood, con un’aura e un’autenticità che non c’è in nessun altro posto».

Lo Chateau Marmont ha 63 camere. A inizio anni Novanta una camera costava in media 150 dollari a notte, ora si parla di almeno 500 dollari, 5.000 per l’attico. La piscina, ben isolata, continua a funzionare e da qualche anno si parla molto bene del bar del ristorante dell’hotel. Le recensioni dicono che i servizi non sono eccezionali e che lo Chateau è curato, ma non lussuoso. Ci sono comunque il servizio in camera a ogni ora, una piccola palestra, la possibilità di avere un personal trainer e un personal shopper, per andare a fare compere in città. Le stanze sono descritte come non molto luminose e «volutamente logore». I bungalow hanno anche delle cucine.
Balazs sta però pensando a una nuova ristrutturazione da affidare alla società francese Studio KO. Intanto si dice che John Krasinski e Aaron Sorkin stiano pensando a una miniserie sull’hotel per HBO, e tra qualche mese uscirà un nuovo libro sullo Chateau Marmont scritto da Shawn Levy: Castle on Sunset, il castello sul tramonto.

ilpost.it
 
#29
Hotel Chateau Marmomt, Los Angeles (2)

Los Angeles, il leggendario Chateau Marmont Hotel diventa un club per pochi
Lo Chateau Marmont, costruito a Los Angeles negli anni Venti e inaugurato nel 1931 al numero 8221 di Sunset Boulevard, è uno degli hotel più celebri del mondo e dal 2021 diventerà un club esclusivo per pochi soci per volere del proprietario André Balazs.Tra le sue pareti ci hanno soggiornato divi di Hollywood, rockstar, icone della moda. Nel bungalow numero 3 fu ritrovato il corpo senza vita di John Belushi, il 5 marzo 1982 e la terrazza della “penthouse”, la stanza numero 64, ha ospitato centinaia di feste e shooting fotografici. Lì vi è stato ambientato “Somewhere”, pluripremiato film di Sofia Coppola del 2010, e appare in alcune scene di “La la land” e “A star is born” oltre che di altre pellicole.

Testo di Massimo Basile
A cura di Martina Tartaglino


https://video.repubblica.it/mondo/l...5573?ref=RHPPTP-BS-I257387636-C12-P10-S4.3-T1
 
#30
Hotel De La Ville, ex casino Saffo, Firenze


Era bello andare da Madama Saffo
sergio manetti
1958, l' anno più infausto del dopo guerra. Quella povera idealista della Merlin pensava di risollevare dal baratro le povere fanciulle sfruttate dai casini, le risollevò ma facendole precipitare ancora più in basso. Che squallore la prostituzione attuale, i benpensanti diranno che i tempi sono mutati e non è più come una volta. Ma me lo dite come si fa ad avvicinarsi, oggi, ad una puttana non sapendo neanche cosa ci capita tra le mani come successe al mio amico Ross, che arrivato a Firenze dal Canada, prese possesso della sua camera all' hotel e chiese al portiere di avere compagnia. Glie ne arrivarono due, travestiti. Era la notte del 4 novembre 1966. Dice la leggenda che gli urli di Ross provocarono l' alluvione. No, una volta, queste cose non succedevano. Si andava al casino, ci si metteva a sedere in una poltrona o in un modesto divanetto, a secondo della categoria scelta per ragioni economiche, e le ragazze erano lì, pronte per noi, con gli attributi bene in vista, poppe e culi al vento. Un bel casinò, come quello di Madama Saffo a Firenze era un salotto. Restavamo per ore, la cassiera sbraitava "o diamo commercio o libera la sala" ma noi, insensibili alle sue imprecazioni, continuavamo a far flanella chiaccherando con le fanciulle, Sonia, Debora, Lucy, Mary, tutti nomi d' arte. Ognuna aveva un suo problema, tutte avevano un figlio in una casa ospitale che andavano a trovare alla fine della quindicina o che ignorava l' attività della mamma, tutte avevano il pappone che amavano e che fregava loro i guadagni, ma sembravano felici, si sentivano benefattrici. E così era, anche se lo stato ne ritraeva un certo guadagno. Era difficile poter partecipare ai loro pranzi collettivi, una grande tavolata, la maitrasse a capotavola, un intrecciarsi di ricordi, di programmi futuri, di speranze. Serenità, tranquillità. Il lavoro era duro, non c' era scelta, c' erano i morbosi ma anche questo "faceva parte del mestiere". E poi, la marchetta semplice impegnava poco o niente, pochi minuti e via. Più dure erano la mezz' ora e l' ora, il cliente voleva giochi erotici particolari, tutta una finzione per far passare il tempo al più presto possibile. Poi la discesa alla sala, il pagamento alla cassiera, il bacino al cliente e via con il nuovo. Ero militare a Como, una puttana s' innamorò di me perchè, diceva, assomigliavo al principe Umberto. Mi avrebbe dato, oltre al resto, anche il cuore. Non ne approfittai e lei rimase con il suo sogno. Oggi c' è una proposta di legge per riaprire le case. Che gioiosa notizia, ne sarà felice anche Indro Montanelli che scrisse un delizioso libro in difesa e in ricordo dei casini. E ne sono felice anche io, purtroppo non più come protagonista, ma come difensore della morale. Forse, ritroverò la ragazza di Como, ormai avanti con gli anni, mi riconoscerà e mi dirà: ti ricordi come ero bella, come era bello? Si, Lucy o Rosy, eri bella ed era veramente bello.
SERGIO MANETTI

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