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Codice identificativo affitti brevi

#1
Il decreto crescita – che piaccia o no – introduce una novità: il codice identificativo affitti brevi.

In pratica da agosto, mi sembra di capire, tutti i dati degli hotel e delle strutture destinate agli affitti brevi finiscono in un database. A tutte queste strutture sarà assegnato questo benedetto codice identificativo che dovrà essere utilizzato sui portali per le prenotazioni on-line.

A cosa serve? A monitorare in maniera più capillare l’offerta? Oppure a facilitare i controlli incrociati dell’Agenzia delle entrate, del Fisco e del Ministero? O, ancora, per contrastare l’abusivismo?

L’intento del legislatore sembra essere proprio questo. La banca dati dovrebbe essere gestita dall’Agenzia delle entrate. Davvero entrerà a regime nel giro di un paio di mesi? Qualche dubbio è lecito.

Ma il quesito che vi pongo - e sul quale vi invito a un confronto – è un altro: per voi è giusto oppure no introdurre questo codice identificativo?

Ad esempio Confindustria Alberghi e Assoturismo Confesercenti sono favorevoli. Non tutti, però, la pensano allo stesso modo.

Parliamone.
 

Saverio Panzica

Esperto
Staff Forum
#2
Riporto, in premessa, una considerazione del Presidente di CONFEDILIZIA - Spaziani Testa, che sintetizza in modo analitico e con precisi riferimenti normativi le criticità dell'emendamento: "Codice identificativo per strutture ricettive e affitti brevi. Viene istituita, presso il Ministero dell’agricoltura e del turismo, una banca dati delle strutture ricettive e degli “immobili destinati alle locazioni brevi”, che dovranno dotarsi di un “codice identificativo” da utilizzarsi in ogni “comunicazione inerente all’offerta e alla promozione dei servizi all’utenza”.
Dato che in Italia non esiste la categoria degli “immobili destinati alle locazioni brevi”, la norma – per come è formulata – impone teoricamente un nuovo adempimento a carico di circa 32 milioni di abitazioni, ma è auspicabile che il Governo provveda ad aggiustare il tiro attraverso il previsto decreto attuativo.
Si tratta dell’ennesimo adempimento in materia di locazioni brevi, che si aggiunge ai numerosi altri previsti da Regioni e Comuni e che conferma – a giudizio di Confedilizia – l’eccessiva pressione normativa su un settore che, oltre a essere volano di sviluppo, rappresenta una modalità con la quale molte famiglie riescono a sostenere gli oneri della patrimoniale Imu-Tasi da 21 miliardi di euro l’anno.

Tutto ciò premesso, voglio ricordare, ad ogni buon fine, che le locazioni turistiche sono disciplinate dalle seguenti norme:
ai sensi dell’art. 1571 del codice civile, dell’art. 1 comma 2 lettera c della legge legge 9 dicembre 1998, n. 431"Disciplina delle locazioni e del rilascio degli immobili adibiti ad uso abitativo", dell’art. 53 del decreto legislativo 23 maggio 2011, n. 79 (Codice del turismo); trattandosi di competenze esclusive dello Stato art. 117 comma 2 lettera L della Costituzione. Dette norme prevedono la predisposizione di contratti per finalità turistica, per l’intero immobile o per parti di esso redatti in forma scritta ai sensi dell’art. 1 comma 4, della citata legge n. 431/1998. Non è prevista la registrazione del contratto se questo non supera i 30 giorni: la durata del contratto deve essere determinata computando tutti i rapporti di locazione intercorsi nell’anno con il medesimo locatario (cfr. circolare Agenzia delle Entrate n. 12 del 16 gennaio 1998 e n. 26/2011).

Purtroppo, da qualche tempo, a seguito di continue pressioni da parte di grandi lobbies, sta maturando un pericoloso paradigma che vorrebbe indicare i gestori di locazioni turistiche/brevi, come abusivi. In realtà le Forze dell'Ordine, giornalmente, svolgono attività di accertamento e di sanzione nei confronti dell'abusivismo ricettivo, ciò significa che i mezzi per contrastare questo triste fenomeno che, di fatto, droga il mercato turistico, già esistono.

Per quanto sopra esposto, mi permetto di proporre a chi di dovere (Governo della Repubblica italiana) quanto segue:
l'eliminazione del predetto emendamento dal "Decreto crescita", in fase di conversione in legge, in modo che non venga penalizzata ulteriormente una categoria di piccoli proprietari che cerca di sopravvivere mettendo a reddito la propria abitazione come previsto dall'articolo 42 della Costituzione.

Allego come già fatto in altri post due mie relazioni sul tema per fare chiarezza sugli aspetti normativi e fiscali delle locazioni brevi/turistiche.
 

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