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L’Unione europea è attenta alla tematica delle pari opportunità e tanto la Commissione quanto il Parlamento sono impegnati per la promozione dell’uguaglianza di genere. La base legale dell’azione comunitaria si fonda sul Trattato CE che, all’art.3, sancisce il duplice obiettivo di eliminare le ineguaglianze e di promuovere la parità tra uomini e donne. L’Art 13 del Trattato, poi, ci dice che il Consiglio, all’unanimità , può adottare i provvedimenti opportuni per combattere le discriminazioni fondate sul sesso.
Il Vertice europeo di Lisbona (2000) aveva delineato la strategia europea per l’impiego e, per la tutela delle pari opportunità, aveva individuato i seguenti obiettivi:
La strategia di Lisbona, tuttavia, non sta producendo gli effetti sperati e la Commissione europea ne sta ridiscutendo le linee guida. Per quanto riguarda la tematica delle pari opportunità, si sta valutando la possibilità di fissare alcuni indicatori comuni e di promuovere una strategia perché l’impatto di genere sia effettivamente contemplato in ogni politica comunitaria.
La DG Occupazione e Affari Sociali della Commissione europea ha elaborato una strategia europea per l’occupazione che si fonda su quattro pilastri:
I problemi individuati nell’ambito del pilastro delle pari opportunità sono i seguenti:
Gli interventi promossi per dare risposte ai citati problemi sono di tre diverse tipologie:
Il Parlamento europeo è attento alla promozione della parità dei generi e, nel 1994, è stata istituita la Commissione parlamentare per i diritti della donna e le pari opportunità al fine di focalizzare su tutte le disuguaglianze di genere che esistevano a livello nazionale e farvi poi fronte con una strategia europea. L’attività di tale Commissione è finalizzata all’applicazione del principio delle pari opportunità in tutti i processi politici e, nella fase attuale, si focalizza principalmente sulla tratta delle donne e la prostituzione. Per quanto concerne i più recenti sviluppi, il 5 marzo 2003 la Commissione europea ha adottato il 7° rapporto sulle pari opportunità , presentando i principali traguardi raggiunti in questo settore nel corso del 2002. Se si sono fatti dei progressi in tema di parità di retribuzione e di conciliazione della vita familiare con quella lavorativa e se si registra un ampio consenso sulla nuova direttiva volta a combattere le molestie sul lavoro, c’è ancora molto da fare per quanto concerne la partecipazione delle donne ai processi decisionali, soprattutto nel settore privato. La Commissaria Anna Diamantopoulopu, responsabile dei settori Occupazione e Affari sociali, ha dichiarato che “la legislazione, da sola, non basta. È necessario che Governi, imprese, amministrazioni, partiti politici, contribuiscano più attivamente per trasformare la parità in una realtà concreta. Sinora gli Stati membri si sono limitati a un consenso formale sulla parità . Questa situazione deve cambiare, sia per le donne, sia globalmente nell’interesse dell’Europa politica ed economica�?. (articolo tratto da diritto.it)