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Le chiamano pipelines

Pubblicato su Articoli e Comunicati,Marketing & Management

31 gennaio 2009

Una volta il punto di forza delle catene internazionali era la standardizzazione. Milioni di persone in viaggio da una nazione all’altra pretendevano modelli di ospitalità e camere riconoscibili, senza sorprese, con identici comfort e medesime atmosfere in ogni città del mondo. L’importante era la continuità del brand, città dopo città. Era ed è tuttora una pipeline di ospitalità. Oggi le catene faticano ad ammetterlo ma sono tanto omologate da non piacere più.
Gli standard di ospitalità sono cambiati e la pipeline è datata, non profuma di fresco, non attira le nuove generazioni.
Per continuare a servire vecchi e nuovi viaggiatori le catene devono quindi:

a.    rigenerarsi, aggiornarsi, riqualificarsi;
b.    convertirsi per apparire diverse;
c.    dare ai propri franchisee nuove opzioni, nuovi prodotti, nuove formule che consentano loro di espandersi e di svilupparsi in altre destinazioni.

Solo l’espansione infatti può assicurare profitti compatibili con le quotazioni di Borsa e il rientro dei capitali dei grandi fondi d’investimento. Nel 2010 una dozzina di nuovi brand saranno pronti per catturare i viaggiatori nati dopo il 1970. Obiettivi palesi di questi brand: aumentare il volume dei fatturati, penetrare nuovi mercati in nuove nazioni, distinguersi dagli altri brand.
La parola al sistema finanziario.

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